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Badanti: lo stipendio minimo

12 Agosto 2018
Badanti: lo stipendio minimo

Quanto è lo stipendio minimo del lavoratore domestico? Cosa prevede il Contratto Collettivo di settore? tutte le risposte a queste ed altre domande relative al lavoro domestico, dal punto di vista del lavoratore e del datore di lavoro.

Sei una lavoratrice domestica o una badante e non sai se lo stipendio con cui il tuo datore di lavoro ti paga sia giusto? Il lavoro domestico da anni ormai è dotato di un suo CCNL, un Contratto Collettivo. È proprio il CCNL, sottoscritto al Ministero da rappresentanti dei lavoratori e da associazioni di datori di lavoro che fissa le regole da seguire per assumere un lavoratore o una lavoratrice. Ormai anche il lavoro domestico, che prima era una tipologia di attività lavorativa poco regolamentata, ha una serie di norme da rispettare, prima di tutto in sede di stipula del contratto e poi durante l’attività di lavoro nella sua continuità. Regole anche per il salario che viene erogato ai lavoratori, che non può essere inferiore ai minimali stabiliti proprio dal CCNL di categoria. Quanto è lo stipendio minimo della badante? Quante categorie prevede il lavoro domestico? Vediamo di addentrarci in tutti gli aspetti salienti dello stipendio che spetterebbe a Badanti, colf e baby sitter, le figure più diffuse di lavoratori del settore domestico.

Cosa prevede il CCNL del lavoro domestico?

Ormai la professione di badante, piuttosto che della collaboratrice domestica ha una normativa ed una struttura regolamentare ben definite. Esiste anche nel settore un Contratto Collettivo Nazionale al quale si devono adeguare i datori di lavoro che prendono alle dipendenze un lavoratore.  Inquadramento, livello, esperienza, sono questi i fattori che incidono sull’assunzione di un lavoratore ed anche sullo stipendio da erogare. I lavoratori possono venire assunti in diverse categorie, meglio definite livelli. Ogni livello è applicabile ad un diverso lavoratore dal punto di vista delle mansioni svolte e dell’esperienza pregressa nelle stesse mansioni. Ad ogni livello vengono applicati i minimi retributivi che ogni anno si adeguano al tasso di inflazione. Anche nel 2018 è successo questo, dopo l’intesa sottoscritta da FIDALDO, DOMINA, FEDERCOLF, FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL, UILTUCS-UIL. L’intesa ha aggiornato le tabelle retributive da applicare nel settore sa partire dal 1° gennaio 2018.

Cosa sono i livelli di inquadramento del lavoratore?

Nel lavoro domestico le categorie con cui inquadrare i dipendenti sono quattro e cioè A, B, C, e D. A loro volta, ogni singolo livello ha una sottocategoria contrassegnata dalla lettera S che sta per super. I lavoratori del settore quindi, vengono suddivisi in  livelli a seconda delle mansioni che svolgono, dell’anzianità di servizio e delle qualifiche loro possedute.  I fattori che influenzano l’inserimento di un lavoratore in un livello sono le mansioni prevalenti che svolgerà il lavoratore, l’anzianità di servizio, il grado di responsabilità e la qualifica alla professione di cui è in possesso il dipendente. Per esempio, se il collaboratore ha esperienza minore di un anno ed esegue solo pulizie, giardinaggio, cura degli animali domestici ed aiuto in cucina, rientra nel livello A. per le stesse mansioni, se l’anzianità di servizio supera l’anno, il dipendente va inquadrato a livello B. Per ogni livello variano la retribuzione minima, la durata dell’eventuale periodo di prova e gli scatti di anzianità.

Cos’è il livello A?

Il primo livello di inquadramento previsto dal Contratto Collettivo è quello A. In questo livello devono essere assunti:

  • il collaboratore familiare con meno di 12 mesi di esperienza professionale che non è addetto all’assistenza di persone non autosufficienti come anziani, invalidi o bambini;
  • addetto pulizie;
  • addetto alla lavanderia;
  • aiuto cucina;
  • stalliere;
  • assistente animali domestici;
  • addetto innaffiatura ed aree verdi;
  • operaio comune.

Immediatamente successivo al livello A c’è il livello AS (super) dove devono esere inquadrati la dama di compagnia o la baby sitter che svolge mansioni occasionali di vigilanza sui bambini.

Chi rientra nel livello B?

Una categoria superiore è quella B. Anche in questo caso c’è il livello B normale ed il B Super. I lavoratori da inserire in questo livello sono:

Collaboratore generico polifunzionale;

  • addetto a mansioni plurime;
  • custode di abitazione privata;
  • addetto alla stireria;
  • cameriere;
  • giardiniere;
  • operaio qualificato;
  • autista.

Nella categoria B Super invece rientrano gli addetti all’assistenza di persone autosufficienti e che prestano la loro opera a mansioni relative al vitto e all’alloggio degli stessi assistiti.

Livello C, chi vi rientra?

Chi sono i lavoratori da inquadrare nel livello C o CS? Il cuoco è l’unico lavoratore del settore domestico che va inquadrato nel livello C. Per quanto riguarda la categoria C Super invece, rientrano gli addetti all’assistenza di persone non autosufficienti senza particolari titoli di studio o diplomi specifici per le mansioni. La badante che assiste un anziano allettato o in carrozzina è il tipico esempio di lavoratore da inquadrare in questa categoria.

Chi va inquadrato in livello D e DS?

La categoria D è quella applicata a lavoratori con particolari esperienze o titoli o che gestiscono altre risorse umane, essendo il livello massimo previsto dal CCNL. I lavoratori che devono essere assunti ed inquadrati in questo livello sono:

  • l’amministratore dei beni e del patrimonio di famiglia;
  • il maggiordomo;
  • la governante;
  • il Capo Cuoco;
  • il capo giardiniere.

Quali sono gli stipendi minimi nel lavoro domestico?

La domanda più frequente che si pongono i lavoratori è sicuramente quella sullo stipendio minimo applicato al proprio contratto di lavoro. Qual è la paga minima spettante per ciascun livello di inquadramento? Dopo la convergenza trovata al Ministero da parte di tutte le parti in causa, cioè tutte le sigle datoriali e sindacali citate in precedenza, dal 1° gennaio sono uscite le nuove tabelle retributive da applicare per tutto il 2018. Oltre che all’inquadramento, per quanto concerne gli stipendi incide anche la durata settimanale del lavoro svolto. Per lavoratori inquadrati al livello A, lo stipendio mensile per lavoro della durata di 54 ore a settimana è di € 629,15. Per il livello AS si sale ad € 743,55. Il livello B prevede una paga minima di € 571,95 per lavoratori impegnanti fino a 30 ore a settimana, oppure di € 800,74 per chi lavora fino a 54 ore a settimana. Per la categoria BS i minimi sono, sempre in base alle due fasce di durata del lavoro per settimana, rispettivamente di € 600,56 ed € 857,94. La categoria C prevede € 915,15 per le 54 ore a settimana e 663,46 per attività di lavoro fino a 30 ore sempre a settimana. Il livello CS invece ha un minimo stipendiale unico fissato ad € 972,33. La categoria massima, la D ha minimi stipendiali pari a 1.313,06 per la D normale ed € 1.370,26 per la Super.

Cosa prevede il CCNL per chi lavora di notte?

Assistenza persone autosufficienti e non è sinonimo di lavoro anche in fasce orarie particolari come lo è quella che va dalle 21:00 alle 08:00 del mattino seguente. Nella categoria B Super, quella destinata a lavoratori addetti all’assistenza di persone autosufficienti la paga minima per l’assistenza notturna è pari ad € 986,62. Per i livelli C Super e D Super invece si passa rispettivamente ad € 1.118,18 ed € 1.381,30. Per chi durante la giornata supera le 6 ore di lavoro consecutive, oppure per chi è lavoratore convivente con la famiglia per cui presta servizio o con il soggetto a cui presta assistenza, il CCNL prevede una indennità di vitto e alloggio. Per ogni giornata lavorativa le tabelle prevedono € 5,53, che poi sarebbero € 1.93 per il pranzo ed € 1,93 per la cena ed € 1,67 per il vitto.

Di Giacomo Mazzarella


note

Autore immagine: pixabay.com


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