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Quando si può chiedere il divorzio

15 Agosto 2018
Quando si può chiedere il divorzio

Questo articolo spiega quali sono i casi in cui può avvenire lo scioglimento del matrimonio, considerando sia l’ipotesi in cui tra i coniugi sia già intervenuta separazione legale, sia le situazioni in cui è possibile  procedere direttamente al divorzio.

Il matrimonio è un vincolo non sempre facile da mantenere. Certo, quando ci si sposa ci si promette amore eterno, e in quel momento, nella maggior parte dei casi, si è perfettamente convinti di compiere questo passo, e pieni di entusiasmo. Non sempre, però, il rapporto tra marito e moglie regge dinanzi alle prove della vita. Nel quotidiano, alcuni aspetti del carattere del coniuge, dei quali durante il fidanzamento – complice la fase dell’innamoramento – non ci si era nemmeno accorti, appaiono fastidiosi e, a volte, persino insopportabili. Giorno per giorno, ci si allontana sempre di più l’uno dall’altro. A volte ci si innamora di un altro uomo o un’altra donna, oppure a farlo è l’altro coniuge. O ancora, può verificarsi che la persona, con la quale si pensava di stare tutta la vita, commetta degli atti così gravi da rendere impossibile la prosecuzione di un rapporto, come quello matrimoniale, che deve essere basato sulla fiducia e sulla stima. Se anche tu ti stai trovando in una di queste situazioni, probabilmente ti starai domandando quando si può chiedere il divorzio. In questo articolo te lo spiegherò in modo semplice ed esauriente, così che tu possa orientarti tra i casi in cui è possibile lo scioglimento del matrimonio, e compiere i passi necessari per rifarti una vita.

Il divorzio in caso di matrimonio celebrato in chiesa

Il divorzio consiste nello scioglimento del vincolo matrimoniale. Esso è stato introdotto in Italia nel 1970 [1]: prima, in caso di fallimento dell’unione, era possibile soltanto ricorrere alla separazione. Secondo che il matrimonio sia stato o meno celebrato in chiesa, si parlerà di:

  • cessazione degli effetti civili del matrimonio. Quando le nozze sono avvenute in chiesa, il matrimonio è detto concordatario. Questa denominazione deriva dal fatto che nel Concordato [2], un patto tra lo Stato italiano e la Chiesa Cattolica, si è convenuto che il vincolo matrimoniale instauratosi davanti a un sacerdote abbia anche effetti per la legge italiana. Quando però i coniugi decidono di lasciarsi, e magari di rifarsi una vita con altri partners, lo scioglimento del loro legame può avvenire soltanto per lo Stato, non anche per la Chiesa, che considera il vincolo matrimoniale indissolubile. Per questo si parla di cessazione degli effetti civili del matrimonio: per la legge italiana quest’ultimo cessa, mentre dal punto di vista religioso i due sono ancora marito e moglie. Vengono meno gli effetti civili, non quelli stabiliti dal diritto canonico. Se gli ex coniugi vogliono risposarsi con altre persone, possono farlo, ma ovviamente solo in municipio;
  • divorzio o scioglimento del matrimonio. Quando le nozze sono state celebrate soltanto in municipio, ovviamente non viene in considerazione nessun aspetto religioso del legame tra i due, e il matrimonio, semplicemente, si scioglie.

In entrambi i casi, comunque, i presupposti, i tempi, le procedure da seguire sono gli stessi.

Il divorzio dopo la separazione

Per la legge italiana non è possibile divorziare dall’oggi al domani, nemmeno se i due coniugi sono d’accorso per farlo. Salvo alcuni casi particolari, di una certa gravità, di cui parleremo in seguito, per poter giungere al divorzio occorre, prima, essersi separati legalmente.

La separazione avviene quando la convivenza tra marito e moglie è divenuta intollerabile; può darsi che la responsabilità sia da attribuire a uno dei due, oppure che, semplicemente, nel tempo ci si sia scoperti troppo diversi e troppo distanti. Stare insieme è difficile; ogni scelta, data la divergenza di vedute, diventa un problema; si finisce con il litigare per un nonnulla. Ecco che, allora, ci si separa.

La separazione può essere di due tipi:

  • giudiziale, quando tra i due coniugi vi sono contrasti da risolvere, ad esempio sulle responsabilità nel fallimento dell’unione, sull’assegno di mantenimento, sull’affidamento dei figli. In tal caso avrà luogo una causa vera e propria avanti al Tribunale, che si concluderà con una sentenza;
  • consensuale, quando la coppia non ha contrasti di nessun tipo e vuole soltanto separarsi, avendo già raggiunto un accordo per quello che riguarda i rapporti patrimoniali e l’affidamento dei figli. In questa ipotesi, sarà possibile presentare al Tribunale un ricorso contenente i termini dell’accordo; ovviamente questo, se vi sono figli minori, sarà sottoposto a un controllo, affinché vengano garantiti i loro interessi. Se tutto va bene, il Tribunale omologherà la separazione con decreto.

I coniugi possono separarsi di comune accordo anche mediante un’apposita procedura, condotta dagli avvocati, denominata negoziazione assistita [3], che comunque viene sempre sottoposta al vaglio degli organi giudiziari; oppure con un procedimento davanti al Sindaco o all’ufficiale dello stato civile [4], non ammesso però in presenza di figli minori.

Secondo le modalità in cui è avvenuta la separazione, il divorzio potrà essere chiesto solo dopo che sia decorso, in maniera ininterrotta, un certo periodo di tempo  [5]. Precisamente:

  • in caso di separazione giudiziale, un anno dalla data di comparizione dei coniugi avanti al Presidente del Tribunale;
  • in caso di separazione consensuale, sei mesi dalla data di comparizione davanti al Presidente del Tribunale;
  • se vi è stata negoziazione assistita, sei mesi dalla data certificata nell’accordo di negoziazione raggiunto;
  • in caso di separazione svoltasi davanti al Sindaco o all’ufficiale di stato civile, sei mesi dalla data dell’atto contenente l’accordo di separazione concluso.

Ai fini del divorzio, non ha alcuna rilevanza la separazione di fatto, vale a dire la circostanza che i coniugi vivano ognuno per conto proprio, senza che ciò sia stato ufficialmente riconosciuto a seguito di una delle procedure previste dalla legge.

Gli altri casi in cui è possibile divorziare

Abbiamo detto che vi sono alcuni casi, di particolare gravità, in cui è possibile chiedere il divorzio senza che vi sia stata prima una separazione. Eccoli:

  • quando, dopo la celebrazione del matrimonio, uno dei coniugi è stato condannato all’ergastolo per un grave reato, non colposo (quindi messo in atto di proposito, volontariamente), anche se commesso prima della celebrazione delle nozze. La sentenza deve essere passata in giudicato, il che significa che deve essere divenuta irrevocabile, senza che sia più possibile proporre contro di essa nessuno dei rimedi previsti dalla legge [6];
  • quando uno dei coniugi è stato condannato a pena detentiva per uno di questi reati: incesto;  violenza carnale;  atti di libidine violenti;  ratto (cioè rapimento) a fine di libidine;  ratto di persona di età inferiore agli anni 14; induzione, costrizione, sfruttamento o favoreggiamento della prostituzione [7]; oppure nel caso in cui lo stesso sia stato assolto dall’imputazione di uno di questi reati per vizio totale di mente, quando il Giudice chiamato a pronunciarsi sul divorzio accerti la sua incapacità di mantenere o ricostituire la convivenza familiare [8]; oppure vi sia stata assoluzione per estinzione del reato, quando il predetto Giudice accerti che comunque quest’ultimo sussisteva [9]. Nel caso specifico dell’incesto, sarà possibile divorziare anche se vi è stata sentenza di assoluzione o di proscioglimento perché dal fatto non è derivato pubblico scandalo [10];
  • quando uno dei coniugi è stato condannato a qualsiasi pena per l’omicidio volontario di un figlio, oppure per tentato omicidio ai danni del coniuge o di un figlio [11]. Per il caso di assoluzione o di proscioglimento per vizio totale di mente, o per estinzione del reato, vale quanto detto al punto precedente;
  • quando, ancora, l’altro coniuge abbia subito due o più condanne, a qualsiasi pena detentiva, per alcuni reati commessi in danno dell’altro coniuge o di un figlio: lesioni personali gravissime, violazione degli obblighi di assistenza familiare, maltrattamenti in famiglia, circonvenzione di incapace [12].

Comprenderai che, in tutti questi casi, uno dei due coniugi ha commesso atti così gravi, da rendere impossibile il permanere del rapporto matrimoniale nella coppia. Come una persona può continuare a vivere, da coniuge, con chi ha tentato di ucciderla? O con chi ha fatto del male a un figlio? Come continuare a considerare marito, o moglie, chi si è reso colpevole di delitti gravi e, a volte, ripugnanti?

E non ha importanza che vi sia stata una sentenza di assoluzione, motivata da una condizione di infermità di mente di chi ha commesso il fatto, oppure dal fatto che, essendo trascorso del tempo, il reato è estinto. Resta, comunque, la realtà di un atto gravissimo in sé e per sé. Naturalmente, non sarà possibile chiedere il divorzio, quando si è stati complici dell’altro coniuge nella commissione dei predetti reati.

Vi sono poi altre ipotesi, in cui è possibile chiedere il divorzio perché sono sopraggiunte circostanze obiettive, che rendono impossibile il permanere del vincolo matrimoniale. Queste sono:

  • quando l’altro coniuge, cittadino straniero, abbia ottenuto lo scioglimento o l’annullamento del matrimonio all’estero, o, addirittura, sia convolato a nuove nozze [13];
  • quando il matrimonio non è stato consumato [14], vale a dire quando, dopo le nozze, non vi è stato alcun rapporto sessuale completo tra gli sposi
  • quando è passata in giudicato la sentenza di rettificazione di sesso [15]. Infatti, per la legge italiana [16], in caso di identità sessuale non corrispondente alle caratteristiche anatomiche, è possibile, previo intervento chirurgico di “correzione” di questo errore della natura, rettificare il proprio sesso così come risulta all’anagrafe. Per farlo, occorrerà rivolgersi al Tribunale, che pronuncerà una sentenza da trasmettere allo stato civile per la rettifica. Quando questa sentenza diviene definitiva e irrevocabile, si comprende che non ha più ragione di essere il vincolo matrimoniale già esistente.

Ora che conosci in casi in cui si può chiedere il divorzio, puoi valutare a quale, tra questi, è riconducibile la tua situazione, e agire di conseguenza.

Di Adele Margherita Falcetta


note

[1] L. n.898/1970
[2] Sottoscritto a Roma l’11.02.1929, rivisto il 18.02.1984
[3] L. n.132/2014
[4] L. n.132/2014
[5] Art.3, n.2, lett. b) L. n.898/1970
[6] Art.3, n.1, lett. a) L. n.898/1970
[7] Art. 3, n.1, lett. b) L. n.898/1970
[8] Art.1, n.2, lett. a) L. n.898/1970
[9] Art.3, n.2, lett. c) L. n.898/1970
[10] Art.3, n.2, lett. d) L. n.898/1970
[11] Art. 3, n.1, lett. c) L. n.898/1970
[12] Art. 3, n.1, lett. d) L. n.898/1970
[13] Art.3, n.2, lett. e) L. n.898/1970
[14] Art.3, n.2, lett. f) L. n.898/1970
[15] Art.3, n.2, lett. g) L. n.898/1970
[16] L. n.164/1982

Autore immagine: pixabay.com


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