Diritto e Fisco | Editoriale

Che fare se una persona non mi paga?

25 Luglio 2018
Che fare se una persona non mi paga?

Se un cliente non paga o in generale un debitore non adempie alla propria prestazione è possibile avviare una pratica di recupero crediti consistente in una diffida e, se si è in possesso di una prova scritta, nella richiesta di un decreto ingiuntivo.

Hai eseguito un’attività o venduto un bene a una persona che ancora non ti ha pagato. Oramai sono passati quasi due mesi e, ai tuoi numerosi solleciti, non è seguito alcun comportamento che denotasse buone intenzioni e la volontà di ottemperare all’adempimento. Anche se non possiedi un contratto scritto, perché tutto è avvenuto oralmente, hai comunque la dimostrazione che tra di voi ci sono stati dei rapporti commerciali. Oltre ai testimoni, hai conservato degli scambi di email ed sms che attestano i tuoi solleciti di pagamento. In un primo momento il debitore ti aveva assicurato che avrebbe provveduto al versamento della somma in tempi brevi. Dopodiché ha provato a sollevare scuse di vario tipo, generiche e infondate, riguardo alla tua prestazione. Infine ha smesso di risponderti. Ora non hai più intenzione di attendere e hai deciso di agire nei suoi confronti. Ti chiedi, quindi, che fare se una persona non mi paga? Solitamente ci si rivolge a un avvocato che provvede con le azioni legali, ma tu vuoi poter quantomeno sapere in anticipo cosa ti attende e qual è la trafila da svolgere per una pratica di recupero crediti. Anche perché non vorresti spendere ulteriori somme e rimanere fregato due volte.

Nelle righe qui sotto troverai la risposta a tutte le tue domande. Ti spiegheremo infatti come ottenere un pagamento da un cliente o, più in generale, da chiunque sia debitore di una somma di denaro. In verità, dovrai tenere conto che le regole che stiamo per elencarti valgono per qualsiasi situazione di debito/credito, a prescindere dal fatto che l’abbia generata: una vendita, una prestazione di servizi, un rapporto di lavoro, una collaborazione occasionale, un risarcimento del danno, una promessa di pagamento, una bolletta, una fattura, un assegno o una cambiale protestati, ecc.

Dunque mettiti comodo e tieni a mente le cose che sto per dirti.

La raccolta delle prove del credito

Prima di mettere in mezzo il tuo avvocato, la prima cosa che ti consiglio è di raccogliere le prove dell’esistenza di un contratto e dell’inadempimento del debitore. Anche se non hai mai firmato una scrittura privata o qualsiasi altro documento non ti devi preoccupare: la nostra legge prevede la libertà di forma nell’assunzione delle obbligazioni. In altri termini, la regola generale è che i contratti possono essere stipulati in qualsiasi modo, anche con una stretta di mano e con una intesa verbale. Basta persino un gesto, come quello di chi, al supermercato, preleva un oggetto dallo scaffale e si dirige verso la cassa. I contratti più importanti sono scritti perché in ballo ci sono cifre rilevanti e, quindi, è necessario cautelarsi e specificare i diritti e i doveri delle parti. Eccezionalmente la legge prescrive la forma scritta a pena di nullità: ciò succede, ad esempio, per la locazione di immobili urbani a civile abitazione, per il mutuo bancario, per il contratto di conto corrente, per la compravendita immobiliare, per le donazioni di non modico valore. In questi ultimi due casi è anche necessario il rogito notarile non essendo sufficiente la scrittura privata.

Torniamo alla pratica di recupero crediti. Se non hai un documento scritto puoi ugualmente dimostrare l’esistenza di un contratto in qualsiasi altro modo possa dimostrare l’esistenza dell’accordo e le rispettive obbligazioni. Di solito si chiamano i testimoni che hanno assistito alle trattative commerciali e/o all’esecuzione della prestazione. Si pensi a un vettore che ha consegnato della merce a casa del debitore o un dipendente che ha assistito all’esecuzione della prestazione.

Anche se l’email semplice non ha valore di prova documentale, sempre più giudici le stanno accordando una certa rilevanza; basterebbe che, in causa, il contenuto dell’email non fosse contestato dall’avversario che questa assumerebbe valore di prova. Stesso discorso vale per gli sms e le chat su internet.

Leggi anche Come dimostrare un contratto.

Invia un sollecito

Il secondo gradino da seguire nella pratica di recupero crediti è il sollecito di pagamento. Non è obbligatorio ma fortemente consigliato, non fosse altro perché potrebbe spingere il debitore a pagare o a trovare un bonario componimento, evitando così al creditore di agire in giudizio. Senza contare che se il sollecito viene inviato con raccomandata a/r, serve a interrompere i termini di prescrizione. Già, perché anche il tuo credito, come il latte in frigorifero, dopo un po’ di tempo scade. Scade però solo a condizione che tu non eserciti il diritto. Per cui, se invii una diffida interrompi la prescrizione.

La durata della prescrizione varia a seconda della natura del credito: si va dai 10 anni per i contratti ai 3 anni per le prestazioni professionali; infine si arriva a 5 anni per le obbligazioni che scaturiscono da comportamenti illeciti (ad esempio un danneggiamento) anche se avvenuti senza malafede.

Per inviare un sollecito non devi far altro che scrivere al debitore, indirizzandogli una raccomandata o una posta elettronica certificata, specificando l’entità del credito e la ragione dello stesso (farai riferimento al contratto). Infine darai un termine per adempiere che di solito è di 15 giorni (il termine può essere più o meno ampio a seconda dell’entità della somma da versare; per piccole cifre puoi anche dare cinque giorni lavorativi).

Una possibile formula per una diffida di pagamento può essere la seguente:

«Egr. Sig…. con la presente Le sollecito il pagamento di euro… quale corrispettivo per l’obbligazione da Lei assunta con l’accordo tra di noi siglato in data… con il quale le sono stati eseguiti i seguenti lavori/venduti i seguenti beni… Tengo a preavvertirLa che, in difetto di pagamento entro e non oltre 15 giorni dal ricevimento della presente ricorrerò alla vie giudiziarie senza ulteriori avvisi. Con aggravio di costi a Suo carico».

Stimola una risposta scritta

Se il debitore dovesse risponderti chiedendoti una dilazione di pagamento o un saldo e stralcio avresti la “prova provata” dell’esistenza del tuo credito e non dovresti più temere il fatto di non avere un contratto scritto. Difatti, una volta che il debitore non contesta formalmente l’obbligazione ma anzi tenta una via pacifica per conciliare, questa sua dichiarazione viene considerata come ammissione di debito. Il documento potrà essere da te utilizzato – come vedremo a breve – quale prova scritta del credito per ottenere un decreto ingiuntivo.

Prova a telefonare

Sempre in un’ottica conciliativa, sicuramente la telefonata è il mezzo migliore per capire le rispettive ragioni. Puoi anche registrarla, in questo modo procurandoti la prova del debito che tanto aspettavi.

Perché sto provando a farti capire quant’è importante la soluzione bonaria (cosiddetta “transazione”)? Perché il ricorso al tribunale è costoso, lungo e spesso incerto: come ti spiegherò successivamente, il fatto di ottenere una sentenza di condanna o un decreto ingiuntivo non ti garantisce la riscossione del credito. Potrebbe infatti succedere che il debitore perseveri nell’inadempimento e ti tocca fare un’esecuzione forzata sperimentando solo allora che la controparte non ha beni intestati da pignorare.

L’avvio della pratica all’avvocato

Il gradino ulteriore è rivolgersi all’avvocato. Il quale, a sua volta, tenterà un primo approccio bonario con una diffida in carta intestata. Questa di solito ha più autorevolezza di quella inviata dal creditore, non fosse altro perché evidenzia la serietà delle intenzioni di quest’ultimo di procedere giudizialmente.

Per crediti fino a 50mila euro, l’avvocato deve – nel diffidare il debitore – invitarlo a procedere a una “negoziazione assistita” che è una procedura volta a trovare una soluzione bonaria prima di ricorrere al giudice. Il debitore può accettare o meno; in quest’ultimo caso ci si rivolge al giudice.

La causa

Se il debitore dovesse persistere nell’inadempimento o trovare “scuse” per non pagare, non ti resta che l’azione giudiziaria.

Quando hai una prova scritta del tuo credito non c’è bisogno che fai una causa. Basta che depositi la prova nella cancelleria del giudice con un ricorso per decreto ingiuntivo. Anche la semplice fattura è considerata una prova scritta. Così anche il contratto, una bolla di consegna, un ordine controfirmato, una promessa di pagamento, una lettera del debitore con richiesta di saldo e stralcio, ecc.

Il giudice valuta se la prova è sufficiente e dopo, senza sentire l’avversario, emette un ordine di pagamento nei confronti di quest’ultimo. Il tuo avvocato lo notificherà al debitore il quale, nei 40 giorni successivi, sarà tenuto a pagare o a fare opposizione. Se questi decide per l’opposizione si apre una causa nel corso della quale dovrai dimostrare il tuo credito e non potrai farlo limitandoti a indicare di nuovo le prove scritte che hai presentato nel ricorso per decreto ingiuntivo.

Se non hai una prova scritta non ti resta che agire con la tradizionale causa civile, nel corso della quale però potrai chiedere anche il risarcimento per tutti i danni che l’inadempimento ti ha prodotto.

Se anche dopo il decreto ingiuntivo o la notifica della sentenza il debitore non dovesse pagare, dovrai agire con l’esecuzione forzata: dopo aver cioè verificato se questi è titolare di beni, dovrai avviare le pratiche del pignoramento. Ed è proprio qui la parte più difficile perché un conto è ottenere una sentenza di condanna, un’altra trasformarla in denaro. Spesso l’esecuzione forzata non ha successo, specie quella per piccole cifre perché si tratta di pignorare i beni del debitore e metterli in vendita con procedure costose e farraginose, quasi sempre prive di successo. L’unico margine di tutela è se il debitore ha uno stipendio (nel qual caso puoi pignorare un quinto), una pensione (pignoramento fino a massimo un quinto sottratto il minimo vitale) o un conto corrente bancario.

La causa conviene?

Spesso ci si chiede se, in fin dei conti, conviene fare causa al debitore. Tutto dipende dalle disponibilità economiche di quest’ultimo e dal possibile margine di successo del pignoramento. Tieni conto però che, sino ad allora, tutte le spese legali sono a carico tuo. Il che è sempre un grosso deterrente per chi non ha certezza di recuperare i propri soldi.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube