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Perché chi non paga viene chiamato portoghese?

5 agosto 2018


Perché chi non paga viene chiamato portoghese?

> Cultura e società Pubblicato il 5 agosto 2018



In questo articolo scopriremo l’origine, piuttosto bizzarra ma comunque radicata nella storia, dell’usanza di chiamare portoghese chi non paga, o prova a non pagare, uno spettacolo o un servizio.

Ti sarà capitato di sentir dire, quando una persona non paga il biglietto relativo a una prestazione, che vuol fare il portoghese. Questa espressione viene utilizzata un po’ in tutta Italia, ma soprattutto a Roma. Forse ti sei trovato in autobus, e qualcuno, come spesso succede, ha provato a viaggiare senza biglietto. E’ intervenuto il personale della ditta di trasporti e gli ha intimato di pagare. I presenti, parlando tra loro, hanno etichettato il furbacchione come portoghese. Oppure, partecipando a un concerto o a un altro spettacolo, avrai notato che c’è sempre qualcuno che cerca di intrufolarsi gratuitamente. Ti sarai chiesto, allora, perché chi non paga viene chiamato portoghese. Forse i portoghesi sono soliti fare i furbi? Niente è più lontano dalla verità. In questo articolo ti racconterò le origini di questa espressione, che sono veramente curiose e, più che riguardare i lusitani,  interessano i nostri connazionali.

Il contesto storico in cui nasce l’espressione “fare il portoghese”

Nei primi decenni del secolo XVII, regnava in Portogallo Re Giovanni V di Braganza. In quel periodo questa nazione beneficiava di una enorme ricchezza, derivante dallo sfruttamento delle miniere di oro e diamanti presenti nella colonia del Brasile. La corte di Re Giovanni V, quindi, godeva di grande prosperità e potenza. Allo scopo di fare sfoggio di magnificenza, il sovrano finanziò opere imponenti, che mostrassero all’Europa del tempo il benessere in cui versava  lo Stato da lui governato.

In particolare,  re Giovanni instaurò un rapporto privilegiato con lo Stato Pontificio. affermando una linea politica che sosteneva l’indipendenza e la sovranità di quest’ultimo. Questo gli consentì di avvantaggiarsi di grandi privilegi, e di essere rappresentato da importanti ambasciate presso la corte del Papa, Benedetto XIV. Quest’ultimo, nel  1748, lo insignì di una notevole onorificenza, quella di “Sua Majestade fidelissima“,  per lui e per i suoi successori.

Il sovrano, per celebrare la sua grande familiarità con la città di Roma, periodicamente finanziava grandi eventi che in essa si svolgevano,  come concerti e rappresentazioni teatrali. Questi si concludevano con banchetti ricchissimi e opulenti,  ai quali tutti potevano partecipare gratuitamente. Per questo motivo, il popolo romano attribuì al Re portoghese il titolo di “Magnifico”.

La costruzione del Teatro di largo Argentina

Uno degli ambasciatori portoghesi a Roma, tale Monsignor Castro, che intratteneva buoni rapporti con la famiglia nobile romana degli Sforza Cesarini, convinse questi ultimi  a costruire un magnifico teatro in largo Argentina, zona abitata da una grande quantità di portoghesi. L’opera fu progettata da un architetto, anch’egli di famiglia patrizia, di nome Giacomo Theodoli,  e fu realizzata utilizzando, in parte, un palazzetto e una torre di proprietà degli Sforza Cesarini. Nacque così quello che, secondo le testimonianze dell’epoca, era il più importante dei teatri romani. Esso, originariamente, fu realizzato tutto in legno,  con l’esclusione delle mura e delle scale, che invece erano in muratura. Esso contava contava 40 file di posti e ben 186 parchi.  

La nascita dell’espressione “fare il portoghese”

Il magnifico Teatro Argentina venne inaugurato Il 13 gennaio 1732, con l’opera lirica “Berenice”,  scritta dal  compositore pugliese Domenico Sarro.  L’evento fu finanziato dall’ambasciata portoghese. Alla fine dello spettacolo, era previsto un abbondantissimo banchetto, con pietanze e dolci di ogni tipo. L’ambasciatore del Portogallo decise di riservare la rappresentazione ai numerosi portoghesi residenti a Roma; ma anziché far inviare loro degli inviti, si limitò a dare disposizioni al personale che controllava l’ingresso del teatro, specificando che i sorveglianti avrebbero dovuto fare entrare gratuitamente tutti coloro che si dichiaravano di nazionalità portoghese.

L’iniziativa ebbe un grande successo, e ad essa ne seguirono molte altre, tutte dello stesso tenore: prima lo spettacolo, dopo pietanze e dolci a profusione. Esse, però, erano gratuite solo per i portoghesi, e come era avvenuto in occasione dell’inaugurazione, era possibile beneficiarne semplicemente dichiarando, all’ingresso del teatro, di essere di questa nazionalità. La notizia si sparse ben presto per tutta l’Urbe, così, in occasione degli spettacoli successivi, centinaia e centinaia di romani si presentarono all’ingresso del teatro, dichiarando di essere portoghesi e addirittura cercando di parlare la lingua di questo popolo, con strafalcioni che è facile immaginare. Molti riuscivano così a partecipare  ai lussuosi banchetti, la cui opulenza era perfettamente in linea con l’abbondanza che regnava presso la corte portoghese dell’epoca.

Da questi episodi è nata la consuetudine di chiamare portoghese chi non paga facendo il furbo. L’espressione, un primo tempo utilizzata soltanto a Roma, si è poi diffusa in tutta Italia. In realtà,  però, a fare i furbacchioni non sono stati i portoghesi, ma i romani dell’epoca.

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Autore immagine: pixabay.com

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