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Se picchio una persona cosa rischio?

3 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 settembre 2018



Cosa si rischia ad usare la forza? Alzare le mani comporta sempre reato? Qual è la differenza tra percosse e lesioni? C’è il rischio di una denuncia?

Usare la forza per risolvere i problemi è sempre sbagliato, a meno che non si tratti di forza di volontà o di forza d’animo. Se hai problemi con qualche persona, è sempre bene trovare una soluzione pacifica ed evitare inutili sfide a duello. Se proprio non riesci a venirne a capo, allora ti sarà resa giustizia nelle aule di tribunale. Picchiare una persona è un reato, anche quando credi di avere tutte le ragioni di questo mondo e anche se sei stato provocato. Il diritto ti impedisce di ottenere soddisfazione con l’utilizzo delle maniere forti. Questo perché l’impiego della forza è riservato esclusivamente allo Stato il quale, nei casi tassativamente previsti dalla legge, può utilizzarla avvalendosi di persone che ricoprono un ruolo particolare (polizia giudiziaria, ad esempio). Eccezionalmente, poi, la forza può essere utilizzata dal singolo privato per difendersi in caso di imminente pericolo cui non è possibile far fronte diversamente: è il caso della legittima difesa. Non ne sei convinto? E allora, se ti stai chiedendo «Se picchio una persona cosa rischio?», leggi questo articolo e ne saprai di più.

Picchiare una persona: è reato?

Se picchi una persona non hai scampo: commetti reato. La legge punisce con la reclusione fino a sei mesi o con una multa chiunque percuote un altro, se dal fatto non deriva una malattia [1]; se, invece, dalla condotta criminosa deriva una lesione personale, dalla quale scaturisce una malattia nel corpo o nella mente, la pena è più elevata a seconda della gravità della lesione (addirittura fino a dodici anni nelle ipotesi più rilevanti) [2]. Nel primo caso si incorrerà nel delitto di percosse; nel secondo, invece, di lesioni personali.

Percosse e lesioni: qual è la differenza?

Abbiamo detto che se picchi una persona commetti un reato, ed in particolare: quello di percosse, se dal tuo gesto violento non segue alcuna malattia per la vittima; quello di lesioni personali se, al contrario, la tua condotta aggressiva ha “lasciato il segno”. Ma qual è la differenza tra le percosse e le lesioni? Semplice: le prime non cagionano una malattia, per tale dovendosi intendere non soltanto la lesione anatomica (la ferita, in altre parole), ma anche la riduzione apprezzabile di funzionalità dell’organismo [3]. La percossa, quindi, consiste in una violenza che genera soltanto una sensazione fisica di dolore, senza postumi di alcun genere (uno schiaffo, un lieve pugno sulla spalla) [4]. Quindi, a seconda che l’aggressione abbia cagionato una malattia o una semplice sensazione di dolore, potrà essere qualificata come lesione o percossa.

Percosse: alcuni esempi

Le percosse, dunque, si caratterizzano per l’assenza di postumi apprezzabili, pur cagionando una sensazione dolorosa. Sulla base di questo assunto, la giurisprudenza ha ritenuto integrarsi il reato in oggetto nel caso di impatto prodotto da un violento getto d’acqua [5] o in quello degli “sculaccioni” [6]; in caso di schiaffo privo di conseguenze [7] o di un calcio [8]; ancora, nel caso di ripetuti colpi alla spalla al fine di spintonare una persona [9]. Sempre secondo la Suprema Corte, non tutte le percussioni dell’altrui corpo costituiscono percosse in senso giuridico, ma solo quelle che, con un contenuto di apprezzabile violenza, siano dirette a produrre una rilevante sensazione dolorifica, cioè a cagionare l’altrui male [10].

Se picchio una persona rischio la denuncia?

Chiarito cosa prevede la legge nel caso di lesioni o percosse, vediamo cosa si rischia a picchiare una persona. Sia che l’aggressione possa essere qualificata come percossa che come lesione personale, ciò che è certo è che se picchi una persona rischi di essere segnalato alle forze dell’ordine. Nello specifico, va subito detto che mentre il reato di percosse è perseguibile soltanto a querela di parte, quello di lesioni (a meno che esse non siano lievissime) è procedibile d’ufficio. Cosa significa? Spieghiamo meglio.

L’ordinamento italiano prevede, per alcune tipologie di reato, la necessità che sia la persona offesa a consentire che le autorità possano intervenire; in altre parole, senza il consenso della vittima il reo non può essere consegnato alla giustizia. Quando c’è bisogno di questo “permesso”, si parla di reato non perseguibile d’ufficio ma a querela di parte.

Secondo il codice di procedura penale [11], la querela è una condizione di procedibilità con la quale si manifesta la volontà di procedere in ordine ad un fatto che costituisce reato. In termini più semplici, la querela è la volontà, manifestata per iscritto o verbalmente da chi è vittima del reato, di perseguire l’autore del fatto delittuoso. Senza questo consenso la legge non può punire l’autore del reato.

Al contrario, si procede d’ufficio quando non c’è alcun bisogno che la vittima esterni la sua volontà di far punire il colpevole, in quanto lo Stato, avuta conoscenza del crimine, procederà indipendentemente da essa. Perché allora alcuni reati sono punibili a querela e altri no? Perché di norma i primi sono meno gravi e, per evitare di ingolfare ancor più la macchina della giustizia, la legge ha pensato di lasciare alla discrezionalità della vittima la loro perseguibilità. È il caso dei reati di percosse e di lesioni lievissime (cioè quelle in cui la malattia ha una durata non superiori a venti giorni), entrambi punibili soltanto a querela di parte. In parole povere, questo significa che se un agente di polizia ti vede schiaffeggiare violentemente una persona, non potrà procedere nei tuoi confronti senza il consenso espresso della vittima.

Al contrario, se picchi una persona e dalla tua condotta conseguono lesioni personali gravi o gravissime (per esse intendendosi quelle dalla quale deriva una malattia di durata superiore ai venti giorni o, comunque, una conseguenza grave per la persona offesa) sei passibile di denuncia: ciò significa che chiunque, assistendo alla tua aggressione, potrà denunciarti, anche se la vittima non intendesse sporgere querela. Questo perché le lesioni gravi o gravissime sono procedibili d’ufficio e, pertanto, non c’è bisogno della volontà espressa della persona picchiata perché tu sia punito: chiunque potrà recarsi presso le autorità e segnalare l’accaduto.

Se picchio una persona è sempre reato?

Eccezionalmente, se picchi una persona potresti non commettere alcun reato solamente se dal tuo gesto non deriva alcuna conseguenza, nemmeno quella della sensazione fisica di dolore che rappresenta la soglia minima di rilevanza per far scattare il delitto di percosse. È il caso, ad esempio, del buffetto sulla guancia di una spinta alla quale non segue alcun urto: in queste circostanze, la giurisprudenza del passato ravvisava una condotta idonea ad integrare il vecchio delitto di ingiuria (oggi abrogato), cioè una condotta che non provocava dolore fisico ma che, in qualche modo, ledeva l’onore e la dignità della vittima.

note

[1] Art. 581 cod. pen.

[2] Art. 582 cod. pen.

[3] Cass., sent. n. 10643/1996 del 09.12.1996.

[4] Cass., sent. n. 4822/1980 del 15.04.1980.

[5] Cass., sent. n. 37/1981 del 06.01.1981.

[6] Cass., sent. n. 2269/1982 del 06.03.1982.

[7] Cass., sent. n. 12674/2011 del 28.03.2011.

[8] Cass., sent. n. 800/1984 del 31.01.1984.

[9] Cass., sent. n. 11638/2012 del 27.03.2012.

[10] Cass., sent. del 12.03.1971.

[11] Art. 336 cod. proc. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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