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Miscellanea Filesharing e pirateria: “nomi noti” scaricano il copyright

Miscellanea Pubblicato il 23 gennaio 2013

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> Miscellanea Pubblicato il 23 gennaio 2013

A scaricare da internet non sono solo i ragazzi, ma anche il Dipartimento di Giustizia americano, la Disney, la Warner, la Paramout. Ecco cosa ha rivelato un software capace di risalire all’indirizzo IP di chi pratica filesharing. Che sia l’altra faccia di una guerra tra aziende rivali?

Se le pecorelle si smarriscono, il pastore le riporta sulla retta via. Ma che succede se a perdersi è lo stesso pastore?

La lotta alla pirateria informatica vede le major indossare due contrapposte maschere: quella dei sostenitori di una politica aggressiva e colpevolista e, a sorpresa, quella di coloro che scaricano dalla rete. Un software, messo a disposizione dall’azienda informatica Scaneye, ha colto con le mani nel sacco le case di produzione americane mentre prelevavano da TorrentFreak (una community dedicata al filesharing) file protetti dal copyright. Sono stati, infatti, individuati numerosi IP statici (i numeri che indicano la posizione del pc collegato alla rete) riconducibili a famose case cinematografiche e della musica.

Così, stando alle rivelazioni di qualche giorno fa su “Il Fatto”, in casa Paramount Pictures c’è qualcuno che ha cliccato “download” sui film Battle Force, The Hunger Games e Happy Feet 2, della concorrente Warner Bros.

I dipendenti della Disney amano The Fast and The Furious 6 e Step Up Revolution e a numerosi programmi tv. Alla Warner hanno invece scaricato diverse serie televisive mentre alla Sony il personale cerca in rete i videogames.

Il bello, però, deve ancora arrivare.

C’è qualcuno che scarica anche dal Dipartimento di Giustizia americano (sarebbe a dire il nostro Ministero della Giustizia) e dal Parlamento Europeo. In quest’ultimo caso si tratterebbe di file con sottotitoli in svedese (che siano gli europarlamentari del partito pirata svedese?).

Ma come? Non era la pirateria a danneggiare l’industria dello spettacolo e a creare disoccupazione? O che non sia questa una nuova tecnica di spionaggio industriale per fare un po’ di sana concorrenza sleale?


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