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Cosa significa processo a porte chiuse?

3 Ago 2018 | Autore:


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Perché le udienze sono pubbliche? Cos’è il principio di pubblicità? Quando le udienze sono celebrate a porte chiuse? Chi decide come debba svolgersi il processo?

La giustizia viene normalmente rappresentata come una dea bendata che impugna in una mano la spada e nell’altra una bilancia. Rimandando alla lettura di questo articolo per saperne qualcosa in più sul significato di questa rappresentazione, ciò che è certo è che la giustizia non agisce ciecamente e, soprattutto, non procede di nascosto. Cosa vuol dire? Significa che, a parte la particolare fase delle indagini preliminari, la quale normalmente si svolge segretamente, per il resto i meccanismi della giustizia sono (e devono essere) visibili a tutti. È il cosiddetto principio di pubblicità: le udienze devono essere pubbliche affinché ogni cittadino possa rendersi conto di come procede la giustizia. Si tratta di una risposta al vecchio sistema inquisitorio, secondo cui che le udienze si dovevano svolgere in gran segreto, con la partecipazione esclusiva dei giudici e degli imputati. Ciò impediva un controllo sulla correttezza delle procedure, poiché tutto veniva svolto a porte chiuse, senza la partecipazione di alcuno. La pubblicità dell’udienza, al contrario, assicura che il procedimento si attenga alla legge, senza prevaricare i diritti delle parti e, soprattutto, dell’imputato. Si tratta di una garanzia, in poche parole. Ciononostante, la legge prevede dei casi in cui il processo debba celebrarsi a porte chiuse. Perché? Cosa significa per l’esattezza? Se questo argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo cosa significa processo a porte chiuse e cosa dice la legge.

Come si celebra un processo?

Il processo a porte chiuse è l’eccezione alla regola: infatti, di norma le udienze sono pubbliche, nel senso che chiunque può accedervi. In pratica, ciò significa che ad un’udienza possono assistere non solo gli avvocati e le parti direttamente (imputati, persone offese, pubblico ministero) o indirettamente (testimoni, periti, ecc.) coinvolte, ma anche tutti quei soggetti che sono completamente estranei al processo.

Se hai mai assistito ad un’udienza, saprai bene che in aula sono presenti non solo i professionisti del diritto, ma anche i parenti delle persone coinvolte, talvolta i giornalisti e, comunque, anche i comuni cittadini. È il principio di pubblicità del processo: la giustizia non opera al buio, non ha nulla da nascondere, tutti possono assistere alle sue procedure. Proprio tutti? Spieghiamo meglio.

Pubblicità dell’udienza: cosa significa?

La pubblicità del processo, così come le ipotesi in cui essa avvenga a porte chiuse, è prerogativa tipica del processo penale, prevista addirittura a pena di nullità dell’udienza stessa. Tuttavia, secondo la legge, non sono ammessi nell’aula di udienza i minorenni, le persone che sono sottoposte a misure di prevenzione e quelle che appaiono in stato di ubriachezza, di intossicazione o di squilibrio mentale. La presenza di questi soggetti in aula è giustificata solamente nel caso in cui debbano rendere testimonianza.

Non è consentita inoltre la presenza in udienza di persone armate, fatta eccezione per gli appartenenti alla forza pubblica, né di persone che portino oggetti atti a molestare. Le persone che turbano il regolare svolgimento dell’udienza sono espulse per ordine del presidente o, in sua assenza, del pubblico ministero, con divieto di assistere alle ulteriori attività processuali.

A questi limiti si aggiungono quelli imposti di volta in volta dal giudice; in particolare, per ragioni di ordine, il presidente può disporre, in casi eccezionali, che l’ammissione nell’aula di udienza sia limitata a un determinato numero di persone; cioè, in altre parole, che l’udienza venga celebrata a porte chiuse [1].

Processo a porte chiuse: cos’è?

Eccezionalmente, quindi, è possibile che il processo venga celebrato a porte chiuse. Cosa significa? Vuol dire l’esatto opposto di quanto abbiamo detto finora: per ragioni di convenienza che vedremo di qui a un attimo, a volte il processo deve svolgersi solamente tra le parti direttamente interessate, e cioè tra il magistrato del pubblico ministero, l’imputato, la persona offesa (se c’è) e i rispettivi difensori. Ovviamente al cospetto del giudice. Si dice che l’udienza è celebrata a porte chiuse perché, effettivamente, le porte dell’aula vengono chiuse, di modo che solamente i soggetti coinvolti possano assistervi.

È il giudice, con ordinanza, a stabilire che il dibattimento o alcuni atti di esso si svolgano a porte chiuse. L’ordinanza è revocata con le medesime forme quando sono cessati i motivi che giustificavano il provvedimento. Quando si è ordinato di procedere a porte chiuse, non possono per alcun motivo essere ammesse nell’aula di udienza persone diverse da quelle che hanno il diritto (le parti processuali) o il dovere (es.: i testimoni) di intervenire. In alcuni casi, il giudice può consentire la presenza dei giornalisti. Anche se il processo è a porte chiuse, i testimoni, i periti e i consulenti tecnici sono assunti secondo l’ordine in cui vengono chiamati e, fatta eccezione di quelli che sia necessario trattenere nell’aula di udienza, vi rimangono per il tempo strettamente necessario [2].

Processo a porte chiuse: quando?

Abbiamo spiegato cos’è un processo a porte chiuse; vediamo ora in quali casi l’udienza è celebrata solamente alla presenze dei diretti interessati. Secondo la legge, Il giudice dispone che il processo o alcune parti di esso si svolga a porte chiuse quando la pubblicità può nuocere al buon costume (si immagini il caso di un processo a carico di persone imputate di sfruttamento della prostituzione) ovvero, se vi è richiesta dell’autorità competente, quando la pubblicità può comportare la diffusione di notizie da mantenere segrete nell’interesse dello Stato.

Eccezionalmente, Il giudice dispone la celebrazione a porte chiuse quando debba procedersi ad acquisizione di conversazioni intercettate (per via della privacy) oppure, su richiesta dell’interessato, quando si debba procedere all’assunzione di prove che possono causare pregiudizio alla riservatezza dei testimoni ovvero delle parti private in ordine a fatti che non costituiscono oggetto dell’imputazione.

Il giudice dispone altresì che il dibattimento o alcuni atti di esso si svolgano a porte chiuse quando la pubblicità può nuocere alla pubblica igiene, quando avvengono da parte del pubblico manifestazioni che turbano il regolare svolgimento delle udienze ovvero quando è necessario salvaguardare la sicurezza di testimoni o di imputati. Si pensi a casi che coinvolgono personaggi famosi o notori in un determinato ambiente malavitoso: la presenza del pubblico potrebbe creare scompiglio e disordine in aula.

Il dibattimento relativo ai delitti attinenti la pedopornografia e quelli a sfondo sessuale si svolge a porte aperte; tuttavia, la persona offesa può chiedere che si proceda a porte chiuse anche solo per una parte di esso. Si procede sempre a porte chiuse quando la parte offesa è minorenne, oppure quando un minore debba essere sentito [3].

note

[1] Art. 471 cod. proc. pen.

[2] Art. 473 cod. proc. pen.

[3] Art. 472 cod. proc. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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