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Pensioni lavori usuranti o gravosi

5 agosto 2018


Pensioni lavori usuranti o gravosi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 agosto 2018



Per chi svolge attività lavorative particolarmente logoranti, l’ordinamento previdenziale prevede misure vantaggiose in termini di uscita dal lavoro.  La pensione anticipata può essere centrata se le attività svolte rientrano nei cosiddetti lavori usuranti o lavori gravosi. Ecco che misure esistono e chi sono i possibili fruitori degli anticipi.

La Legge offre discrete possibilità a diversi lavoratori, di accelerare l’uscita dal lavoro per andare in pensione. L’Inps nel suo ordinamento ha pensioni per lavori gravosi o usuranti che godono di una normativa particolare. Fin dal 2011 nell’ordinamento previdenziale nostrano sono in vigore delle uscite anticipate per i cosiddetti lavori usuranti. Con i due ultimi Governi PD, quelli che hanno preceduto il nuovo Esecutivo a guida leghista e “grillina” è nata una nuova definizione per distinguere alcune categorie di lavoratori, evidentemente da tutelare con una uscita dal lavoro anticipata. Si tratta dei lavori gravosi che sono entrati nell’ordinamento insieme alle due misure previdenziali loro destinate, cioè Ape sociale e Quota 41 per precoci. Una domanda che molti si pongono è come si esce dal lavoro con le misure destinate a lavori gravosi o lavori usuranti.  Ecco tutto ciò che bisogna sapere, a partire dalle attività che rientrano nelle due definizioni.

Lavoro usurante, cos’è?

Spesso vengono confuse, ma lavoro gravoso e lavoro usurante sono due termini che rappresentano una serie di attività lavorative diverse e ben definite e che allo stesso tempo consentono di lasciare il lavoro con requisiti diversi. La più anziana di queste macro categorie è sicuramente il lavoro usurante. Cosa si intende per lavoro usurante? La Legge [1] ha disciplinato in modo particolare la pensione anticipata per i lavoratori impegnati in attività usuranti. Per questi lavoratori, le regole per il loro pensionamento sono diverse dagli altri e si basano sulle quote. Anche l’iter per poter accedere a questa uscita anticipata è differente rispetto alla prassi comune. Il decreto ha stabilito che i soggetti che rientrano nei lavori gravosi sono:

  • lavoratori in cave, miniere e gallerie;
  • lavoratori a contatto frequente con l’amianto;
  • lavoratori che prestano attività in spazi stretti e angusti;
  • i lavoratori del vetro cavo;
  • i lavoratori costretti dalla tipologia di lavoro ad essere esposti ad alte temperature;
  • i palombari;
  • gli autisti di mezzi di trasporto pubblico con massa a pieno carico di almeno 9 passeggeri;
  • lavoratori impegnati in cicli di produzione cosiddetti a catena.

A che età si va in pensione come lavoro usurante?

Il lavoro usurante consente di andare in pensione prima. Ma a che età si può lasciare il lavoro come usurante? Bisogna avere 61 anni e 7 mesi compiuti, almeno 35 anni di contributi versati e contestualmente chiudere la quota 97,6. La pensione in regime usuranti infatti prevede il sistema quota, ulteriore requisito da centrare oltre ai due canonici dell’età anagrafica e della contribuzione versata.

Come funzionano le quote?

In termini previdenziali per quota si intende il risultato della somma algebrica di età anagrafica e contribuzione versata. In pratica, ai lavoratori che rientrano, come attività svolte, tra quelle usuranti, fermi restando i due parametri di età e carriera, viene richiesto di centrare anche la quota. Come funzionano le quote? Per raggiungere la quota minima che consente di andare in pensione a 61 anni e 7 mesi con 35 di versamenti previdenziali valgono anche le frazioni di anno. Per esempio, un lavoratore nato nel gennaio 1958, compirà 61 anni e 7 mesi nel luglio 2019. Per andare in pensione dovrà aver racimolato 35 anni e 9 mesi di lavoro. Lo stesso lavoratore se, sempre a luglio 2019, ha solo 35 anni di contributi tondi, dovrà attendere gennaio 2020, quando si troverà con 62 anni di età e con 35 anni e 6 mesi di contributi. Se disoccupato invece, non potendo aggiungere mesi di contribuzione versata alla quota, dovrà attendere giugno 2020. Nell’ultima manovra finanziaria, quella in vigore da gennaio 2018, alla pensione in regime usuranti non si applica più il meccanismo delle finestre mobili che faceva decorrere la pensione 12 o 18 mesi dopo aver completato la quota. La pensione così decorre dal 1° giorno del mese successivo a quello in cui si maturano le quote. Altra novità recente, sempre dalla Legge di Bilancio prima citata è il distacco di questa particolare misura, dagli aumenti previsti per l’aspettativa di vita. I 5 mesi in più previsti dall’applicazione della stima di vita alle pensioni, comune a quasi tutte le misure previdenziali oggi vigenti, non verrà applicata alla pensione per usuranti.

Cosa si intende per lavoro notturno?

Alla misura accedono anche i lavoratori cosiddetti notturni. Cosa sono i lavori notturni? Lavoro usurante è anche quello che obbliga il soggetto a lavorare per almeno 78 giornate all’anno, nelle ore notturne e per almeno 6 ore tra le 24:00 e le 05:00. Per questi lavoratori la pensione si percepisce a 61 anni e 7 mesi di età con 35 di anzianità lavorativa. Anche in questo caso va raggiunta la quota 97,6. Come per i lavori usuranti in senso stretto, anche per i notturni, tali attività devono essere svolte per 7 degli ultimi 10 anni prima di andare in pensione. Notturni sono considerati anche quelli che prestano la loro attività per almeno 3 ore nell’intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino, ma non solo per 78 giornate, bensì per l’anno di lavoro intero. Notturno è anche il lavoratore che svolge attività tra le 72 e le 77 giornate o tra le 64 e le 71 giornate, sempre tra le 24:00 e le 5:00del mattino seguente. In questi casi però, la quota da raggiungere sale rispettivamente a 98,6 e 99,6.

Come si presenta la domanda?

La domanda va presentata sempre all’Inps, ma prima deve essere preceduta dall’istanza di certificazione del diritto. In pratica, entro il 1° marzo dell’anno precedente a quello in cui si maturano i requisiti, bisogna inoltrare all’Istituto di previdenza sociale l’istanza con la quale si chiede all’Inps di certificare il diritto alla pensione del richiedente. L’Istituto entro ottobre dello stesso anno, in linea di massima, dovrebbe rispondere accettando e respingendo l’istanza. Nel caso di accettazione, si può passare, una volta raggiunta la quota, alla domanda di pensione vera e propria.

Cosa sono i lavori gravosi?

Spesso confusi con loro, ma ben distinti dai lavori usuranti ci sono i lavori gravosi. Cosa sono i lavori gravosi? Si tratta di attività lavorative che il legislatore ha decretato anch’esse come particolarmente logoranti. Attività talmente pesanti da sconsigliare la permanenza al lavoro in tarda età a chi le effettua. Con l’ultima Legge di Stabilità sono state aggiunte 4 categorie di lavoratori alle 11 previste l’anno precedente. Oggi si contano 15 tipologie di attività cosiddette gravose e sono:

  • Maestre di asilo;
  • Infermieri ed ostetriche delle sale operatorie;
  • Facchini;
  • Edili;
  • Gruisti;
  • Camionisti;
  • Macchinisti dei treni e personale viaggiante;
  • Badanti ed addetti all’assistenza di persone non autosufficienti;
  • Addetti alle pulizie;
  • Operatori ecologici e personale addetto ai rifiuti;
  • Conciatori di pelli;
  • Siderurgici;
  • Agricoli;
  • Pescatori;
  • Marittimi.

Come si va in pensione con i lavori gravosi?

Il lavoro gravoso è strettamente connesso a due misure entrate nel sistema previdenziale con gli ultimi due Governi PD, cioè l’Ape sociale e Quota 41 per i precoci. Due misure che consentono entrambe di anticipare la quiescenza, una rispetto alla pensione di vecchiaia ed una a quella anticipata. Come si va in pensione? Con l’Ape sociale, cioè con l’Anticipo Pensionistico a carico dello Stato, l’età di uscita è dai 63 anni. Se si fa parte di una delle categorie prima citate, sono necessari 36 anni di contributi versati. Si tratta di un anticipo di oltre 3 anni rispetto alla soglia da raggiungere per la pensione di vecchiaia che necessita di una età anagrafica di 66 anni e 7 mesi fino al 31 dicembre 2018. Il lavoro gravoso deve essere svolto per la metà della vita lavorativa o per 7 degli ultimi 10 anni. Per la quota 41 invece, nessun vincolo con l’età anagrafica, proprio come la pensione anticipata che fino al 31 dicembre 2018 si centrerà con 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Oltre alla continuità di lavoro in 7 degli ultimi 10 anni, o per la metà della vita lavorativa, la misura prevede il vincolo del lavoro precoce. In pratica, dei 41 anni di contribuiti richiesti per accedere alla pensione, bisogna che un anno sia stato versato prima dl compimento del diciannovesimo anno di età.

Di Giacomo Mazzarella

note

[1]  D.Lgs. n.67 del 21/04/2011

Autore immagine: pixabay.com

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