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Lo sai che? Formazione avvocati: addio crediti formativi

Lo sai che? Pubblicato il 21 gennaio 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 21 gennaio 2013

La nuova riforma forense pone fine al sistema dei crediti formativi; resta il dovere, per ogni avvocato, di curare il costante e continuo aggiornamento delle proprie conoscenze.

 

Uno dei temi più gettonati (almeno sotto un profilo pratico) della recente riforma forense, oltre a quello sui compensi e sull’esercizio dell’attività in forma societaria, è quello relativo alla cosiddetta formazione permanente (per una trattazione sugli altri temi si rinvia all’articolo “Professione, assicurazione e parcelle avvocati: ecco cosa cambia dal 2 febbraio“).

 

La ghigliottina, questa volta, è caduta sul meccanismo dei crediti formativi, un sistema che – come a tutti noto – imponeva agli operatori del diritto di raggiungere, annualmente, una soglia minima di punti in formazione.

Il nuovo art. 11 mantiene comunque fermo l’obbligo, per l’avvocato, di curare il continuo e costante aggiornamento della propria competenza professionale; ciò al fine di “assicurare la qualità delle prestazioni professionali e di contribuire al migliore esercizio della professione, nell’interesse dei clienti e dell’amministrazione della giustizia”.

Sono esentati dall’obbligo di formazione:

– gli avvocati sospesi dall’esercizio professionale;

–  gli avvocati dopo venticinque anni di iscrizione all’albo o dopo il compimento del sessantesimo anno di età;

– i componenti di organi con funzioni legislative e i componenti del Parlamento europeo;

– i docenti e i ricercatori confermati delle università in materie giuridiche.

La riforma poi lascia al CNF l’onere di stabilire modalità e condizioni per l’assolvimento dell’obbligo di aggiornamento e per la gestione dell’attività di aggiornamento, “superando – dice espressamente la legge – l’attuale sistema dei crediti formativi”.

La patata bollente, quindi, ricade ora sul Consiglio Nazionale Forense che dovrà prevedere un sistema in sostituzione del precedente “controllo” sulla formazione.

La riforma inoltre prevede che l’attività di formazione svolta dagli ordini, anche in cooperazione o convenzione con altri soggetti, non costituisce attività commerciale e non può avere fini di lucro.

Buone notizie anche per chi, della formazione, ne ha fatto un business. Le regioni, infatti, potranno disciplinare l’attribuzione di fondi per l’organizzazione di scuole, corsi ed eventi di formazione professionale per avvocati.


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