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Come rifiutare un trasferimento di sede

11 Agosto 2018


Come rifiutare un trasferimento di sede

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 Agosto 2018



Trasferimento di sede del lavoratore: in quali casi si può disporre il trasferimento di sede del lavoratore e come ed entro quali termini il trasferimento ritenuto illegittimo può essere impugnato.

Hai ricevuto una comunicazione del tuo datore di lavoro con la quale ti informa che sei stato trasferito dalla tua sede di lavoro attuale ad un’altra? Ritieni che il tuo trasferimento sia illegittimo? Vuoi sapere come rifiutare il trasferimento di sede? Prima di tutto devi sapere che il datore di lavoro nell’esercizio dell’attività d’impresa ha un potere direttivo nel cui ambito rientra anche il potere di trasferire il lavoratore da una sede di lavoro ad un’altra [1]. Tuttavia, il datore di lavoro non può esercitare tale potere in modo arbitrario, cioè senza validi motivi, al contrario, il trasferimento del lavoratore può avvenire solo sulla base dei motivi stabiliti dalla legge. In caso contrario, il trasferimento disposto senza il rispetto dei presupposti previsti dalla legge è da ritenersi illegittimo. Se ritieni di vivere una situazione simile, eccoti di seguito una guida su come impugnare il trasferimento illegittimo.

Quando può essere disposto il trasferimento di sede?

Innanzitutto vediamo quando e perché può essere disposto il trasferimento del lavoratore. Il lavoratore può essere trasferito da una unità produttiva ad un’altra solo in presenza di determinate condizioni che devono consistere in ragioni tecniche, produttive e organizzative[2]. La prova della loro esistenza è a carico del datore di lavoro[3]Laddove tali ragioni non sussistano, non siano provate o siano un semplice pretesto usato dal datore di lavoro nei tuoi confronti la legge ti consente di rifiutare il trasferimento. Pertanto, il trasferimento per poter essere validamente rifiutato deve essere ingiustificato o illegittimo. I motivi del trasferimento non possono essere sindacatdal giudice: il giudice non può entrare nel merito delle scelte del datore di lavoro ma può solo verificare se i motivi siano reali oppure no, siano arbitrari o pretestuosi. Il trasferimento quindi può avvenire solo in presenza di ragioni oggettive. È il caso per esempio di chi svolguna particolare mansione, con una specifica qualifica, insieme ad un collega nella sede X venga trasferito per ricoprire lo stesso incarico nella sede Y dove una figura con la qualifica richiesta sia assente e la mansione non possa essere svolta da nessun altro lavoratore; il caso in cui l’azienda stia chiudendo uno stabilimento e nella riorganizzazione aziendale trasferisca parte del personale in un altro stabilimento del territorio; sebbene tale prassi a volte possa anche consentire la conservazione del posto di lavoro, laddove in luogo del licenziamento venga disposto e accettato il trasferimento.

Come rifiutare il trasferimento?

Ma veniamo all’ipotesi in cui le ragioni del trasferimento descritte sopra non sussistano, non siano provatsiano solo un pretesto. In questi casi il trasferimento è illegittimo e può essere rifiutato, vediamo come. La disciplina del trasferimento ha sempre seguito per analogia quella del licenziamento, pertanto, in caso di trasferimento il lavoratore aveva la possibilità entro 15 giorni dalla comunicazione del trasferimento di chiedere al datore di lavoro i motivi dello stesso; il datore di lavoro entro 7 giorni dalla richiesta doveva comunicare i motivi al lavoratore[4]Ebbene la disciplina attuale[5] prevede espressamente che in caso di licenziamento, quindi anche in caso di trasferimento di sede del lavoratore, la motivazione deve essere contestuale alla comunicazione del trasferimentoPertanto non è necessario seguire la procedura che prevede il termine di 15 giorni per la richiesta dei motivi del trasferimento e di 7 giorni per la comunicazione degli stessi da parte del datore di lavoro. Ciò comporta che il lavoratore che si veda recapitare una comunicazione con la quale viene disposto il suo trasferimento, priva dell’indicazione dei motivi può impugnare il trasferimento sin via stragiudiziale davanti alla Direzione Territoriale del Lavoro con ricorso davanti al Tribunale in funzione di Giudice unico del Lavoro.

Di Nicola Masia

note

[1]Cfr. Artt. 2086 e 2094 Cod. Civ.;

[2]Art. 2103 co. 8 Cod. Civ. Il lavoratore non può essere trasferito da un’unità produttiva ad un’altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.”; cfr. anche l’art. 1182 Cod. Civ. “Se il luogo nel quale la prestazione deve essere eseguita non è determinato dalla convenzione o dagli usi e non può desumersi dalla natura della prestazione o da altre circostanze, si osservano le norme che seguono.”

[3]Art. 2697 Cod. Civ. “Chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento. Chi eccepisce l’inefficacia di tali fatti ovvero eccepisce che il diritto si e’ modificato o estinto deve provare i fatti su cui l’eccezione si fonda.”

[4]Art. 2 co. 2, L. 604/1966, “il prestatore di lavoro può chiedere, entro 15 giorni dalla comunicazione, i motivi che hanno determinato il recesso: in tal caso il datore di lavoro deve, nei sette giorni dalla richiesta, comunicarli per iscritto.” (prima della modifica ai sensi della l. 92/2012).

[5]Art. 2 co. 2, L. 604/1966 così come modificato dall’art. 1 co. 37 L. 92/2012 ai sensi del quale: ”La comunicazione del licenziamento deve contenere la specificazione dei motivi che lo hanno determinato.”

Autore immagine: pixabay.com


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