Diritto e Fisco | Articoli

Mancata comunicazione dati conducente: come evitare la seconda multa

25 Luglio 2018
Mancata comunicazione dati conducente: come evitare la seconda multa

Eccesso di velocità e obbligo di comunicare i dati di chi era alla guida dell’automobile: per non perdere i punti si può non rispondere, ma per evitare la multa bisogna dare una giustificazione plausibile.

Ti è arrivata una contravvenzione. La raccomandata indica la multa da pagare e i punti che verranno sottratti dalla patente. Ma poiché la violazione non ti è stata contestata nell’immediato, la polizia ti chiede di comunicare, nei 60 giorni successivi, i dati dell’effettivo conducente affinché solo a quest’ultimo sia applicata la sanzione accessoria (ossia la decurtazione dei punti). Cosa fai? Se sei il proprietario dell’auto hai diverse opzioni che ti consentono di lasciare integra la patente e, nello stesso tempo, di non incorrere in ulteriori contravvenzioni oltre a quella – che dovrai pagare – per l’eccesso di velocità o per il passaggio al semaforo rosso. I chiarimenti provengono da alcune importanti e recentissime sentenze della Cassazione [1] che hanno un po’ stravolto la materia della mancata comunicazione dei dati del conducente. Sì, hai capito bene: se stai pensando a un mezzo per salvare “capra e cavoli” e liberarti del problema – magari pagando la multa nei primi cinque giorni, usufruendo così dello sconto del 30% – hai trovato la pagina giusta per sapere come comportarti. Non ti suggeriremo, ovviamente, sistemi illegali o mezzi per eludere la legge, ma solo ciò che la legge e la giurisprudenza hanno ormai stabilito e che, pertanto, costituisce ormai una sorta di diritto dell’automobilista. Ma procediamo con ordine e vediamo come evitare la seconda multa per la mancata comunicazione dei dati del conducente.

Quando arriva una multa che succede?

Se la multa viene contestata immediatamente, la polizia ha già la certezza dell’identità del conducente, sicché applica a quest’ultimo tanto la sanzione pecuniaria – la contravvenzione – quanto quella accessoria della decurtazione dei punti. I problemi si pongono però in tutti quei casi in cui il codice della strada consente alle autorità la contestazione differita, ossia l’invio della multa a casa. Ciò succede di solito quando l’infrazione viene accertata con strumenti di rilevamento elettronico della velocità come tutor, autovelox, photored (la telecamera sui semafori), telelaser (l’attrezzo a forma di pistola che, puntato contro le auto, ne rivela la velocità), scoutspeed (l’autovelox montato sulle auto della polizia in movimento).

In tutti questi casi la sanzione amministrativa pecuniaria scatta sia in capo al proprietario del veicolo oggetto dell’infrazione che – in via solidale – dell’autore materiale dell’illecito. La decurtazione del punteggio dalla patente di guida viene posta a carico solo dell’effettivo trasgressore. Perciò il proprietario del veicolo deve fornirne all’organo di polizia, entro 60 giorni dalla data di notifica del verbale di contestazione, i dati personali e della patente di quest’ultimo. Lo deve fare anche se propone ricorso contro la multa, se paga o se è stato lui stesso a guidare l’auto (in tal caso dovrà “auto denunciarsi”).

Se il proprietario del veicolo non fornisce la dichiarazione contenente i dati dell’effettivo conducente non subisce certo la decurtazione dei punti dalla propria patente (in quanto l’identità del trasgressore non può essere presunta) ma è soggetto a una sanzione amministrativa pecuniaria da 282 a 1.142 euro.

In sostanza, il codice della strada fornisce al proprietario del veicolo la possibilità di «trasformare definitivamente la decurtazione del punteggio della patente in sanzione pecuniaria, proprio dichiarando di non essere l’autore dell’illecito oppure omettendo del tutto di rispondere all’invito della polizia di dichiarare chi fosse l’autore materiale dell’illecito.

Come evitare la decurtazione dei punti dalla patente

Da quanto detto, il proprietario dell’auto che sia stato anche l’autore dell’infrazione può decidere tra il subire la decurtazione dei punti, inviando alla polizia, nei 60 giorni dal ricevimento della multa, la dichiarazione con cui incolpa se stesso, o non rispondere affatto. In questo secondo caso, non gli verranno sottratti i punti, ma sarà soggetto alla seconda multa. Una scelta che in molti operano quando hanno pochi punti sulla patente, ma da valutare con attenzione. Difatti, il costo di un corso di recupero dei punti presso una scuola guida è spesso inferiore alla seconda sanzione e, in più, consente di recuperare fino a sei punti con 12 ore di lezione. Ma non è detto che si abbia il tempo di partecipare a tali corsi, così a volte la scelta diventa obbligata.

Secondo la Corte Costituzionale è legittimo rimanere anonimi, evitando la sottrazione dei punti a condizione di essere disposti a pagare la sanzione di 286 euro prevista dal codice della strada [1] per omessa comunicazione del conducente quando si riceve un verbale d’infrazione.

Leggi anche Come non perdere i punti della patente dopo la multa.

Come evitare la seconda multa in caso di mancata comunicazione dei dati della patente

Una recente sentenza della Cassazione [2] ha stabilito che, se all’invito della polizia di fornire i dati dell’effettivo conducente il proprietario risponde ma nella dichiarazione fornisce prova di essere nell’oggettiva impossibilità di ricordare a chi abbia prestato la macchina, non può scattare neanche la seconda multa. La pronuncia è molto importante perché ha spezzato l’interpretazione contraria che aveva retto per molti anni. Secondo il nuovo orientamento della Corte è quindi:

  • necessario rispondere all’invito della polizia;
  • nella risposta bisognerà spiegare e documentare le ragioni per cui non si è in grado di ricordare il nome dell’effettivo conducente.

Il caso tipico è quello del soggetto che ha un’auto che condivide con svariati membri della famiglia, quando ciascuno di questi non sia intestatario di un proprio veicolo. Un’altra ipotesi tipica è quella dell’auto intestata alla società o all’imprenditore che viene tuttavia condivisa dai dipendenti e/o collaboratori.

In tali ipotesi c’è la giusta causa che rende impossibile ricordare i dati dell’effettivo conducente. Sicché, fornendo tale giustificazione, non si incorre né nella decurtazione dei punti dalla patente, né nella seconda contravvenzione.

Se l’auto è affidata a un’altra persona cosa succede?

Con un’ultima sentenza di qualche giorno fa la Cassazione ha fornito un ulteriore importante tassello [3] in merito alle conseguenze per il caso di mancata comunicazione dei dati dell’effettivo conducente. Per comprenderlo facciamo un esempio. Immaginiamo che arrivi la multa a Mario, proprietario dell’auto. Senonché questi, all’invito della polizia di fornire i dati dell’effettivo conducente, dichiara che il veicolo è affidato ormai da tempo al figlio che lo utilizza come proprio visto che lui, ormai, ha un’età che non gli consente di guidare con disinvoltura. La polizia, a questo punto, invia a quest’ultimo l’invito a fornire i dati dell’effettivo conducente. L’affidatario del mezzo può dimostrare di non essere l’autore materiale dell’illecito indicando esattamente i dati del trasgressore (così evitando la decurtazione dei punti), ma non può (come invece abbiamo appena visto può fare il proprietario del veicolo) dichiarare di non essere in grado di ricordare a chi abbia dato l’auto. In altre parole, se l’intestatario del mezzo può giustificarsi dicendo di non sapere chi fosse l’effettivo conducente (dando prova di validi motivi), l’affidatario non ha tale facoltà.


note

[1] C. Cost. ord. n. 12/2017.

[2] Cass. sent. n. 9555/18.

[3] Cass. sent. n. 19486/18 del 23.07.2018.

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 2 febbraio – 23 luglio 2018, n. 19486

Presidente Petitti – Relatore Scalisi

Fatti di causa

La sig.ra PA. NA., con atto di citazione notificato con raccomandata spedita il 29.11.2010, proponeva appello avverso la sentenza n.2494/10 pubblicata con lettura in udienza in data 16.9.2010, con la quale il Giudice di Pace di Bergamo aveva rigettato il ricorso in opposizione, proposto dalla stessa nei confronti della Prefettura di Bergamo e della Polizia Stradale di Bergamo, avverso il verbale di contestazione S.P.V. n. (omissis) elevato per la violazione dell’art.142/8 C.d.S., per mancata identificazione dell’autore materiale e per non essere la stessa il soggetto passivo della pretesa amministrativa. Secondo l’appellante, il GdP aveva violato il disposto dell’art.112 cod. proc. civ., posto che le ragioni dell’opposizione, relative alla mancata identificazione dell’autore materiale del fatto, erano state disattese senza alcuna motivazione. Chiedeva che in accoglimento del proprio ricorso in opposizione, venisse dichiarata l’insussistenza della violazione contestata.

Si costituiva in giudizio, per la Prefettura di Bergamo, U.T.G., l’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Brescia, chiedendo il rigetto dell’appello e la conferma della sentenza di primo grado, che, con completa e pertinente motivazione, aveva respinto le pretestuose difese della ricorrente, in mancanza dell’assolvimento dell’obbligo a carico di proprietario ed affidatario del veicolo sanzionato di dimostrare l’identità del conducente effettivo autore del fatto.

Il Tribunale di Bergamo, con sentenza n. 34 del 2014, rigettava l’appello e condannava l’appellante al pagamento delle spese del giudizio di appello. Secondo il Tribunale di Bergamo, posto che il veicolo, al momento dell’infrazione, si trovava nella piena disponibilità della sig.ra Pa. Na. incombeva sulla stessa l’onere di fornire alla Polizia Stradale di Bergamo gli elementi per risalire all’identità dell’effettivo conducente cui era passata, al momento della commissione dell’infrazione, la momentanea disponibilità materiale del veicolo. Circostanza, per altro, lasciata nell’incertezza dalla stessa ricorrente che non ha negato di trovarsi alla guida del veicolo al momento della commissione dell’infrazione, ma semplicemente asserito di non ricordare chi fosse al volante.

La cassazione di questa sentenza è stata chiesta da Pa. Na. con ricorso affidato ad un motivo. La Prefettura di Bergamo, e la Polizia Stradale di Bergamo, in questa fase non hanno svolto attività giudiziale.

Ragioni della decisione

1.= In via preliminare il Collegio prende atto che il ricorso non risulta notificato all’Avvocatura generale dello Stato ma all’Avvocatura distrettuale di Bergamo. In linea generale, qualora la notificazione del ricorso per cassazione proposto nei confronti della P.A. sia affetta da nullità perché effettuata presso l’Avvocatura distrettuale, anziché presso l’Avvocatura generale dello Stato, ove non sia seguita la spontanea notifica di controricorso da parte dell’intimata malamente raggiunta dalla notifica del ricorso, deve ordinarsi la rinnovazione della notificazione ai sensi dell’art. 291 cod. proc. civ.; rinnovazione che, se eseguita, ha l’effetto di sanare tale nullità ex tunc impedendo la decadenza dall’impugnazione (Cass., ord. 30 giugno 2006, n. 15062); e restando in tal caso abilitata l’intimata a depositare il proprio controricorso anche al di là dei termini a tal fine previsti per il caso di rituale notificazione del ricorso (Cass. 14 ottobre 2005, n. 20000; Cass. 7 settembre 2006, n. 19242);

1.1.= Tuttavia, il rispetto del diritto fondamentale ad una ragionevole durata del processo impone al giudice di evitare ed impedire comportamenti che siano di ostacolo ad una sollecita definizione dello stesso, tra i quali rientrano quelli che si traducono in un inutile dispendio di attività processuali e formalità superflue perché non giustificate dalla struttura dialettica del processo, dal rispetto effettivo del principio del contraddittorio, da sostanziali garanzie di difesa e dal diritto alla partecipazione al processo in condizioni di parità dei soggetti nella cui sfera giuridica l’atto finale è destinato ad esplicare i suoi effetti. Ne consegue che, in caso di ricorso per cassazione prima facie infondato sarebbe superflua la fissazione di un termine per l’integrazione del contraddittorio nei confronti delle altre parti, atteso che la stessa si tradurrebbe in un allungamento dei termini per la definizione del giudizio senza comportare alcun beneficio per la garanzia dell’effettività dei diritti processuali (Cass. n. 4850 del 2017).

Pertanto, il Collegio, essendo il ricorso infondato, ritiene non necessario ordinare la rinnovazione della notificazione ai sensi dell’art. 291 cod. proc. civ..

2.= Con l’unico motivo di ricorso Pa. Na. lamenta la violazione e falsa applicazione di norme di diritto, ai sensi dell’art. 360, primo comma, n, 3 cod. proc. civ. ed, in particolare, dell’art. 2697 cod. civ. sull’onere probatorio. Secondo la ricorrente, essere affidatari del veicolo non vuol dire di per sé essere autori materiali della violazione e non essendo stato identificato l’autore la prova che l’affidatario sia anche l’autore materiale non è certo posta a carico del ricorrente, così come avrebbe ritenuto il giudice di secondo grado. Piuttosto, la prova che l’autore materiale fosse l’affidatario avrebbe dovuto essere assolta dall’amministrazione procedente in quanto l’obbligata solidale non indicava l’affidatario quale autore materiale e, diversamente non avrebbe potuto essere, non potendosi conoscere direttamente situazioni alle quali non si era presenti.

2.1.= Il motivo è infondato.

Ai fini di avviare a soluzione la questione prospetta appare opportuno premettere che, nel caso in esame, è stata accertata una violazione dell’art. 142 comma 8 del CdS, ovvero una violazione del limite di velocità prefissati dallo stesso codice della Strada. La violazione dell’art. 142, comma 8 CdS. comporta la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da Euro 343,35 a Euro 1.376,55, nonché’ la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a tre mesi e la decurtazione, ai sensi dell’art. 126-bis CdS., di dieci punti dal punteggio attribuito alla patente di guida. Sennonché mentre la sanzione amministrativa pecuniaria è posta solidalmente a carico del proprietario del veicolo oggetto dell’infrazione e dell’autore materiale dell’illecito, la decurtazione di dieci punti dal punteggio attribuito alla patente di guida va posta a carico dell’effettivo autore materiale dell’illecito. Tuttavia, ai sensi dell’art. 126 bis: “La comunicazione (che l’agente che ha accertato la violazione che comporta la perdita di punteggio, dovrà dare all’anagrafe nazionale degli abilitati alla guida) deve essere effettuata a carico del conducente quale responsabile della violazione (e) nel caso di mancata identificazione di questi, il proprietario del veicolo, ovvero, altro obbligato in solido ai sensi dell’articolo 196, deve fornire all’organo di polizia che procede, entro sessanta giorni dalla data di notifica del verbale di contestazione, i dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione. (…) Il proprietario del veicolo, ovvero altro obbligato in solido ai sensi dell’articolo 196, sia esso persona fisica o giuridica, che omette, senza giustificato e documentato motivo, di fornirli è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da Euro 250 a Euro 1.000.”. Come appare del tutto evidente l’art. 126 bis CdS da la possibilità al proprietario del veicolo sanzionato di trasformare definitivamente la decurtazione del punteggio della patente in sanzione pecuniaria, proprio dichiarando di non essere l’autore dell’illecito e omettendo di indicare chi fosse l’autore materiale dell’illecito.

Ora, nel caso in esame, il proprietario del veicolo (che per quanto si possa desumere risponderebbe nella persona di una nipote della sig.ra Pa. Na.) ha provveduto a dichiarare, con raccomandata, che il veicolo sanzionato era stato posto nella disponibilità della sig.ra Pa., ed è, questo, un dato certo, confermato dalla stessa sig. ra Pa..

Ciò detto la sig.ra Pa. risulta, dunque, essere il soggetto indicato ai sensi dell’art. 126 bis CdS dal proprietario del veicolo sanzionato, al quale, però, la legge non assegna le stesse possibilità che ha assegnato al proprietario. Piuttosto, il soggetto indicato dal proprietario ha la possibilità di dimostrare di non essere l’autore materiale dell’illecito indicando esattamente l’autore materiale ma non potrà dichiarare di non essere l’autore dell’illecito ed omettere (come può fare il proprietario del veicolo) di indicare chi sia stato l’autore dell’illecito, proprio perché l’art. 126 bis, nella parte che qui interessa è norma speciale (consente al solo proprietario di omettere di indicare l’autore materiale ove ricorrono giustificati motivi), e, dunque, di stretta interpretazione che non consente di estendere il vantaggio assegnato al proprietario del veicolo sanzionato anche ad altri soggetti e/o al soggetto indicato dal proprietario del veicolo.

2.2. = Senza dire che nel caso specifico, la ricorrente non ha neppure indicato le ragioni oggettivamente condivisibili che non le hanno consentito di indicare l’autore materiale dell’illecito. Piuttosto e, al contrario, la sig.ra Pa. “(…) non ha negato di trovarsi alla guida del veicolo al momento dell’omissione dell’infrazione ma ha semplicemente asserito di non ricordare chi fosse al volante (….)”. Sicché, anche per questa ragione la sentenza impugnata non merita di essere censurata.

In definitiva, il ricorso va rigettato. Non occorre provvedere alla liquidazione delle spese del presente giudizio posto che La Prefettura di Bergamo e La Polizia Stradale di Bergamo, intimati, in questa fase non hanno svolto attività giudiziale. Il Collegio dà atto che, ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del D.P.R. 115 del 2002, sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso a norma del comma I-bis dello stesso art. 13.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; dà atto che, ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del D.P.R. 115 del 2002 sussistono i presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma I-bis dello stesso art. 13.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube