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Picchiare e scappare: cosa si rischia?

27 Agosto 2018 | Autore:
Picchiare e scappare: cosa si rischia?

Picchiare una persona è reato? Fuggire dopo aver percosso un individuo costituisce reato a sua volta? Quando è omissione di soccorso?

Usare la forza contro un’altra persona è sempre una cosa sbagliata e non è mai una dimostrazione di coraggio; peggio ancora se, dopo aver fatto violenza, ci si dà alla fuga. Picchiare una persona è reato, anche se la vittima non dovesse riportare ferite serie. Molti però si chiedono se fuggire dopo aver percosso una persona integra un reato ulteriore. Cioè: se picchio una persona e poi scappo, cosa rischio? Un aumento di pena? Sono tenuto a soccorrere la persona che ho ferito? Dubbi che molte volte vengono posti e a cui non sempre viene data una risposta esauriente. Come vedremo nei paragrafi successivi, in Italia l’omissione di soccorso è un delitto, ma riguarda le persone che non hanno preso parte al fatto criminoso. Mi spiego meglio: se picchio una persona, non risponderò poi di omissione di soccorso se non mi sarò fermata a soccorrerla. La ragione per cui non si applica l’ulteriore delitto di omissione di soccorso è chiara: la legge non può punire due volte la stessa condotta, né può chiedere a chi abbia infranto la legge malmenando un individuo di fermarsi poi ad aiutarlo. Quanto detto, però, non significa che soccorrere la persona picchiata sia irrilevante dal punto di vista giuridico: anzi, come si vedrà, comporta un’importante diminuzione della pena. Vediamo allora cosa si rischia a picchiare una persona e poi scappare.

Picchiare una persona: è reato?

Cominciamo immediatamente col dire che picchiare una persona è reato quando dalla violenza deriva per la vittima un’apprezzabile sensazione di dolore oppure una malattia: nel primo caso si integrerà il delitto di percosse [1] mentre nel secondo quello di lesioni personali [2]. La differenza tra i due reati è semplice: le percosse provocano solamente dolore, mentre le lesioni cagionano una malattia, per essa dovendosi intendere non soltanto la lesione anatomica (la classica ferita lacerocontusa, in altre parole), ma anche la riduzione apprezzabile di funzionalità dell’organismo [3]. La percossa, invece, consiste in una violenza che genera soltanto una sensazione fisica di dolore, senza postumi di alcun genere (uno schiaffo, un lieve pugno sulla spalla) [4].

Picchiare una persona: quando non è reato?

Picchiare una persona è reato, ma non sempre: per la legge, infatti, sono rilevanti solamente le percosse che, dotate di un contenuto di apprezzabile violenza, siano dirette a produrre una rilevante sensazione dolorifica, cioè a cagionare l’altrui male [5].

Eccezionalmente, quindi, se picchi una persona potresti non commettere alcun reato se dal tuo gesto non deriva alcuna conseguenza, nemmeno quella della sensazione fisica di dolore che rappresenta la soglia minima di rilevanza per far scattare il delitto di percosse. È il caso, ad esempio, del buffetto sulla guancia di una spinta alla quale non segue alcun urto: in queste circostanze, la giurisprudenza del passato ravvisava una condotta idonea ad integrare il vecchio delitto di ingiuria (oggi abrogato), cioè una condotta che non provocava dolore fisico ma che, in qualche modo, ledeva l’onore e la dignità della vittima.

Picchiare e fuggire: è reato?

Passiamo ora al quesito di fondo di questo contributo: cosa si rischia a picchiare e scappare via? Cerchiamo di spiegare nella maniera più chiara possibile. Come anticipato in premessa, il codice penale italiano punisce la persona che non presti soccorso oppure che non chiami le autorità competenti (esempio, il 118) davanti a casi di persone che si trovano in evidente stato di bisogno. La pena è la reclusione fino a un anno o la multa fino a 2.500 euro, con consistenti aumenti nel caso in cui dall’omissione derivi la lesione personale o addirittura la morte della vittima [6].

L’omissione di soccorso, però, non è riferibile a chi abbia provocato lo stato di bisogno in cui versa la persona che necessita di aiuto. Facciamo un esempio: Tizio accoltella Caio e lo lascia sanguinante per strada. In questa ipotesi, Tizio risponderà del delitto derivante dalla sua aggressione (ad esempio, lesioni personali gravi oppure, a seconda dell’importanza del colpo inferto, addirittura tentato omicidio) ma non di omissione di soccorso: è chiaro, infatti, che l’intenzione di Tizio era di ferire/uccidere Caio, non di colpirlo per poi aiutarlo. Sarebbe un controsenso! La legge non può punire due volte la stessa condotta, oppure chiedere all’aggressore di aiutare l’aggredito. Quindi, abbiamo una prima risposta: picchiare una persona e scappare non integra un’autonoma fattispecie di reato, bensì un unico delitto (quello di percosse, lesioni o tentato omicidio, a seconda del tipo di aggressione).

Picchiare e fuggire: cos’è il recesso attivo?

Quanto appena detto è assolutamente vero; soccorrere la persona a cui poco prima sono state inferte percosse o lesioni, però, non è un comportamento del tutto irrilevante per la legge. Innanzitutto, l’aggressore che, dopo aver commesso il fatto, aiuta l’aggredito in segno di pentimento, potrebbe beneficiare in sede processuale delle attenuanti generiche [7], ottenendo così uno sconto di pena in caso di condanna.

Oltre a ciò, la legge dice che l’autore di una condotta criminosa, se si adopera affinché l’evento che inizialmente voleva realizzare non si verifichi, soggiace ad una pena in misura ridotta [8]. È quello che si chiama recesso attivo, figura particolare di delitto tentato. Cosa significa? In pratica, ottiene una notevole riduzione della pena colui che, dopo aver commesso l’azione criminosa (ad esempio, dopo aver accoltellato una persona o averla colpita con una pietra o anche solamente a mani nude) si adopera affinché dal suo gesto non derivi la conseguenza inizialmente voluta (ad esempio, il ferimento o la morte della vittima).

Facciamo un esempio: Tizio sferra un pugno molto violento a Caio, lasciandolo tramortito a terra. Accortosi della gravità del suo gesto, Tizio chiama i soccorsi, scongiurando così l’aggravarsi delle condizioni di Caio. È chiaro, però, che resta il reato compiuto, cioè il colpo inferto a Caio. Quindi, pur non scappando, Tizio rimane responsabile del gesto che ha realizzato, potendo ottenere solamente una riduzione della pena.


note

[1] Art. 581 cod. pen.

[2] Art. 582 cod. pen.

[3] Cass., sent. n. 10643 del 09.12.1996.

[4] Cass., sent. n. 4822 del 15.04.1980.

[5] Cass., sent. del 12.03.1971.

[6] Art. 593 cod. pen.

[7] Art. 62-bis cod. pen.

[8] Art. 56, comma quarto, cod. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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