Diritto e Fisco | Editoriale

Buon padre di famiglia: significato

25 Luglio 2018
Buon padre di famiglia: significato

Agire e comportarsi come un buon padre di famiglia: cosa significa? In cosa consiste la diligenza del buon padre di famiglia nell’ambito delle obbligazioni del diritto civile: l’obbligo di adempiere alla prestazione in buona fede e in modo corretto.

Tra te e un’altra persona con cui hai avuto dei rapporti di lavoro è sorta una contestazione in merito alla qualità della prestazione. In particolare, ti è stato rinfacciato di non aver eseguito l’attività per come si doveva, seguendo cioè la “diligenza del buon padre di famiglia”. Ritieni invece di essere con la coscienza a posto e di aver adempiuto per come si deve, attenendoti a ciò che avrebbe fatto la media dei professionisti del tuo stesso settore. Non comprendi perciò le contestazioni ricevute e, soprattutto, non sai qual è il significato di buon padre di famiglia. A tuo avviso si tratta di un’espressione talmente generica da non poter essere presa in considerazione. Che c’entra poi il “buon padre di famiglia” con i rapporti lavorativi? Insomma, tutti questi dubbi ti portano a consultare un avvocato per chiedergli chiarimenti.

Il legale però non ti è stato di grande aiuto. Ti ha risposto con parole altrettanto astratte e generiche, senza farti esempi o riferirsi specificamente al tuo caso. Dinanzi alla domanda «Chi di noi due ha ragione?» è stato ancora più evasivo: «Tutto dipende da quali prove si hanno e da come le interpreta il giudice». In questo quadro, la prima cosa che hai fatto è andare su internet e cercare il significato di buon padre di famiglia. Così ti è apparsa questa pagina. Ed eccoci al punto. Qui di seguito troverai la soluzione al tuo quesito. Certo, non potremo essere specifici e riferirci alla tua vicenda concreta, che non conosciamo, ma cercheremo di darti qualche chiarimento di ordine generale in merito ai tuoi dubbi legali.

Adempimento delle obbligazioni: correttezza e buona fede

Tutte le volte in cui nasce un’obbligazione tra due o più soggetti (sia che essa sorga da un contratto o da un’altra vicenda come, ad esempio, un atto illecito), il debitore deve eseguire la sua prestazione con «correttezza» e «buona fede». Si tratta di due clausole generali e astratte utilizzate dal codice civile per dare la possibilità al giudice di muoversi entro un territorio più o meno ampio per giudicare la vicenda concreta e sindacare nel merito i comportamenti delle parti, per dire ciò che è giusto e sbagliato, ciò che è corretto fare o meno pur in assenza di una esplicita regolamentazione scritta tra le parti. La legge, del resto, non potrebbe andare a disciplinare ogni singola ipotesi di inadempimento e di contestazione: sarebbe impossibile e si finirebbe per creare un quadro normativo ancora più complesso.

Pertanto il codice civile [1] stabilisce che sia il debitore sia il creditore devono comportarsi correttamente nell’adempimento delle relative obbligazioni, sempre secondo buona fede [2]. Tali principi costituiscono dei veri e propri obblighi giuridici che vincolano le parti circa le modalità di comportamento da tenere nel singolo rapporto obbligatorio come anche nell’esecuzione del contratto. Essi finiscono anche per integrare il contenuto e gli effetti del contratto stesso visto che neanche le parti sono in grado di prevedere in anticipo tutte le possibili discussioni che potrebbero sorgere in merito ad esso e regolamentarle.

Vediamo ora cosa comportano correttezza e buona fede. A spiegarlo sono alcune sentenze e non la legge che usa i termini in modo molto generico. Secondo i giudici, la correttezza e la buona fede implicano:

  • il dovere di ciascuna parte di cooperare alla realizzazione dell’interesse della controparte, o di evitare di recarle danno, anche se non sono stati previsti nel contratto degli specifici obblighi;
  • l’obbligo informare la controparte di tutto quanto possa essere a lei utile o essenziale nell’esecuzione del contratto; ad esempio il creditore non deve rendere la prestazione del debitore più disagevole o gravosa di quanto, secondo buona fede, possa attendersi e perciò, ad esempio deve comunicargli tutte le circostanze che possano facilitare l’adempimento (come può essere il cambio di residenza);
  • l’obbligo di fornire alla controparte la documentazione relativa al rapporto obbligatorio ed al suo svolgimento; così ad esempio il cliente ha diritto alle copie dei documenti inerenti il contratto con la banca.

Diligenza del buon padre di famiglia: cosa significa 

La seconda regola imposta dal codice civile in materia di esecuzione del contratto riguarda la diligenza del buon padre di famiglia. Cosa significa e cosa si intende con tale termine? Sicuramente anche in questa ipotesi la legge ha preferito usare un termine generale e astratto. Ma il suo significato è facilmente individuabile. Il “buon padre di famiglia” è colui che “ci tiene” e che è premuroso, colui cioè che fa di tutto pur di realizzare l’interesse dei figli. Il che significa che egli assume l’impegno a conseguire, quanto più possibile, il risultato promesso.

Ebbene, il debitore si deve comportare nello stesso modo: non gli basta, ad esempio, raggiungere il minimo necessario se i suoi concorrenti dello stesso settore riescono a ottenere un risultato superiore. Ad esempio, chi acquista un mazzo di rose si aspetta che il fioraio sappia anche confezionarle e non si limiti a unirle con dello spago. Chi chiede un servizio di consulenza finanziaria non si aspetta che gli vengano messe sul piatto le varie ipotesi di investimento, ma che il professionista sappia anche consigliare quale di queste è la migliore. Chi incarica una ditta per eseguire dei lavori in casa, esige che le mattonelle siano a filo con il muro e non tagliate in modo grossolano.

Il tutto, a questo punto, è capire quale deve essere la misura dell’impegno richiesto al debitore. Questo impegno viene rapportato alla “media” delle persone che operano nello stesso settore. Ad esempio, se una persona che fa il medico si impegna a pitturare una parete non potrà giustificare la propria imperizia per il fatto di non essere un soggetto esperto in verniciatura; il principio del buon padre di famiglia gli impone di rapportarsi alla media delle prestazioni eseguite in quello stesso campo e di svolgere l’incarico a dovere, a prescindere dalle sue particolari competenze. Insomma, la diligenza del buon padre di famiglia è un canone di riferimento oggettivo: sono quindi del tutto irrilevanti le difficoltà individuali riscontrate.

Quindi, nell’adempiere le obbligazioni inerenti all’esercizio di un’attività professionale, la diligenza del debitore deve essere valutata con riguardo alla natura dell’attività esercitata, secondo il criterio dell’adeguatezza in relazione alla condizione propria di un determinato ambito dell’obbligato.

Il professionista risponde se non ha tenuto un comportamento accorto, anche in caso di colpa lieve.

Se però la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, egli è tenuto al risarcimento del danno solo se esiste dolo o colpa grave.

A che serve la diligenza del buon padre di famiglia?

La regola della diligenza del buon padre di famiglia serve per valutare se l’adempimento della prestazione è avvenuto correttamente e stabilire se c’è stato o meno un inadempimento che è causa del risarcimento del danno. Si tratta di verificare fino a che punto lo sforzo del debitore avrebbe potuto condurre ad un adempimento esatto e fino a che punto poteva evitare l’inadempimento o l’impossibilità sopravvenuta.

Quando è richiesta la diligenza del buon padre di famiglia?

Il codice civile richiama il concetto di buon padre di famiglia in una serie di norme. Eccole qui di seguito elencate:

Art. 382 Codice civile – Responsabilità del tutore e del protutore: «Il tutore deve amministrare il patrimonio del minore con la diligenza del buon padre di famiglia. Egli risponde verso il minore di ogni danno a lui cagionato violando i propri doveri».

Art. 1001 Codice civile – Obbligo di restituzione. Misura della diligenza: «L’usufruttuario deve restituire le cose che formano oggetto del suo diritto, al termine dell’usufrutto, salvo quanto è disposto dall’art. 995».

Art. 1176 Codice civile – Diligenza nell’adempimento: «Nell’adempiere l’obbligazione il debitore deve usare la diligenza del buon padre di famiglia».

Art. 1227 Codice civile – Concorso del fatto colposo del creditore: «Se il fatto colposo del creditore ha concorso a cagionare il danno, il risarcimento è diminuito secondo la gravità della colpa e l’entità delle conseguenze che ne sono derivate».

Art. 1587 Codice civile – Obbligazioni principali del conduttore: «Il conduttore deve prendere in consegna la cosa e osservare la diligenza del buon padre di famiglia nel servirsene per l’uso determinato nel contratto o per l’uso che può altrimenti presumersi dalle circostanze (…)».

Art. 1710 Codice civile – Diligenza del mandatario: «Il mandatario è tenuto a eseguire il mandato con la diligenza del buon padre di famiglia; ma se il mandato è gratuito, la responsabilità per colpa è valutata con minor rigore».

Art. 1768 Codice civile – Diligenza nella custodia: «Il depositario deve usare nella custodia la diligenza del buon padre di famiglia».

Art. 1804 Codice civile – Obbligazioni del comodatario: «Il comodatario è tenuto a custodire e a conservare la cosa con la diligenza del buon padre di famiglia. Egli non può servirsene che per l’uso determinato dal contratto o dalla natura della cosa».

Art. 1838 Codice civile – Deposito di titoli in amministrazione: «La banca che assume il deposito di titoli in amministrazione deve custodire i titoli, esigerne gli interessi o i dividendi, verificare i sorteggi per l’attribuzione di premi o per il rimborso di capitale, curare le riscossioni per conto del depositante, e in generale provvedere alla tutela dei diritti inerenti ai titoli. Le somme riscosse devono essere accreditate al depositante (…). E’ nullo il patto col quale si esonera la banca dall’osservare, nell’amministrazione dei titoli, l’ordinaria diligenza».

Art. 1957 Codice civile – Scadenza dell’obbligazione principale: «Il fideiussore rimane obbligato anche dopo la scadenza dell’obbligazione principale purchè il creditore entro sei mesi abbia proposto le sue istanze contro il debitore e le abbia con diligenza continuate»

Art. 2104 Codice civile – Diligenza del prestatore di lavoro: «Il prestatore di lavoro deve usare la diligenza richiesta dalla natura della prestazione dovuta, dall’interesse dell’impresa e da quello superiore della produzione nazionale».

Art. 2148 Codice civile – Obblighi di residenza e di custodia: «Il mezzadro ha l’obbligo di risiedere stabilmente nel podere con la famiglia colonica».

Art. 2158 Codice civile – Morte di una delle parti [in tema di mezzadria]: « (….) In tutti i casi, se il podere non è coltivato con la dovuta diligenza il concedente può fare eseguire a sue spese i lavori necessari, salvo rivalsa mediante prelevamento sui prodotti e sugli utili».

Art. 2167 Codice civile – Obblighi del colono: «Il colono deve prestare il lavoro proprio secondo le direttive del concedente e le necessità della coltivazione. Egli deve custodire il fondo e mantenerlo in normale stato di produttività; deve altresì custodire e conservare le altre cose affidategli dal concedente con la diligenza del buon padre di famiglia».

Art. 2174 Codice civile – Obblighi del soccidario: «Il soccidario deve prestare, secondo le direttive del soccidante, il lavoro occorrente per la custodia e l’allevamento del bestiame affidatogli, per la lavorazione dei prodotti e per il trasporto sino ai luoghi di ordinario deposito. Il soccidario deve usare la diligenza del buon allevatore».

note

[1] Art. 1175 cod. civ.

[2] Art. 1375 cod. civ.


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