Pace fiscale: ecco chi ne ha diritto

26 Luglio 2018
Pace fiscale: ecco chi ne ha diritto

Non un condono ma una rottamazione ter sulle cartelle di pagamento insolute: la nuova pace fiscale riguarderà solo una minima parte dei contribuenti. 

Quello che all’inizio doveva essere un maxi condono sulle cartelle di pagamento assume sempre più i connotati di una rottamazione ter o, come lo ha chiamato il ministro Tria, un rientro dei debiti con il fisco. “Rientro” che significa: pagamento spontaneo e agevolato. A conti fatti, la cosiddetta pace fiscale non sarà più una cancellazione netta del debito ma solo un altro modo di estinzione dell’obbligazione tributaria pagando solo una parte del complessivo importo, proprio come era stata la rottamazione (sebbene non è chiaro ancora su quali basi). Di certo, stando alle dichiarazioni di Salvini, non sarà per tutti ma solo per i “meritevoli” (ed anche qui non è chiaro a chi si riferisca). Alla luce poi delle dichiarazioni di ieri rilasciate dal ministro dell’economia Tria, durante il Question Time alla Camera, è possibile tracciare, in linea di massima, l’identikit di chi ha diritto alla pace fiscale.

Tra ha ribadito quanto aveva già detto, qualche giorno fa a Montecitorio, Enrico Maria Ruffini, attuale direttore dell’Agenzia delle Entrate. La Pace Fiscale vuol abbracciare 870 miliardi di euro ma, in realtà, a beneficiarne sarà poco più del 5% degli italiani che hanno un debito con il fisco e sempre nei limiti anzidetti. Questo perché, partendo da una situazione complessiva di 871 mld di euro di crediti insoluti per cartelle di pagamento notificate e non riscosse, i debiti che si possono effettivamente riscuotere sono solo circa 80 mld. Di questi però 34 mld circa sono bloccati per norme a tutela del contribuente (si pensi al divieto di pignoramento della casa o ai minimi pignorabili sulla pensione). Per cui, in realtà, il recupero è possibile solo su circa 50,3 mld di euro. Il grosso, 360 mld, sono importi difficilmente recuperabili per decesso del debitore o fallimento dell’impresa. Insomma, saranno sicuramente condonati i crediti che non possono essere riscossi. Sicché, chi ha un debito “virtuale” lo potrà cancellare pagandone una parte variabile dal 6 al 25%. Ma, se è vero che il contribuente non ha nulla da perdere e che sino ad oggi è riuscito a sopravvivere senza pagare per non avere beni intestati pignorabili, è anche verosimile pensare che non paghi neanche con la pace fiscale.

Un’altra cosa è certa: a beneficiare della pace fiscale sarà solo chi non può pagare. Leggi l’approfondimento Pace fiscale rinviata. Quindi devono essere dimostrate le condizioni economiche difficili. Si parla a riguardo di oggettiva impossibilità ad adempiere. In pratica lo Stato cancellerà solo i debiti inesigibili, quelli cioè che, anche con tutte le buone volontà, non si possono riscuotere.

L’ultima novità è che, per la pace fiscale, bisognerà aspettare il 2019, in attesa che sul binario passi prima la flat tax, cui il Governo intende dare preferenza. La Flat Tax – ha detto ieri Tria – entrerà nella legge di Bilancio di fine anno. Non invece la Pace fiscale per la quale dovremo ancora aspettare l’anno nuovo. Il che significa che chi ha in corso un pignoramento dovrà cercare altre soluzioni per fare pace con il fisco. Con buona pace di chi, invece, è riuscito a trovare il modo di far slittare la scure dell’esecuzione forzata di qualche mese.



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