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Petizione dell’eredità: cos’è?

19 Agosto 2018
Petizione dell’eredità: cos’è?

In questo articolo, dopo aver compreso bene quando si acquista la qualità di erede, vedremo cos’è la petizione dell’eredità, e cosa l’erede può fare, concretamente, per tutelare i propri diritti nei confronti di chi vorrebbe impossessarsi di uno o più beni che gli spettano per successione.

Un tuo parente è venuto a mancare, e, al di là della comprensibile tristezza, ti trovi a fare i conti con una serie di questioni pratiche che, inevitabilmente, seguono la morte di qualcuno. Tra queste, ci sono anche quelle relative alla successione. Sei erede della persona defunta, e, come tale, ti spettano dei beni che erano di proprietà di quest’ultima. Questo potrebbe, in fondo, essere positivo; ma le complicazioni nella vita non mancano mai. Una casa, nella cui proprietà sei subentrato, è abitata da un cugino che afferma di vantare dei diritti su di essa, e che rifiuta di restituirtela. Oppure il problema può riguardare altre tipologie di beni: ad esempio, i mobili che arredavano l’abitazione del defunto, peraltro di un certo pregio, ti spetterebbero, ma altri parenti non ti consentono di portarli via, accampando mille ragioni. Ovviamente sei andato da un avvocato, il quale, correttamente, ti ha detto che per far valere i tuoi diritti devi ricorrere alla petizione dell’eredità. Pur fidandoti del tuo legale, ed essendo disponibile ad intraprendere l’azione da lui suggerita, vorresti capire qualcosa di più su questo argomento. In particolare ti chiedi “Petizione dell’eredità: cos’è?“. In questo articolo te lo spiegherò.

Come si diventa eredi di qualcuno?

Per comprendere in cosa consiste la petizione dell’eredità, dobbiamo prima sapere come si diventa eredi.

Quando muore una persona (che in termini tecnici viene chiamata de cuius), si apre la sua successione. Questa consiste nella trasmissione di tutto il suo patrimonio, o di quote (cioè frazioni) di esso, ad altri soggetti. Coloro che acquisiscono il patrimonio del defunto in tutto o per quote (ad esempio la metà, un terzo, un quarto, e così via) si dicono eredi.

Non bisogna confondere l’eredità con il legato. Precisamente:

  • con l’eredità, l’erede acquisisce, come abbiamo detto, tutto il patrimonio del de cuius o una quota di esso. Per patrimonio si intendono non solo i diritti sulle cose, come la proprietà, ma anche tutti i crediti e i debiti, e i contratti in corso, tranne alcuni che la legge esclude. Ad esempio, se Tizio diventa erede di Caio per un sesto, acquisirà questa quota delle proprietà del defunto, e inoltre avrà diritto a riscuotere un sesto del valore degli eventuali crediti che Caio vantava verso terze persone; d’altro canto, su di lui graverà la stessa quota dei debiti ancora rimasti insoluti;
  • con il legato, che viene disposto solo per testamento, si acquisisce semplicemente un diritto o la titolarità di un bene specifico. Facciamo un esempio: il defunto aveva scritto nel suo testamento “Lascio la proprietà della villa al mare a Luigi, e l’usufrutto a Maria”. In questo caso Luigi e Maria, acquisendo soltanto la titolarità di un diritto su un bene specifico, non sono eredi, bensì legatari.

Si può diventare eredi in due modi:

  • per successione legittima [1], quando il defunto non ha lasciato nessun testamento. In tal caso è la legge stessa a stabilire i soggetti chiamati a diventare eredi. Costoro sono: il coniuge, i discendenti (figli, nipoti),  gli ascendenti (genitori, nonni), i fratelli e le sorelle, gli altri parenti e lo Stato. Prima di ogni altro vengono il coniuge e i figli; poi, mancando questi, sono chiamati all’eredità gli altri parenti, dal più prossimo al più lontano, fino al sesto grado. In mancanza, la successione va allo Stato;
  • per successione testamentaria [2], quando il de cuius  ha lasciato un testamento, nel quale indica le persone (parenti o estranei) alle quali devolvere l’eredità, con le quote spettanti ad ognuno. Nel testamento possono essere previsti anche eventuali legatari, che come abbiamo visto sono soggetti diversi rispetto agli eredi.

Gli eredi legittimi non devono essere confusi con i legittimari [3]. Questi ultimi sono coloro che per legge devono necessariamente prendere parte all’eredità. Costoro sono i congiunti più stretti: il coniuge, i figli e gli ascendenti. La legge riserva a queste persone delle quote minime di eredità, che non possono essere intaccate né dal testamento né da eventuali donazioni fatte in vita dal de cuius. Mentre gli eredi legittimi succedono al de cuius quando non vi è un testamento, oppure quando il testamento non ha disposto interamente del patrimonio del defunto, i legittimari gli succedono anche in caso di testamento e persino contro la volontà del testatore, quando le disposizioni testamentarie incidono sulle quote di legittima.

Fatta la distinzione tra eredi legittimi o testamentari e legatari, diciamo subito che non si diventa eredi per il fatto stesso di essere indicati come tali dalla legge o da un testamento. Infatti coloro che, alla morte di una persona, potrebbero essere i suoi eredi prendono soltanto il nome di chiamati. Essi diventano eredi quando accettano l’eredità, o con una dichiarazione espressa, fatta davanti a un notaio o un cancelliere, oppure con un comportamento che implica la loro volontà di assumere questa qualità: ad esempio, la vendita o la donazione di beni ereditari.

Che cos’è la petizione dell’eredità

La petizione dell’eredità [4] è un’azione che l’erede può esercitare per far valere le proprie ragioni in alcuni casi e contro taluni soggetti, come ti illustrerò tra breve. Un‘azione è il diritto, che l’ordinamento giuridico attribuisce a una persona, di tutelarsi ricorrendo all’autorità giudiziaria competente. 

L’erede  può rivolgersi al Giudice per avere riconosciuta la sua qualità ereditaria in due casi:

  • quando qualcuno possiede uno o più beni ereditari, affermando di essere erede;
  • quando qualcuno possiede uno o più beni ereditari, senza vantare alcun titolo.

Il possesso di un bene consiste nella materiale disponibilità di esso da parte di una persona che si comporta, in tutto e per tutto, come se ne fosse il proprietario. Ciò avviene ai danni di chi è veramente il titolare del diritto di proprietà sul bene medesimo. Questa situazione non va confusa con la detenzione, in cui una persona ha la materiale disponibilità di un bene, ma riconosce l’altrui proprietà. E’ il caso, ad esempio, di chi abita in una casa in affitto: ci vive e la utilizza, ma riconosce che il proprietario è un altro, tanto che gli paga un canone mensile e chiede il suo permesso se deve effettuare certi tipi di lavori.

Con la petizione dell’eredità, dunque, l’erede può agire soltanto nei confronti del possessore di uno o più beni ereditari, ma non anche del detentore. Per fare un esempio, potrà esercitare questa azione contro chi abita, senza nessun titolo, una casa che ricade nell’eredità; non potrà farlo, invece, contro un inquilino che dovrebbe restituire un appartamento che gli era stato dato in affitto dal de cuius. In questo caso, dovrà ricorrere a un’azione diversa.

Conseguenze in caso di accoglimento della domanda

Se l’azione di petizione dell’eredità ha esito a lui favorevole, colui che l’ha intrapresa avrà riconosciuta dal Giudice la sua qualità di erede, e potrà entrare in possesso dei beni ereditari, che il possessore verrà condannato a restituirgli. Occorrerà, a tal proposito, distinguere tra due possibili situazioni:

  • il possessore era in buona fede, cioè riteneva, per errore, di avere un valido titolo per mantenere la disponibilità dei beni ereditari, comportandosi come se ne fosse il proprietario. L’errore deve essere scusabile, non deve cioè dipendere da colpa grave. Inoltre, è sufficiente che la buona fede sussistesse al momento in cui è stato conseguito il possesso: non ha importanza che, successivamente, il possessore si sia reso conto di non avere titolo per mantenere la disponibilità del bene;
  • il possessore era in mala fede, sapeva cioè perfettamente, fin dall’inizio, di non avere titolo per possedere.

Se soccombente nel giudizio di petizione dell’eredità, il possessore:

  • dovrà restituire il bene, o i beni, all’erede;
  • dovrà, inoltre, restituirgli i frutti prodotti dal bene [5]. Questi possono essere naturali, come ad esempio il prodotto delle piantagioni di un terreno, o civili, come i canoni di locazione di una casa o di un magazzino. Se il possesso è stato di buona fede, i frutti da restituire saranno quelli maturati a partire dalla data in cui la causa di petizione dell’eredità è ufficialmente iniziata. In caso di mala fede, invece, dovranno essere restituiti anche i frutti percepiti in data anteriore. Ovviamente, i prodotti delle coltivazioni non possono essere restituiti in natura, se non in minima parte; dovrà quindi essere corrisposto all’erede il loro valore. D’altra parte,il  possessore avrà diritto al rimborso delle spese che sono state necessarie per produrli [6];
  • se ha effettuato delle riparazioni straordinarie, avrà sempre diritto al rimborso delle spese sostenute; se è tenuto alla restituzione dei frutti, detto rimborso gli spetterà anche per le riparazioni ordinarie [7];
  • se ha apportato alla cosa dei miglioramenti, avrà diritto a un’indennità, il cui importo varierà a secondo che il possesso sia stato di buona o di mala fede [8];
  • se ha apportato al bene delle addizioni, vale a dire delle aggiunte, consistenti in costruzioni, piantagioni o altre opere, l’erede vittorioso potrà chiedergli di mantenerle o di rimuoverle. Se decide di mantenerle, dovrà corrispondere al possessore, a sua scelta, il prezzo dei materiali e il costo della manodopera, oppure una somma corrispondente all’aumento di valore del bene. Se, invece, l’erede decide di rimuovere le addizioni, ciò dovrà avvenire a spese del possessore. La rimozione non potrà comunque essere chiesta, se il possesso è stato di buona fede [9];
  • se ha venduto uno o più beni ereditari, ed era in buona fede, dovrà corrispondere all’erede il prezzo ricevuto dall’acquirente; se invece era in mala fede, dovrà versargli una somma corrispondente all’effettivo valore del bene venduto, oltre al risarcimento del danno.

Ora che sai cos’è la petizione dell’eredità, potrai far valere i tuoi diritti con cognizione di causa.


note

[1] Art. 565 e ss. cod. civ.
[2] Art. 587 e ss. cod. civ.
[3] Art. 536 cod. civ.
[4] Art. 533 cod. civ.
[5] Art. 1148 cod. civ.
[6] Art. 1149 cod.civ.
[7] Art. 1150 cod. civ.
[8] Art. 1150 cod. civ.
[9] Art. 936 cod. civ.

Autore immagine: pixabay.com


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