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Dove denunciare la morte di un cane

12 Agosto 2018
Dove denunciare la morte di un cane

Il nostro Fido ci ha lasciati… Esistono adempimenti burocratici da compiere dopo la perdita del nostro amato cane? Un momento che non vorremmo mai affrontare, ma a cui è bene arrivare preparati.

Un cane non è mai “solo un cane”…è un compagno, il nostro più sincero amico. È capace di donare amore incondizionato senza chiedere nulla in cambio se non un po’ di coccole, un po’ di crocchette e la possibilità di rimanere sempre accanto al suo amico umano. È un legame indissolubile, un legame speciale quello che ci lega al nostro piccolo amico a quattro zampe. Ecco perché non si è mai pronti per dire addio al nostro amico fedele, ma purtroppo arriverà anche il momento in cui ci si chiederà cosa è necessario fare quando il cane muore. Chiunque abbia amato e perso un amico a quattro zampe conosce bene il vuoto incolmabile che accompagna la sua perdita, quel senso di smarrimento, di dolore, che non ti permette di pensare lucidamente a tutti gli adempimenti da compiere. Una piccola guida può essere utile per conoscere in anticipo come affrontare la situazione, sapere quale sia l’iter burocratico da seguire e il luogo dove denunciare la morte di un cane per evitare di incorrere in sgradevoli sanzioni.

Per quali cani è necessario seguire l’iter?

Ovviamente l’articolo fa riferimento ai cani iscritti all’anagrafe canina e dotati di microchip, per i quali è necessario aggiornare i registri. L’iscrizione all’anagrafe canina è obbligatoria per tutti i proprietari che possiedono un animale domestico, di conseguenza è necessario l’inserimento del microchip (una procedura indolore per il nostro amico a quattro zampe) che consente l’identificazione del cane in caso di furto e smarrimento e dà la possibilità di risalire al legittimo proprietario. L’omessa registrazione comporta sanzioni fino a 233,00 euro. Ricordiamo che anche in caso di cambio di residenza è necessaria la comunicazione all’anagrafe canina ai fini dell’aggiornamento.

Se il cane muore in casa?

Se il nostro piccolo Fido muore in casa la prima cosa da fare è chiamare il veterinario di fiducia e richiedere una visita a domicilio, in modo che possa constatare personalmente il decesso, l’alternativa è portare il nostro amico a quattro zampe in clinica veterinaria. È importante che il decesso venga constato personalmente dal veterinario, il quale non può fidarsi delle sole parole del padrone per poter rilasciare il certificato di morte, poiché se nel corso di accertamenti da parte del Servizio Veterinario dell’Asl il cane dovesse risultare ancora vivo, il veterinario è perseguibile per falso in atti di ufficio. È necessario consegnare al veterinario il documento di applicazione del microchip. Una volta constatata la morte, il veterinario rilascerà un certificato di decesso in cui segnerà il numero di microchip e i dati del proprietario e attesterà l’avvenuta morte, nonchè la causa del decesso (se esso sia dipeso da cause naturali o per malattie infettive) e che il cane non abbia morso né persone né animali negli ultimi quindici giorni. Quest’ultima è un’informazione da non omettere assolutamente. Infatti, se il cane avesse morso qualcuno, in quel lasso di tempo, non potrebbe essere soppresso fino a che non venga verificato e accertato che non lo abbia contagiato con la rabbia. In caso di omessa dichiarazione ne sarebbero responsabili sia il proprietario sia il veterinario.

Quanto costa il certificato?

Non esiste un tariffario fisso, il costo della certificazione è da chiedere al veterinario. Il costo potrebbe variare da zero euro a 25-30 euro.

Denuncia, dove effettuarla?

Successivamente al rilascio del certificato di morte il proprietario dovrà denunciare la morte presso l’anagrafe canile regionale ovvero presso il Servizio Veterinario dell’ ASL competente (la competenza è determinata in base alla residenza). La denuncia dovrà essere presentata entro un determinato tempo che decorre dalla morte del nostro cane. Non indichiamo qui un preciso termine, poiché lo stesso varia da Regione a Regione,da ASL ad ASL, in base a proprie disposizioni. In genere il tempo per la denuncia è di quindici giorni, ma ci sono Regioni meno flessibili che ne prevedono solo tre. Quindi è bene sempre informarsi, magari chiedendo delucidazioni al proprio veterinario, per evitare di incorrere in sanzioni.

Quali documenti sono necessari?

I documenti necessari da allegare alla comunicazione sono:
– apposito modello di denuncia ( i fac- simili si possono trovare sui siti delle ASL competenti);
– iscrizione originale all’anagrafe canina;
– passaporto;
– certificato veterinario attestante la morte e la causa del decesso;
– attestazione di avvenuta termodistruzione delle spoglie (quest’ultima non è necessaria in tutte le regioni, in alcune è necessario il solo certificato di morte).
A questo punto il nostro amico a quattro zampe verrà cancellato dai registri dell’anagrafe canina.

E nel caso di eutanasia?

Il cane è un membro della famiglia, un compagno. Alcune volte si presentano delle situazioni in cui, per quanto doloroso, è necessario fare una scelta, quella della eutanasia. Una scelta necessaria per evitargli inutili sofferenze e di assicuragli una morte indolore, la stessa che si augurerebbe ad ogni essere umano… Eutanasia deriva dal greco “eu” e “thanatos” e significa per l’appunto “buona morte”.

Il veterinario gioca un ruolo chiave, valuta la qualità di vita del cane, qualora questa non sia più accettabile, cercherà di far comprendere al padrone l’inutilità dell’accanimento terapeutico.

La legge prevede che l’eutanasia venga praticata solamente se è inevitabile e nell’interesse degli animali e non è possibile praticarla per una scelta completamente egoistica del padrone, perché magari il cane sporca in casa o perché ormai ci siamo “stancati di lui” o dobbiamo andare in vacanza, in tal caso si commetterebbe un reato.

Le ipotesi di eutanasia prescritte dalle legge sono solo tre:

– il cane è gravemente malato: attenzione non si tratta di malattie croniche che possono essere gestite attraverso una cura farmacologica, ma di quei cani che presentano patologie gravi e inguaribili e si trovano allo stato terminale (l’organismo non è in grado di reagire ai farmaci).

– il cane è incurabile: il nostro animale domestico versa in uno stato grave di sofferenza (ad esempio non mangia, non beve, non deambula) comprovato da una visita veterinaria. Il padrone non può decidere da solo l’inutilità delle cure e dei farmaci per il cane, se consapevolmente non cura il cane e questo dovesse peggiorare sarà perseguibile per maltrattamento di animali.

– comprovata aggressività e pericolosità. In questo caso l’eutanasia deve essere l’ultima opzione. Potremmo prima valutare se ad esempio un educatore cinofilo possa migliorare la situazione. L’eutanasia, ribadiamo, deve essere l’ultimo rimedio.

L’eutanasia avviene in due fasi. Prima si anestetizza il cane per indurlo in un sonno profondo e successivamente viene iniettata una dose di medicinale. L’obiettivo è quello di far passare il cane dal sonno profondo alla morte in modo totalmente incosciente e indolore. È possibile assistere a tutta la procedura, questo dipenderà dalla nostra sensibilità, ma la nostra presenza calmerà il nostro amico a quattro zampe che avrà la possibilità di passare con noi i suoi ultimi momenti della vita terrena. Il veterinario confermerà l’avvenuto decesso e ci lascerà del tempo per salutare il nostro fedele compagno. Ci lascerà tutto il tempo necessario, fino a quando non saremo pronti a salutarlo e a lasciarlo andare.

Successivamente verranno espletate le pratiche burocratiche con la compilazione e la firma del certificato di morte da parte del veterinario.

In genere quando la morte avviene nell’ambulatorio veterinario, è quest’ultimo a comunicare l’avvenuto decesso all’ASL competente.

Ad ogni modo sarà sempre il proprietario, non solo nel caso di morte naturale ma anche di eutanasia, a scegliere cosa fare del suo amato compagno, affinché possa donargli una degna sepoltura.

Cosa succede dopo la denuncia della morte del cane?

Il padrone per una decisione “affettiva” può decidere di seppellirlo ad esempio nel giardino dove l’amico a quattro zampe si è divertito a correre, a giocare e dove può continuare a sentirsi a casa. Ovviamente il proprietario deve possedere un terreno di proprietà privata ed è importante che il cane non sia morto per una malattia infettiva. È necessario seguire ulteriori prescrizioni: il corpicino deve essere depositato in una buca profonda e ricoperto con calce in modo che altri animali non possano disseppellirlo (è meglio evitare di avvolgerlo in un lenzuolo o chiuderlo in una scatola. Se proprio vogliamo utilizzare una scatola, questa deve essere biodegradabile). Il veterinario che ha firmato il certificato di morte deve essere al corrente dell’interramento nel giardino, poiché l’Asl per poter disattivare il microchip dovrà rilevarlo nel terreno del proprietario.

Un’alternativa è la cremazione e la conservazione delle ceneri.

Discorso differente se il cane è morto per una malattia infettiva, per eutanasia o è deceduto dopo trattamenti farmacologici, in quanto la sepoltura domestica comporterebbe la contaminazione delle falde acquifere. In questo caso le alternative sono la cremazione senza la restituzione delle ceneri o la sepoltura presso cimiteri per animali (ancora pochi in Italia)

Perché è importante denunciare la morte del cane?

Certamente in questa fase di lutto, piena di frustrazione, di dolore, di non rassegnazione le questioni pratiche e burocratiche sono le ultime cose a cui vorremmo pensare e di cui vorremmo occuparci, ma è importante denunciare la morte del nostro cane in modo che l’ASL possa aggiornare l’anagrafe canina e possa prevenire il diffondersi di malattie infettive e infestive ad altri animali.

Quale sanzione è prevista per l’omessa denuncia?

L’omessa denuncia comporta una sanzione che va da euro 78,00 a euro 233,00.

E se il cane non ha il microchip?

È vero che non è prevista nessuna procedura specifica per i cani non dotati di microchip, ma ciò non autorizza a “sbarazzarsi” del corpicino del proprio Fido con procedure incivili, ad esempio gettandolo nel cassonetto. Ricordiamo che la legge vieta l’abbandono o lo scarico di animali nel cassonetto dei rifiuti. La violazione della disposizione è punita con l’applicazione della sanzione amministrativa fino a 28.000,00 euro.

  Di Giada Verrina


note

Autore immagine: pixabay.com


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