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Processo per direttissima per droga

4 Ago 2018 | Autore:


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Giudizio direttissimo: cos’è e come funziona? Quando si può procedere per direttissima? Come si procede nei confronti di chi è arrestato per spaccio?

Il processo penale è un lungo percorso scandito da diverse tappe: si comincia con le indagini preliminari per poi terminare con la sentenza, passando ovviamente per l’istruttoria dibattimentale. Concluso il giudizio, è poi possibile proporre appello e giungere fino in Cassazione. Caratteristica del processo penale, però, è che esso non si svolge sempre alla stessa maniera per tutti: a seconda delle indagini e del carico probatorio che il magistrato del pubblico ministero ritiene di aver raccolto, il dibattimento potrebbe celebrarsi in maniera molto più celere rispetto al canonico iter che prevede il susseguirsi di udienza preliminare e dibattimento. Accanto al rito ordinario, infatti, il codice di procedura penale prevede dei procedimenti speciali che possono essere richiesti tanto dalla difesa dell’imputato quanto dal pubblico ministero, sostanzialmente sulla scorta della valutazione degli indizi di reità raccolti fino a quel momento. Tra queste procedure speciali c’è anche il giudizio direttissimo, che trova applicazione soltanto in determinati casi e al ricorrere di specifiche condizioni. In particolare, il giudizio direttissimo può essere applicato anche nei casi di spaccio di droga quando c’è la flagranza del reato. Ma cosa significa? Con questo articolo spiegheremo cos’è il processo per direttissima per droga.

Droga: è legale?

Prima di spiegare cos’è il processo per direttissima per droga, dobbiamo necessariamente capire se la droga è legale o meno in Italia. Secondo la legge, chi fa uso di droghe non commette alcun reato, salvo la possibilità di incorrere in sanzioni amministrative, come ad esempio la sospensione o la revoca della patente per chi è colto alla guida sotto effetto di sostanze stupefacenti, la revoca del porto d’armi, ecc. Al contrario, rischia pene molto dure colui che spaccia droga.

La legge, al contrario, punisce severamente (addirittura con pene fino a venti anni di reclusione) una serie di condotte che riguardano le sostanze stupefacenti: si va dalla coltivazione alla produzione, dalla fabbricazione all’estrazione passando per la cessione, l’offerta, la distribuzione, il commercio e il trasporto di sostanze stupefacenti [1].

Giudizio direttissimo: cos’è?

Procediamo per gradi e vediamo ora cos’è il giudizio direttissimo. Come anticipato, si tratta di un procedimento speciale che consente al pubblico ministero di presentare direttamente l’imputato in stato di arresto davanti al giudice del dibattimento, per la convalida e il contestuale giudizio, entro quarantotto ore dall’arresto [2]. In pratica, avviene questo: se una persona è colta in flagranza di reato, cioè con le mani nel sacco, le autorità possono procedere all’arresto. Poiché l’arresto va convalidato dal giudice, la polizia giudiziaria, autorizzata ovviamente dal pubblico ministero, conducono l’arrestato direttamente davanti al giudice che, successivamente, sarà incaricato della trattazione del processo.

Il giudizio è chiamato direttissimo (o processo per direttissima) perché è molto più celere di quello ordinario: l’arrestato, infatti, si trova già davanti al giudice con tanto di capo d’imputazione, pronto affinché il processo venga celebrato subito dopo la semplice convalida. Il processo per direttissima, però, presuppone il ricorrere di alcune condizioni. Vediamole.

Giudizio direttissimo: condizioni

Perché si possa procedere per direttissima, occorre innanzitutto che la persona portata davanti al giudice sia arrestata in flagranza di reato; tra l’arresto e la convalida non devono trascorrere più di quarantottore. È possibile, poi, che la convalida sia già intervenuta: in tal caso, il pubblico ministero può procedere al giudizio direttissimo presentando l’imputato in udienza non oltre il trentesimo giorno dall’arresto, salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini. Ancora, il pubblico ministero può procedere col giudizio direttissimo anche nei confronti della persona che nel corso dell’interrogatorio ha reso confessione. L’imputato libero è citato a comparire a una udienza non successiva al trentesimo giorno dalla iscrizione nel registro delle notizie di reato.

In buona sostanza, quindi, sono tre i casi in cui si può procedere per direttissima:

  • arresto in flagranza e convalida entro 48 ore;
  • arresto già convalidato e presentazione in udienza entro 30 giorni;
  • quando la persona interrogata confessa il crimine.

Processo per direttissima: come funziona?

Dopo aver visto quali sono i presupposti, vediamo ora come funziona concretamente il giudizio direttissimo. Innanzitutto, abbiamo detto che  il pubblico ministero fa condurre direttamente all’udienza l’imputato arrestato in flagranza o in stato di custodia cautelare. In questa ipotesi, la legge dice che gli ufficiali o gli agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito l’arresto in flagranza o che hanno avuto in consegna l’arrestato lo conducono direttamente davanti al giudice del dibattimento per la convalida dell’arresto e il contestuale giudizio, sulla base della imputazione formulata dal pubblico ministero. In tal caso citano anche oralmente la persona offesa e i testimoni e avvisano il difensore di fiducia o, in mancanza, quello designato di ufficio.

Se, invece, si procede quando l’arresto è già stato convalidato e l’imputato è libero, il pubblico ministero lo cita a comparire all’udienza per il giudizio direttissimo. La differenza, quindi, è che nel primo caso l’arrestato viene condotto direttamente dalla polizia giudiziaria, mentre nel secondo viene citato e dovrà comparire spontaneamente [3].

La persona offesa e i testimoni possono essere citati anche oralmente da un ufficiale giudiziario o da un agente di polizia giudiziaria. Il giudice avvisa l’imputato della facoltà di chiedere il giudizio abbreviato ovvero il patteggiamento. L’imputato è altresì avvisato della facoltà di chiedere un termine per preparare la difesa non superiore a dieci giorni. Quando l’imputato si avvale di tale facoltà, il dibattimento è sospeso fino all’udienza immediatamente successiva alla scadenza del termine [4].

Giudizio direttissimo per droga: come funziona?

Siamo pronti ora ad ipotizzare un processo per direttissima per droga. Supponiamo che Tizio venga colto in flagrante mentre spaccia droga. Arrestato dalla polizia, poiché è tarda sera e non è sicuro ricondurlo a casa in attesa della convalida, viene condotto nelle celle di sicurezza della Questura e ne viene data notizia al magistrato del pubblico ministero territorialmente competente. Questi dispone che, al mattino dopo, l’arrestato venga portato in tribunale davanti al giudice per la convalida dell’arresto e successivo giudizio.

Tizio, il giorno dopo, viene condotto ammanettato in tribunale; qui troverà l’avvocato che gli è stato designato d’ufficio dal p.m. oppure quello di fiducia nominato da lui. Il giudice valuta se ci sono le condizioni per l’arresto (cioè la flagranza di reato e l’entità della pena prevista per il delitto commesso): se le ritiene sussistenti, convalida l’arresto ed, eventualmente, dispone con ordinanza altra misura cautelare (ad esempio, gli arresti domiciliari). Se, al contrario, ritiene che i presupposti per procedere all’arresto non vi fossero (ad esempio, perché mancava la flagranza di reato), il giudice restituisce gli atti al pubblico ministero e l’arrestato viene liberato. In questa ipotesi, il giudice può comunque procedere a giudizio direttissimo se l’imputato e il pubblico ministero vi consentono.

Terminata la fase della convalida della misura pre-cautelare (cioè dell’arresto), il codice prevede che si prosegua immediatamente con il giudizio, eventualmente sentendo gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria che hanno compiuto l’arresto e i testimoni immediatamente citati (anche oralmente) per l’udienza. Tuttavia, ciò avviene molto di rado, in quanto, come detto nel paragrafo precedente, è facoltà dell’imputato chiedere un termine per preparare la propria difesa. Davanti a questa richiesta, il giudice non può rifiutarsi e dovrà pertanto necessariamente rinviare il giudizio a nuova udienza.

In buona sostanza, quindi, il processo per direttissima per droga si esaurisce, la maggior parte delle volte, nella sola udienza di convalida dell’arresto e nell’eventuale emanazione di ordinanza che commina una misura cautelare (arresti domiciliari, custodia in carcere, obbligo di dimora, ecc.). il vero giudizio comincerà alla successiva udienza fissata dal giudice a fronte della richiesta dei termini a difesa.

note

[1] Art. 73 d.P.R. n. 309/1990.

[2] Art. 449 cod. proc. pen.

[3] Art. 450 cod. proc. pen.

[4] Art. 451 cod. proc. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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