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Casa in comodato dei genitori: come evitare che vada alla moglie

18 Agosto 2018
Casa in comodato dei genitori: come evitare che vada alla moglie

Mio figlio sposato con figli minori abita in una casa con causa in corso per sfratto. Vorrebbe acquistare casa con le agevolazioni prima casa come bene personale con i soldi che gli daremmo noi genitori o a fondo perduto o in prestito. Cosa può fare prima dell’acquisto (o anche subito dopo l’acquisto) per evitare che in caso di separazione il diritto di abitare tale casa venga attribuito alla moglie affidataria dei figli? La moglie è d’accordo all’acquisto come bene personale del marito e sarebbe disposta a firmare una scrittura privata. Quale tenore dovrebbe avere una scrittura privata da fare sottoscrivere alla moglie in modo che in caso di separazione sia comunque lei a dovere lasciare casa? Chi oltre al notaio potrebbe autenticare tale scrittura? In caso di soldi dati in prestito come tutelarsi per avere la restituzione?

Stipulare una scrittura privata con la quale far rinunciare alla moglie i diritti di assegnazione sulla casa familiare non sortirebbe alcun effetto, poiché la norma prevista all’art. 337 sexies del codice civile è inderogabile da questo punto di vista: “il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli. Dell’assegnazione il giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori, considerato l’eventuale titolo di proprietà. Il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio”.

Detta norma deroga, quindi, all’ordinario regime privatistico relativo alla proprietà ed al possesso della casa coniugale nell’esclusivo interesse del figlio minore a conservare l’habitat domestico ove ha sempre vissuto (Tribunale Roma, sez. I, 07/12/2017, n. 22999).

E così, essendo presenti interessi giuridici di rilievo maggiore(figli), la legge non ne permette alcuna deroga in favore del coniuge proprietario dell’immobile.

La questione è stata pure affrontata di recente dalla Suprema Corte di Cassazione, nel caso in cui la casa familiare non fosse di proprietà di nessuno dei coniugi, ma concessa in comodato dai genitori di un coniuge.

Sul punto, si è stabilito che il provvedimento di assegnazione della casa familiare, anche se questa è detenuta a titolo diverso dalla proprietà, emesso in presenza dei validi presupposti, ha effetto anche nei confronti dei proprietari che avevano concesso il comodato al coniuge non assegnatario. Anche nel caso in cui la casa coniugale sia posseduta a titolo diverso dalla proprietà del coniuge non assegnatario, se sono osservate le condizioni e se nell’immobile, prima della separazione o del divorzio, era stabilita la residenza familiare, l’assegnazione è opponibile ai proprietari e ai terzi (Cassazione civile, sez. VI, 12/02/2018, n. 3302).

Tanto premesso, l’unica soluzione, per quanto rischiosa (non essendoci una legislazione sul punto, occorrerà sempre verificare l’evoluzione giurisprudenziale) è quella di acquistare l’immobile e intestarlo ai lettori, quali genitori, stipulando successivamente un contratto di comodato a tempo determinato, senza fare alcun riferimento alla destinazione del bene a casa familiare, bensì indicando che il comodato viene concesso per una durata determinata al fine di permettere ai coniugi di individuare e acquistare una casa da destinare a residenza familiare. Come ha stabilito il Tribunale di Roma, “il coniuge affidatario della prole minorenne, o maggiorenne non autosufficiente, assegnatario della casa familiare, può opporre al comodante, che chieda il rilascio dell’immobile, l’esistenza di un provvedimento di assegnazione pronunciato in un giudizio di separazione o divorzio, solo se tra il comodante e almeno uno dei coniugi il contratto in precedenza insorto abbia contemplato la destinazione del bene a casa familiare” (Tribunale Roma, sez. V, 01/04/2016, n. 7243).

Con riguardo alle somme date in prestito, il modo migliore per tutelarsi è stipulare una scrittura privata nella quale formalizzare un contratto di mutuo gratuito.

In questo caso, i lettori avrebbero la sottoscrizione della moglie che s’impegna a restituire le somme ricevute in prestito.

E, in più, essendo gratuito (quindi, senza interessi) non avrebbe neanche l’obbligo di essere registrato all’Agenzia delle Entrate, se non in caso di uso (esempio, presentazione presso qualche ufficio pubblico, o in Tribunale).

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv.Salvatore Cirilla



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