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Naspi: quando un lavoratore autonomo può ottenerla?

18 Agosto 2018
Naspi: quando un lavoratore autonomo può ottenerla?

Ho 55 anni, sono un ex artigiano e proprietario per il 99% in quote di una snc. Sono invalido civile al 35% e ho inoltrato domanda di aggravamento per gravi patologie artrosiche (protesi ecc.) oltre che per problemi circolatori agli arti inferiori e altro. Tali patologie invalidanti non mi consentono di proseguire nella mia attività. Pur essendo socio di quote ed amministratore della società, non percepisco e non percepirò redditi da lavoro autonomo o dipendente. Per via di una recente modifica nell’Atto di Costituzione la nostra società potrà distribuire gli utili indipendentemente dalla percentuale di possesso delle quote societarie e gli stessi saranno caricati su altro socio lavoratore iscritto alle posizioni di Legge. Essendo nel mio caso dimostrabile la cessazione involontaria dell’attività lavorativa per le conseguenze delle invalidanti e dimostrabili patologie, potrò richiedere entro il termine dei 68 giorni, l’indennità di disoccupazione? Quali enti posso contattare per ottenere la NASPI come ex artigiano?

Con particolare riguardo alla possibilità, per i lavoratori autonomi di percepire la Naspi bisogna osservare che:

– una sentenza della Corte di Giustizia Europea, depositata lo scorso gennaio (C. Giust. Ue causa C-442/16 del 20.12.2017) ha disposto, sulla base dell’Art. 139 del Social Welfare Consolidation Act 2005, che gli Stati europei, dunque anche l’Italia, devono prevedere una forma di sostegno al reddito non solo per la disoccupazione dei lavoratori parasubordinati, ma anche per la disoccupazione dei lavoratori autonomi;

– in Italia, ad oggi, nonostante quanto disposto dalla sentenza, non è ancora prevista alcuna forma di tutela, in questo senso, per i lavoratori autonomi: esiste solo l’indennizzo per chiusura attività dei commercianti, che, peraltro, non è più stato prorogato (le domande potevano essere presentate sino al 31 gennaio 2017), e la disoccupazione per collaboratori Dis-coll (che non sono lavoratori autonomi nel senso proprio del termine, ma parasubordinati).

Nel caso specifico, pare di comprendere che il lettore non abbia percepito, nell’anno, redditi di lavoro dipendente. Dai documenti inviati in merito alla società, all’Inps ed all’Inail, si evince unicamente che la sua posizione è, o meglio è stata visto che è cessata, di lavoratore autonomo. Peraltro, la posizione di lavoratore dipendente della società sarebbe stata incompatibile con la posizione di socio amministratore.

Per ottenere la Naspi, allo stato dei fatti, sono necessari:

– lo stato di disoccupazione, inteso come perdita involontaria del lavoro: la legge non annovera tra le casistiche che danno luogo al diritto alla Naspi la cessazione di un’attività di lavoro autonomo, ma unicamente il licenziamento, le dimissioni per giusta causa o durante il periodo tutelato di maternità, la risoluzione consensuale a seguito di procedura di conciliazione obbligatoria e la risoluzione consensuale per determinate casistiche di trasferimento;

– almeno 13 settimane di contributi da lavoro dipendente versate negli ultimi 4 anni;

– almeno 30 giornate di effettivo lavoro dipendente nell’anno.

È evidente che, mancando questi presupposti, un’ eventuale domanda di Naspi del lettore verrebbe respinta dall’Inps. Né la data di cessazione dell’attività può essere, ovviamente, presa come riferimento per il termine di 68 giorni per l’invio della domanda: anche se si tratta, sostanzialmente, di una perdita involontaria del lavoro, a causa delle sue condizioni di salute, attualmente la legge, per il diritto alla Naspi, prevede tassativamente i requisiti appena elencati.

Quindi, per venire alla domanda in esame, quali enti poter contattare a colpo sicuro ai fini dell’ottenimento della Naspi come ex artigiano, la risposta è che l’unico ente al quale ci si deve rivolgere per la richiesta della Naspi è l’Inps, ma che, non essendo intervenuta alcuna modifica normativa dopo la sentenza della Corte Europea, qualsiasi funzionario dell’istituto non potrebbe far altro che respingere l’ istanza del lettore.

Purtroppo, l’Italia è uno degli ultimi Paesi europei nell’attuazione delle sentenze comunitarie; forse rivolgersi a un avvocato esperto di diritto europeo, per chiedere il risarcimento per la mancata attuazione della sentenza, potrebbe essere la soluzione: si tratterebbe di una soluzione parecchio dispendiosa, sicuramente, e che richiederebbe anni di attesa.

Agendo come nelle casistiche ordinarie, ossia ricorrendo contro l’Inps per il diniego della Naspi, il lettore non otterrebbe nulla, in quanto manca la legge che preveda quest’indennità, o un’indennità equivalente, per artigiani, commercianti, e per tutti i lavoratori autonomi. L’Inps, rifiutando la Naspi, non attuerebbe un comportamento illegittimo.

Sfortunatamente, con un riconoscimento dell’invalidità pari al 35% il lettore non può ottenere l’assegno d’invalidità ordinario (occorrono 5 anni di contributi, anche da lavoro autonomo, di cui almeno 3 versati nell’ultimo quinquennio), per il quale è necessaria una riduzione della capacità lavorativa superiore ai due terzi, né la pensione d’invalidità civile, per la quale è necessaria un’invalidità dal 74% in su. L’unico modo per ricevere un sussidio sarebbe richiedere una nuova visita per aggravamento dell’invalidità.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci



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