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Testamento senza indicazione della quota disponibile: cosa fare

25 Agosto 2018
Testamento senza indicazione della quota disponibile: cosa fare

Quando mio padre era in vita aveva corrisposto a noi cinque figli, unici suoi eredi,soldi in tempi e modi diversi ma tracciabili con assegni, bonifici e donazioni. Dopo che ebbe un ictus dovemmo fare una procura generale per controllare i suoi conti correnti,in modo da sapere quanto aveva corrisposto ad ogni figlio e dividere ciò che rimaneva in parti uguali.L’anno dopo mio padre morì. Mia sorella nonostante l’accordo pubblicò un testamento olografo di mio padre, nel quale era scritto che doveva ereditare più di tutti. Per evitare discussioni decidemmo di fare la successione e ripartirci quello che per testamento mio padre aveva scritto. Il direttore della banca però ci ha oggi informato che dobbiamo essere tutti e 5 gli eredi per poter disinfestare la gestione patrimoniale e i titoli di borsa. Mia sorella però non vuole recarsi in banca a firmare perché sostiene che a lei debba spettare tutta la disponibile di mio padre più la legittima.Nel testamento non è citata a chi va la disponibile. Cosa dobbiamo fare?

Per rispondere al quesito, occorre innanzitutto partire da un dato.

Nel caso di cinque figli (ed in assenza del coniuge del testatore, cioè in mancanza della madre della lettrice) la

legge prevede che ai figli spettino complessivamente, come quota legittima, i due terzi (2/3) dell’eredità da dividersi in parti uguali fra di loro, mentre la quota disponibile, cioè la quota di cui il testatore (cioè il padre della lettrice) può disporre liberamente è pari ad un terzo (1/3) dell’eredità.

Quindi ad ogni figlio, come quota legittima, spettano due quindicesimi (2/15) dell’eredità, cioè i dueterzi divisi per cinque.

La quota disponibile (cioè 1/3 dell’eredità) potrà poi andare anche tutta quanta ad un figlio (o anchead estranei).

Fatta questa premessa, e dopo aver chiarito quale sia la quota di legittima che spetta ad ogni figlio(nel caso di specie è pari, si ripete, a due quindicesimi per ciascuno), occorre aggiungere che la legge non obbliga chi scrive il testamento ad indicare con precisione a chi spetti la quota disponibile.

Questo significa che alla legge interessa sapere ed accertare soltanto che ad ogni figlio sia stata data la sua quota legittima: la quota disponibile, poi, risulterà data semplicemente in base alle decisioni con le quali il padre della lettrice avrà deciso nel testamento a chi dare i suoi beni.

Quindi per capire se la quota di legittima sia stata rispettata per ogni figlio, la legge stabilisce dieffettuare l’operazione chiamata “riunione fittizia”.

La riunione fittizia è una operazione contabile (cioè una serie di calcoli) con cui si stabilisce la massa ereditaria all’epoca dell’apertura della successione (cioè all’epoca della morte del padre della lettrice) per capire se siano stati lesi i diritti dei cosiddetti legittimari, cioè degli eredi a cui spetti la cosiddetta legittima.

Nel caso specifico, quindi, la riunione fittizia saràl’operazione che consentirà di stabilire se siastata rispettata, per ogni figlio, la quota di legittima.

Si procede in questo modo:

1) si forma innanzitutto la massa ereditariacalcolando il valore che tutti i beni del defunto(mobili, immobili e denaro) avevano al momento della morte e sottraendo da questo valorel’ammontare di eventuali debiti del defunto (la massa ereditaria è quindi uguale al valore deibeni del defunto al momento della sua morte meno il valore dei suoi debiti); si aggiunga chenella massa ereditaria vanno compresi i legati di specie che sono quelli con cui si lascia unacosa ben determinata;

2) poi alla massa ereditaria, calcolata secondo quanto detto al n. 1), si aggiunge il valore deibeni (calcolato al momento dell’apertura della successione) donati dal defunto quando erain vita sia agli eredi sia ad estranei (quindi anche le donazioni in denaro ad un generoandranno calcolate nel valore dei beni donati; si noti che il genero non ha diritto a nulla nécome legittima, né come disponibile).

3) dalla somma del valore della massa ereditaria + valore dei beni donati si ottiene il valoredel patrimonio ereditario.

Eseguito questo calcolo contabile ed ottenuto in questo modo il valore del patrimonio ereditario(che è pari al valore della massa ereditaria più il valore di ciò che fu donato in vita dal defunto), si potrà calcolare sul valore complessivo del patrimonio ereditario sia le quote di legittima dei singoli eredi, sia il valore della quota disponibile.

Per fare un esempio:

– se il valore complessivo del patrimonio ereditario (calcolato come ho specificato sopra)risulterà pari a 100, si potrà poi verificare se il valore dei beni attribuiti con il testamento a ciascun figlio sia almeno pari alla quota di legittima, cioè almeno pari a 13,33 (cioè i 2/15 di100);

– se il valore complessivo del patrimonio ereditario (calcolato come ho specificato sopra)risulterà pari a 100, si potrà poi calcolare anche la quota disponibile che, nel caso specifico, saràpari a 33,33 (cioè 1/3 di 100).

Occorre precisare che le operazioni che appena descritte per il calcolo del patrimonio ereditario, sono solo operazioni aritmetiche, cioè semplici calcoli, e non vogliono dire che chi aveva ricevuto donazioni dal defunto le debba restituire: per il momento il valore dei beni va soltanto calcolato per determinare quale sia il valore del patrimonio ereditario e per verificare se le quote di legittima siano state rispettate.

Dopo che saranno stati effettuati i calcoli sopra detti (per i quali è bene affidarsi ad un commercialista esperto nella stima del valore dei beni), tutti e cinque i figli potranno verificare se le loro quote di legittima siano state rispettate, se cioè il valore dei beni che hanno ricevuto in eredità con il testamento sia almeno pari ai 2/15 del valore del patrimonio ereditario calcolato con le operazioni che ho descritto ai numeri 1, 2 e 3.

Chi avrà ricevuto più di 2/15 non potrà lamentarsi di nulla; solo chi avrà ricevuto beni di valoreinferiore ai 2/15 del valore totale del patrimonio ereditario, potrà ricorrere al giudice con lacosiddetta azione di riduzione.

Perciò la sorella maggiore non potrà iniziare nessuna causa contro gli altri fratelli se avrà ricevuto più di 2/15: infatti, come si diceva all’inizio, il testatore (cioè il padre della lettrice) non è obbligato a dire a chi vada la quota disponibile, né è tenuto a darla ad un solo figlio.

Ciò che conta per la legge è che a ciascun figlio sia stata data almeno la quota di legittima, cioè almeno 2/15 del valore dell’intero patrimonio ereditario: se a ciascun figlio è stato attribuito almeno questo valore, poi la quota disponibile (cioè 1/3 del valore del patrimonio ereditario) potrà essere attribuita a un solo figlio oppure distribuita nel valore dei beni dati a più figli, ma non sarà mai necessario indicare in testamento in modo preciso a chi debba andare la quota disponibile, ma basterà semplicemente distribuire i beni fra gli eredi rispettando la legittima (in questo modo il testamento non potrà essere oggetto di nessuna contestazione).

Come detto poco sopra solo chi avrà ricevuto beni di valore inferiore ai 2/15 del valore totale del patrimonio ereditario, potrà ricorrere al giudice con la cosiddetta azione di riduzione.

L’azione di riduzione consiste in una causa con cui l’erede la cui quota di legittima sia stata lesa chiede al giudice di ridurre in proporzione le disposizioni contenute nel testamento ed eventualmente, se non bastasse a ristabilire la quota lesa, anche le donazioni lesive della propria quota dichiarandole inefficaci nei suoi confronti.

In sostanza accade che l’erede la cui quota di legittima sia stata lesa chiede al giudice di ridurre la disposizione contenuta nel testamento che ha provocato la lesione della sua quota (e se la disposizione del testamento che ha leso la quota di legittima riguardi un immobile o sia un legato avente ad oggetto un immobile si procederà o a separare dall’immobile la quota necessaria a reintegrare la quota di legittima lesa o a soddisfare in denaro l’erede leso; se la disposizione lesiva abbia ad oggetto denaro è chiaro che si dovrà procedere a reintegrare la quota di legittima lesa in denaro).

Tutto questo significa che solo dopo che si sarà accertato (con l’aiuto di un valido stimatore delvalore dei beni ereditari) che ci sia una effettiva lesione di una quota di legittima (compiendo leoperazioni descritte sopra ai numeri 1, 2 e 3), si potrà agire in giudizio con l’azione di riduzione perfare accertare con sentenza questa lesione e, poi, con successiva causa ottenere la restituzione delbene immobile (o anche mobile) oggetto della disposizione testamentaria lesiva.

Infine, per quanto riguarda i conti correnti e (fermo restando che andrebbe attentamente valutato il contenuto dei contratti in essere con la banca), si può dire che in generale una banca (a cui sia stata esibiti la necessaria documentazione) non può rifiutarsi di liquidare al singolo erede la sua quota anche se non c’è il consenso di tutti gli altri eredi (così ha deciso la Corte di Cassazione con sentenza n. 2.224 del 2017)

Perciò il consiglio (se non l’ha già fatto) al lettore è di inviare alla banca una raccomandata a.r. (sottoscrittadagli eredi che vogliano sottoscriverla) con cui:

– metterla al corrente della morte del titolare del conto allegando anche il certificato di morte especificando che l’eredità è stata accettata;

– presentare e consegnare alla banca copia della dichiarazione di successione di suo padre già registrata;

– chiedere alla banca un riepilogo di tutte le posizioni in capo a suo padre con i relativi conteggi;

– chiedere alla banca la consegna, a ciascun erede che ne faccia richiesta sottoscrivendo la raccomandata, dell’importo delle somme depositate corrispondenti alle quote di chi abbia sottoscritto la richiesta.

Se la banca non dovesse dare risposta positiva al lettore o darle risposta negativa motivata, quest’ultimo potrà valutare di presentare reclamo alla banca stessa (e poi ricorso all’Arbitro bancario e finanziario) oppure direttamente di ricorrere all’Autorità giudiziaria.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte

 



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