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Quante tasse paga una ditta individuale

2 agosto 2018


Quante tasse paga una ditta individuale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 agosto 2018



Aprire una ditta individuale: quali sono le tasse che deve sostenere il professionista. Quali costi ricadono sul lavoratore autonomo tra tasse e spese di gestione della propria attività?

In molti, soprattutto giovani lavoratori, decidono di questi tempi di aprire una Partita Iva, ma alla domanda quante tasse paga una ditta individuale molti arretrano spaventati dalle possibili risposte. Le condizioni in cui versa l’attuale sistema lavorativo nazionale non favorisco di certo l’introduzione dei giovani nel mondo del lavoro. E chi, sfortunatamente, un posto di lavoro lo aveva ma l’ha perduto e non è più così giovane, fatica a vedere la possibilità di una nuova assunzione al suo orizzonte. Una situazione grave e spiacevole, che accomuna gran parte degli italiani. Eppure, per tanti la soluzione si trova nell’apertura di una ditta individuale. Forti delle conoscenze, delle capacità e delle passioni acquisite con lo studio e l’esperienza, si può decidere di aprire una Partita Iva avviando in questo modo un’attività autonoma.

Svincolata da legami con altri soci o datori di lavoro, la ditta individuale permette una grande autonomia nella gestione del proprio operato, permettendo una calendarizzazione del tutto personale delle attività svolte. Tuttavia, non avendo le spalle coperte da un datore di lavoro i costi, le scadenze e la gestione dei clienti ricadono interamente sul professionista. Questo tipo di oneri porta con sé dei costi sia monetari che di tempo impiegati per la loro gestione. Ma in cosa consistono queste spese per chi decide di aprire una ditta individuale? È davvero un’attività semplice e poco onerosa cui tutti potrebbero ambire o c’è qualche lato oscuro?

Quanto costa aprire una ditta individuale

Quando un professionista intende avviare un’attività in proprio, una delle prime domande che sorge è quante tasse paga una ditta individuale.

È bene ricordare che aprire la Partita Iva è un’operazione gratuita. Si pagherà infatti esclusivamente l’operato del commercialista al quale si deciderà di affidarsi (150 Euro circa per la gestione della pratica) il quale si occuperà di compilare e trasmettere all’Agenzia delle Entrate le pratiche necessarie.

A queste spese burocratiche iniziali si dovrà aggiungere anche l’onorario annuale del commercialista per la gestione economica e fiscale della ditta individuale, al fine di avere una contabilità aggiornata e la compilazione delle dichiarazioni dei redditi ogni anno.

Come pagare meno tasse in una ditta individuale

Tuttavia, è possibile effettuare l’apertura di una ditta individuale anche senza avvalersi di un commercialista. In questo caso si dovrà effettuare la Comunicazione Unica di inizio attività. Quest’ultima consente di inviare ogni informazione di carattere fiscale all’Agenzia delle Entrate, di natura previdenziale all’INPS, e di natura assicurativa all’INAIL. Utilizzando la Comunicazione Unica online le uniche spese che si dovranno sostenere per l’operazione sono i diritti di segreteria (18 Euro) e l’imposta di bollo (17.50 Euro).

Al fine di poter aprire una ditta individuale è necessario anche iscrivere la propria attività al Registro delle Imprese della Camera di Commercio. Le attività obbligate all’iscrizione alla Camera di Commercio dovranno sostenere una spesa che si aggira tra i 250 e i 300 Euro, quota che verrà rinnovata annualmente e che si aggirerà tra i 50 e i 100 Euro a seconda della collocazione geografica della propria Camera di Commercio.

Iva e fisco: quanto gravano sul fatturato annuale

Per capire quante tasse paga una ditta individuale normalmente ci si rivolge a un Dottore commercialista.

Annualmente questi fornirà all’imprenditore il quadro di quante il lavoartore andrà a pagare.

Lo Stato, infatti, nel mese di giugno richiede a ciascun cittadino il pagamento delle tasse in base ai redditi percepiti. Lo stesso vale anche per il lavoratore autonomo.

Le imposte che la ditta individuale dovrà versare sono:

IRPEF: ovvero l’Imposta sul reddito delle persone fisiche, un’imposta sul reddito progressiva. Questo significa che aumenterà in modo proporzionale in base all’incremento del proprio reddito.

Si parte da un 23% per i redditi fino a 15000 Euro.

Da 15001 Euro fino a 28000 Euro si paga il 27%.

Da 28001 Euro fino a 55000 Euro si paga il 38%.

Da 55000 Euro a 75000 Euro si paga il 41%.

Oltre i 75000 Euro si paga il 43%.

IRAP: ovvero l’Imposta Regionale attività produttive, determinata dalla base imponibile per l’aliquota vigente nella regione dove si genera il valore netto della produzione (ex Art. 35 del TUIR);

IVA: l’imposta sul valore aggiunto che oggi è pari al 22%, ma che potrebbe salire al 25% dal 1gennaio 2019:

IRES: l’imposta sui redditi delle società, questa non deve essere pagata dalle ditte individuali, ma è bene specificare che la Legge di Bilancio 2018 ha posticipato alle dichiarazioni del 2019 l’arrivo dell’IRI (Imposta sul Reddito Imprenditoriale) grazie alla quale si assimileranno sotto un unico trattamento fiscale IRPEF e IRES. L’IRI dovrebbe ammontare al 24%.

Ma esistono diverse tipologie di Partita Iva che consentono un drastico taglio di questa cifra grazie a particolari condizioni che mirano ad agevolare il mondo del lavoro in Italia, si pensi per esempio alle Partita Iva agevolate o forfettarie le quali consentono un grande risparmio sulle tasse a fronte di un fatturato annuo non superiore a cifre prestabilite. Di queste parleremo meglio più avanti.

INPS Casse professionali e private: Previdenza nella ditta individuale

Alle spese sostenute per il commercialista e le tasse dovute allo Stato, chi decide di aprire una ditta individuale deve tener conto di un ulteriore costo che sarà tenuto a versare annualmente: la Previdenza.

Con il temine Previdenza si fa riferimento al sistema pensionistico che lo Stato o altri enti garantiscono al cittadino. Questo sistema permette di godere della pensione alla fine della propria attività lavorativa, sempre che si siano versati in maniera corretta e continuativa i relativi contributi, pagati in rate trimestrali ogni anno.

I contribuiti da versare annualmente all’INPS variano dal reddito e dal tipo di ditta individuale aperta.

È bene ricordare che per molti professionisti che intendono aprire una ditta individualeesistono delle Casse previdenziali interne ai propri Ordini professionali di riferimento (avvocati, giornalisti, medici…).

Per coloro che non fossero iscritti a un Ordine professionale, si dovrà far riferimento all’INPS e nella quasi totalità dei casi alla sua Gestione separata. Esistono inoltre dei sistemi di Previdenza privati integrativi ai quali ci si potrà affidare se lo si ritenesse conveniente.

Il regime forfettario agevolato

Come accennato sopra, esistono delle agevolazioni fiscali se si volesse aprire una Partita Iva nel regime forfettario agevolato, anche detto dei minimi.

Per poter essere all’interno di tale regime è necessario però attenersi ai seguenti minimi reddituali annuali:

  • 30 mila Euro annui per professionisti, artigiani, imprese e ambulanti
  • 40 mila Euro annui solo per ambulanti di prodotti alimentari e bevande
  • 50 mila Euro annui per alberghi, ristornati e commercianti

All’interno di questo regime fiscale, l’imponibile che si dovrà affrontare sarà una semplice percentuale del proprio fatturato, la quale consiste nel 15% di quest’ultimo.

note

Autore immagine: pixabay.com

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