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Si può costringere una persona ad andare all’ospedale?

25 Luglio 2018
Si può costringere una persona ad andare all’ospedale?

È possibile richiedere un ricovero coatto? Quale procedura bisogna seguire?

Se stai leggendo questo articolo, probabilmente hai accanto una persona molto malata che oppone un netto rifiuto a sottoporsi a cure urgenti e complesse che si possono effettuare solo tramite ricovero ospedaliero: ciò può dipendere da uno stato di incapacità(temporanea o permanente) del soggetto determinato da gravi disturbi psichiatrici(come la schizofrenia), la dipendenza da alcool o droghe, gravi malattie(es. oncologiche o invalidanti), gravi forme di depressione(anche post partum) o persone con seri disturbi di alimentazione. Il soggetto che per la sua incapacità rifiuta cure urgenti e indifferibili rappresenta un rischio per se stesso e per la comunità cui appartiene; in  questi casi le persone che vogliono bene e che assistono il malato, ovvero familiari e amici, possono farsi prendere dallo sconforto e domandarsi se possono agire sostituendosi alla volontà del malato: questa non è affatto una decisione facile da prendere, poiché il ricovero coatto attua pur sempre una limitazione della libertà personale del malato. Cosa prevale nel contrasto tra libertà personale del soggetto incapace che oppone un deciso rifiuto al ricovero ospedaliero e la tutela della salute del suddetto soggetto e del benessere della collettività? E’ sempre possibile ricorrere al ricovero coatto o al contrario solo per alcune patologie si può costringere una persona ad andare all’ospedale?

Cosa dice la Costituzione?

Innanzitutto l’art. 13 della nostra Costituzione stabilisce che la libertà personale è inviolabile, e può essere limitata solo per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei casi previsti dalla legge: pertanto chiaramente nessuno può semplicemente costringere una persona ad andare all’ospedale in difetto dei suddetti requisiti, per esempio trascinandola contro la sua volontà, potendo integrarsi in questo caso la condotta punita dal reato di violenza privata(1).

L’art. 32 della Costituzione riconosce e tutela inoltre il diritto fondamentale alla salute, che appartiene ad ogni individuo, che possiede il diritto di autodeterminarsi, di scegliere tra le varie terapie possibili solo dopo essere stato informato dal personale medico circa i rischi e i benefici attesi di ognuna (cosiddetto consenso informato), e anche, in taluni casi, il diritto di opporre un rifiuto alle cure(come il caso del rifiuto alle trasfusioni di sangue per i testimoni di Geova). La disposizione costituzionale prevede però, al secondo comma, una limitazione di tale libertà personale, che può essere legittima solo se disposta e regolamentata dalla legge: si tratta dei cosiddetti trattamenti sanitari obbligatori, che prescindono dal consenso del paziente, e che dunque devono intendersi come l’extrema ratio a cui si ricorre, nel rispetto della dignità del paziente, per prestare assistenza a quel soggetto che per le sue gravi condizioni di salute diventa pericoloso per se stesso e per la collettività

Cosa dice la legge?

La disciplina dei trattamenti sanitari obbligatori è stata introdotta dalla legge n. 180 del 13.05.1978 (cosiddetta legge Basaglia), e poi dalla legge n. 833 del 23 dicembre 1978 (segnatamente artt. 33, 34 e 35), attualmente in vigore. La suddetta legge prevede la sussistenza di precisi requisiti sostanziali e procedurali: per quanto riguarda i primi, il malato deve vertere in condizioni di alterazione psichica particolarmente grave, tali da indurlo a rifiutare espressamente la prestazione di cure adeguate che devono essere urgenti e improrogabili; inoltre non deve essere possibile per il personale medico intervenire in altro modo evitando un ricovero ospedaliero. Il t.s.o. può essere richiesto dunque solo in casi di malattia psichiatrica conclamata, o per malattie gravissime che comportino il concreto pericolo del suicidio del malato(anoressia), mentre non può essere attuato in tutti quei casi in cui questi requisiti non sussistano, come nel caso del soggetto affetto da tossicodipendenza, che deve collaborare attivamente nelle terapie.

Per quanto riguarda invece la procedura, è innanzitutto necessario che le suddette condizioni, che devono sussistere contemporaneamente, vengano accertate tramite visite diretta e poi certificate da diversi due medici, il secondo dei quali appartenente a una struttura pubblica; a questi bisogna aggiungere l’ordinanza del sindaco del Comune competente in base alla residenza del soggetto o al luogo nel quale lo stesso si trova temporaneamente, che deve essere emanata entro 48 ore.

Il ricovero coatto viene effettuato dal personale sanitario coadiuvato dai vigili urbani , nel rispetto della dignità del soggetto, che può anche in questa fase prestare il suo consenso al ricovero che diviene così volontario e non più obbligatorio. Il trattamento sanitario obbligatorio, eseguito presso i reparti di psichiatria degli ospedali pubblici, ha una durata prefissata dalla legge, ovvero 7 giorni, che possono essere prorogati su richiesta del medico competente.

Il sindaco ha l’obbligo di comunicare, entro 48 ore dal ricovero, il provvedimento di t.s.o. al Giudice Tutelare competente per territorio, che nelle successive 48 ore deve verificare la sussistenza di tutti i requisiti di legge per effettuare la relativa convalida, senza la quale il provvedimento decade: non dimentichiamo infatti che la compromissione della libertà personale del soggetto in mancanza dei requisiti suddetti lo legittima alla richiesta del risarcimento dei danni subiti.

Di Cinzia Pacileo

note

Autore immagine: pixabay.com


1 Commento

  1. si ma da tutto lo scritto non si capisce se si può obbligare o meno una persona che ha una qualsiasi malattia e rifiuta la cura a ricoverarsi o meno

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