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Si può lavorare in aspettativa

19 Agosto 2018
Si può lavorare in aspettativa

Hai richiesto un periodo di aspettativa dal lavoro e vorresti nel frattempo svolgerne un altro, ma non sei sicuro che si possa fare. Questo articolo scioglierà i tuoi dubbi.

Hai finalmente deciso di fare una nuova esperienza all’Estero oppure di inseguire il tuo sogno di esplorare il mondo o hai bisogno di un anno sabbatico per motivi familiari o di studio, ma ciò che ti blocca è la paura di mollare il posto fisso. Infatti non si può abbandonare tutto e fare un salto nel buio, cosi hai attuato il piano B e hai richiesto al tuo capo l’aspettativa dal lavoro. Ma ora ti stai chiedendo se per fronteggiare le spese è possibile lavorare in aspettativa.

Cos’è l’ aspettativa?

L’aspettativa permette a un dipendente a tempo indeterminato di concedersi una pausa dal lavoro senza perdere la sua posizione. Al rientro dal congedo il lavoratore avrà lo stesso livello contrattuale e gli stessi scatti di anzianità. Il lavoratore potrà dedicarsi a un’altra attività e godere dell’aspettativa che può essere retribuita o non retribuita. Ciò dipende dalle motivazioni.

Quando si può richiedere l’aspettativa?

Le ipotesi in cui si può richiedere l’aspettativa sono diverse, alcune sono previste dalla legge altre dai contratti collettivi. Quindi è sempre bene consultare il proprio Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro e eventuali contratti integrativi aziendali.

Alcune ipotesi che consentono di richiedere l’aspettativa per un periodo, anche più o meno lungo di un anno sono:

gravi motivi familiari: è un tipo di aspettativa della durata massima di due anni, fruibili anche in maniera frazionata. Questo tipo di congedo non è retribuito. Le ipotesi per cui è possibile chiedere l’aspettativa per gravi motivi familiari sono tre: problematiche in seguito alla morte di un familiare, cura e assistenza di un familiare, grave disagio personale del lavoratore che non consiste in una malattia. Per familiari si intendono: coniuge, figli, genitori, fratelli, generi e nuore, suoceri anche se non conviventi.

  • assistenza a un familiare disabile: nel caso in cui il lavoratore debba assistere un familiare che presenta una disabilità grave può chiedere un periodo di astensione dal lavoro (c.d. congedo straordinario) per un periodo non superiore a due anni. In questo caso si tratta di un’aspettativa retribuita, il lavoratore ha diritto allo stipendio e a dei contribuiti figurativi (non sono versati né dal lavoratore né dal datore di lavoro).
  • motivi personali: è un tipo di aspettativa prevista dai contratti collettivi, non è retribuita e può durare al massimo 12 mesi nell’arco della vita lavorativa. Questo periodo di aspettativa può essere richiesto sia dai dipendenti del settore pubblico sia da quelli del settore privato.
  • aspettativa facoltativa per maternità: è un’ipotesi di aspettativa non retribuita. La richiesta di rimanere a casa dal lavoro in genere viene utilizzata solo in presenza di gravi problemi derivanti dalla nascita del bambino (malattie gravi o ricoveri ospedalieri). La richiesta deve essere documentata.
  • formazione e studio: questo tipo di aspettativa non è retribuita, può essere richiesta dai dipendenti pubblici o privati con 5 anni di servizio continuativi. L’aspettativa può essere richiesta per 11 mesi totali per completare la scuola dell’obbligo, conseguire il diploma o la laurea, partecipare a corsi di formazione non finanziati dal datore di lavoro.
  • dottorato di ricerca:  il dipendente ammesso al dottorato può chiedere un periodo di aspettativa per tutta la durata dello stesso. Il periodo di aspettativa è retribuito solo se il dottorando non percepisce una borsa di studio.
  • ricongiungimento con il coniuge all’estero: si tratta di un’aspettativa non retribuita prevista solo per i pubblici dipendenti. Può essere richiesta quando il coniuge presta servizio all’estero, qualora l’amministrazione non può effettuare un trasferimento all’estero del marito/moglie.
  • volontariato: questa aspettativa varia a seconda del contratto collettivo di riferimento. Tuttavia esiste un’aspettativa per volontariato univoca prevista dalla legge e retribuita, che riguarda i servizi prestati per associazioni facenti parte dell’elenco dell’Agenzia della Protezione civile. Si può richiedere un periodo di aspettativa per un massimo di 30 giorni consecutivi e 90 giorni all’anno, per assistenza e soccorso in catastrofi e calamità, elevabili a 60 e 180 giorni in casi di emergenza nazionale. Può essere richiesto un massimo di 10 giorni di seguito e 30 giorni all’anno per attività formative, pianificazione e simulazione delle emergenze.
  • per ricoprire cariche pubbliche a seguito di elezioni: è un periodo di congedo previsto dalla Costituzione nei casi in cui il lavoratore sia stato eletto per svolgere i seguenti incarichi pubblici: membro del Parlamento Europeo o Nazionale, membro dell’assemblea regionale, presidente di provincia, sindaco, presidente di consigli comunali, provinciali, unioni di comuni, comunità montane, assessore o  consigliere comunale o provinciale. Il periodo di aspettativa non è retribuito, ma dà diritto al computo dell’anzianità di servizio e all’accredito dei contributi figurativi.
  • congedo matrimoniale: è un periodo di aspettativa retribuita di 15 giorni (non necessariamente da richiedere nei giorni immediatamente successivi alle nozze).

Come si ottiene l’aspettativa?

La richiesta deve essere presentata, tramite la compilazione di un modulo, all’ufficio del personale dell’azienda o della sede di lavoro. L’azienda risponderà tramite comunicazione scritta. Avverso l’eventuale diniego della richiesta (che dovrà essere motivato dal datore di lavoro) potrà essere presentato nuovo esame, questo potrà concludersi con un esito positivo o con la conferma del precedente provvedimento.

Ricordiamo che per ragioni di salute, personali o di un membro della famiglia, o nel caso di assistenza di un familiare portatore di handicap è necessario dimostrare la propria condizione medica all’INPS trasmettendogli la domanda, magari con l’aiuto di un patronato. Quindi in questi casi non è sufficiente per richiedere l’aspettativa la sola dichiarazione presentata al datore di lavoro.

Si può svolgere un altro lavoro durante l’aspettativa non retribuita?

In realtà se siamo in aspettativa già abbiamo un lavoro, non è possibile farsi assumere da un altro datore di lavoro. La legge non permette lo svolgimento di un’altra attività lavorativa, a meno che questo non sia previsto espressamente dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro applicato al nostro rapporto di lavoro. Se non dovesse essere previsto dal contratto collettivo allora si rischia il licenziamento.

Non è neppure consentito dalla legge assentarsi dall’attuale lavoro e fruire dell’aspettativa per svolgere un periodo di prova di un nuovo lavoro.

Alcuni contratti potrebbero anche prevedere delle clausole di non concorrenza, le quali non ci permettono di svolgere delle collaborazioni nel nostro settore.

Devi fare attenzione, informarti e magari se ne hai la possibilità parlare direttamente con il tuo datore di lavoro, in modo da chiarire se esistono incompatibilità tra il tuo lavoro e le idee che vuoi realizzare durante l’aspettativa (avviare un’attività autonoma oppure svolgere dei lavoretti per poter arrotondare la tua situazione finanziaria). Cosi non rischierai di perdere il lavoro che, in realtà, vuoi mantenere!

Aspettativa non retribuita dipendenti pubblici per motivi di lavoro
Discorso differente è da fare per i dipendenti pubblici, i quali possono chiedere l’aspettativa dal lavoro per un periodo non superiore ad un anno, non retribuiti, per poter svolgere una nuova attività in proprio.
Il Contratto collettivo del comparto scuola prevede l’aspettativa per motivi di lavoro e la possibilità per i lavoratori di svolgere un impiego subordinato pubblico o privato.

Quindi se vuoi portare avanti un nuovo progetto, cambiare vita, in Italia o all’estero, è vero che nel caso di aspettativa il tuo lavoro fisso è lì ad aspettarti, ma durante il periodo che non lavorerai dovrai fronteggiare diverse situazioni (a volte inaspettate) e la mancanza di uno stipendio fisso non è un fattore da sottovalutare.

Di Giada Verrina


note

Autore immagine: pixabay.com


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