Diritto e Fisco | Editoriale

Concorsi: il limite d’età è discriminatorio?

3 Agosto 2018 | Autore:


> Lavoro e Concorsi Pubblicato il 3 Agosto 2018



Età massima per essere ammessi ad un concorso pubblico: in quali casi è legittima, mansioni usuranti, vicinanza alla pensione.

Finalmente è uscito il bando di concorso che aspettavi da anni, che sembra modellato proprio sul tuo profilo professionale: possiedi tutti i requisiti specifici di ammissione tranne uno…l’età. Ma nei concorsi il limite d’età è discriminatorio? Non c’è una legge che vieta i limiti d’età massima per l’accesso ai concorsi pubblici? A livello europeo, non ci sono direttive e sentenze che stabiliscono che il limite di età per l’assunzione nelle pubbliche amministrazioni è discriminatorio? Sia in Italia che in Europa, la normativa stabilisce che, di norma, il limite di età per l’accesso ai concorsi è illegittimo, ma sono previste numerose deroghe. Se vuoi impugnare il bando di concorso, nella parte in cui prevede un’età massima per la partecipazione, è dunque consigliabile fare prima il punto della situazione, chiarendo i punti controversi.

Il limite d’età per l’accesso ai concorsi pubblici è legittimo in Italia?

La normativa italiana, in merito ai limiti anagrafici per chi partecipa ai concorsi pubblici, non risulta affatto chiara e dà luogo a numerosi contenziosi; nemmeno a livello europeo si è riusciti a mettere un punto fermo alla questione. Ma procediamo per ordine.

Il punto di partenza, in relazione alla normativa italiana sull’età massima per l’accesso a un concorso, è costituito dalla cosiddetta seconda legge Bassanini [1], che in modo abbastanza chiaro ha disposto l’eliminazione del limite di età per iscriversi ai concorsi pubblici. La norma, ancora oggi vigente, afferma, per la precisione, che la partecipazione ai concorsi indetti dalle pubbliche amministrazioni non è soggetta a limiti di età, salvo deroghe dettate da regolamenti delle singole amministrazioni, connesse alla natura del servizio o ad oggettive necessità dell’amministrazione.

In pratica, secondo la legge, la “regola”, nei concorsi, è la mancata previsione di limiti di età: la previsione di un’età massima per la partecipazione al bando costituisce, invece, un’eccezione.

Tuttavia, col tempo, le deroghe adottate nei vari concorsi alla previsione dei limiti di età si sono fatte sempre più numerose, e non hanno riguardato, e non riguardano tutt’ora, soltanto le selezioni per entrare a far parte delle forze armate e del comparto sicurezza.

Il limite d’età per l’accesso ai concorsi pubblici è legittimo in Europa?

Sulla questione del limite di età è intervenuta anche l’Unione europea che, nella sostanza, ha confermato quanto stabilito dalla legge Bassanini. La direttiva europea in materia [2], infatti, consente la fissazione di un’età massima per l’assunzione, precisando, però, che il limite d’età costituisce una discriminazione, che può essere tollerata solo se proporzionata all’attività per la quale si concorre.

In sintesi, sono consentite le disparità di accesso ai concorsi, basate sulla fissazione di un’età massima di assunzione, a patto che le stesse siano giustificate e proporzionate al tipo di lavoro per cui ci si candida. La restrizione d’età, cioè, non può essere arbitraria e discriminatoria, ma deve essere legata alle caratteristiche dell’impiego per cui viene bandito il concorso. In linea generale, i limiti d’età potrebbero essere giustificati per mansioni di tipo pratico o di carattere esecutivo, oppure per la previsione di un ragionevole periodo minimo di lavoro prima del pensionamento. La direttiva europea affida, comunque, le deroghe sull’età al prudente apprezzamento delle leggi nazionali.

La normativa europea è stata anche esaminata dalla Corte di Giustizia europea, con una nota sentenza [3], che riconosce le ragioni di un cittadino, che aveva presentato ricorso contro il limite anagrafico di partecipazione ad un concorso per agente di polizia locale. Il limite anagrafico è stato giudicato dalla Corte illegittimo non tanto per la previsione di un’età massima in sé, quanto perché il bando prevedeva comunque delle apposite verifiche delle condizioni fisiche e psichiche adeguate per l’esercizio delle funzioni proprie dell’incarico da svolgere: in parole semplici, il concorso prevedeva comunque una modalità di selezione più efficace e meno restrittiva rispetto all’imposizione di un’età massima per la partecipazione, per cui l’apposizione di un limite anagrafico, in aggiunta alle prove, risultava ingiustificata e discriminatoria.

Quando sono legittimi i limiti d’età per l’accesso ai concorsi?

Al momento, quindi, la situazione, per quanto riguarda la presenza di limiti di età nei concorsi pubblici, è la seguente: ricorrendo determinate condizioni, i limiti di età per partecipare ai concorsi pubblici sono pienamente legittimi, secondo la legislazione italiana ed europea. Nei casi in cui, però, il limite di età risulti discriminatorio o sproporzionato, può essere impugnato presso un tribunale italiano, richiamando quanto affermato dalla citata sentenza della Corte di Giustizia europea.

I limiti di età per l’accesso ai concorsi valgono per le sole forze dell’ordine?

Normalmente, in Italia, i limiti d’età riguardano i concorsi per l’ingresso nelle forze armate, o nel comparto della pubblica sicurezza in generale. Vi sono dei casi, però, in cui i limiti sono stabiliti anche per l’assunzione in settori differenti: ad esempio, per un recente concorso dei coadiutori per la Banca d’Italia, l’età richiesta era non superiore ai 40 anni. Tale limite è stato considerato legittimo dai giudici amministrativi, in considerazione sia delle particolari condizioni di formazione richieste per il lavoro di coadiutori, sia affinché si proceda alle assunzioni garantendo un ragionevole periodo minimo di lavoro, prima del pensionamento [4].

Posso impugnare il bando di concorso che prevede limiti d’età?

In base alla situazione attuale, possiamo affermare che la fissazione di limiti di età nei concorsi pubblici italiani è legittima, sia per la normativa che per la giurisprudenza nazionale ed europea, se si riscontrano determinate giustificazioni. Tra queste rientrano lo svolgimento di un lavoro di carattere pratico che richiede un impeccabile stato fisico o di salute, le particolari esigenze di formazione, l’assunzione entro termini ragionevoli al fine di avere un periodo minimo per maturare il diritto al pensionamento.

La valutazione principale, sulla convenienza del ricorrere o meno, va quindi basata sul tipo di attività che si dovrà svolgere, sui caratteri del rapporto lavorativo, ed infine sulle caratteristiche delle prove selettive previste. Ad esempio, le mansioni di carattere esecutivo, essendo più gravose dal punto di vista fisico, possono giustificare la previsione di limiti d’età, se ragionevoli e non sproporzionati.

note

[1] Art.3, Co.6, L.127/1997.

[2] Art.6, par. 1, lett. c), Dir. 2000/78.

[3] Corte di Giustizia UE, sent. causa C-416/13 del 13/11/2014.

[4] TAR Lazio, sent. N. 3207/2016.


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