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Chi non paga le tasse universitarie

22 Agosto 2018 | Autore:
Chi non paga le tasse universitarie

Per reddito, per merito, per invalidità o inabilità in famiglia: chi è esonerato dal versamento dei contributi all’ateneo e chi ha diritto allo sconto.

Se ci sei già passato, sai che mandare un figlio all’università non è proprio una passeggiata in termini economici. Se ancora non ci sei passato ma tuo figlio o tua figlia sta per finire la scuola superiore e già fa un pensierino su quale facoltà frequentare, è possibile che tu abbia già iniziato a fare due conti ed a valutare se ce la farai ad affrontare la spesa. Ben che vada, cioè se il ragazzo resta in città, il costo maggiore sarà quello delle tasse universitarie. Se l’ateneo è a qualche decina di chilometri, si aggiunge il trasporto. Se, invece, vuole intraprendere un percorso lontano da casa ci sarà da pensare anche all’affitto di una stanza. Tuttavia, non fasciarti la testa prima di romperla: c’è chi non paga le tasse universitarie non perché sia più furbo degli altri ma perché ne ha il diritto. Per reddito, per merito o per disabilità.

Le tasse altro non sono che il contributo annuo che ogni studente (o meglio, i suoi genitori nel caso in cui il giovane non abbia un reddito) deve pagare per l’iscrizione ai corsi universitari da frequentare. Serve a coprire i costi didattici, scientifici ed amministrativi dell’ateneo (docenti, materiale, manutenzione e spese dell’edificio, ecc.). Ogni università decide in piena autonomia qual è l’importo da versare.

Sono escluse dalle tasse universitarie l’imposta di bollo e quella regionale per il diritto allo studio. Sì, avete letto bene: per usufruire di un diritto bisogna pagare. Alla fine del percorso, ci sarà da versare anche l’indennità di pergamena, quella dove c’è scritto che tuo figlio è laureato. Finalmente.

E quindi alcuni di questi costi non devi sostenerli se ti trovi in certe condizioni di reddito o il tuo figliolo è così bravo da ottenere l’esenzione per merito. Considera che ci sono anche dei casi in cui le matricole frequentano il primo anno gratis ed altri in cui le tasse sono inferiori, sempre per motivi particolari. Facciamo un po’ di ordine, allora, e vediamo chi non paga le tasse universitarie e chi le paga in forma ridotta.

Tasse universitarie: chi non paga per reddito Isee?

Prendiamo in considerazione il primo motivo per non pagare le tasse universitarie, quello legato al reddito. C’è da premettere che l’università deve rispettare una soglia di reddito Isee di esenzione, soglia che parte da un minimo di 13.000 euro annui ma che ogni ateneo è libero di innalzare a suo piacimento. Così, ad esempio, a Bologna, Ferrara, Modena o Reggio Emilia la soglia Isee al di sotto della quale non si pagano le tasse universitarie è di 23.000 euro.

L’esenzione interessa in particolare chi frequenta il primo anno: le matricole non pagano le tasse universitarie a patto che non venga superata la soglia di reddito Isee stabilita dai singoli atenei. Sarà necessario pagare soltanto 140 euro di tassa di diritto allo studio (il famoso diritto a pagamento) e 16 euro di bollo.

Per legge, è vietato alle università imporre altre tasse o contributi agli studenti fino al conseguimento del titolo di studio. Si pagano a parte solo i servizi a richiesta.

Tasse universitarie: chi non paga per merito?

Quello che abbiamo appena visto vale per il primo anno. Dal secondo in poi, che succede? Dal secondo anno, l’Isee non è più sufficiente per non pagare le tasse universitarie: ci vuole anche la mano (anzi, la mente) dello studente. Rimane esento dal pagamento chi resta in corso ed ha maturato un certo numero di crediti formativi. In particolare, non paga le tasse:

  • per il secondo anno, chi ha ottenuto nel primo almeno 10 crediti entro il 10 agosto;
  • per il terzo anno, chi ha ottenuto almeno 25 crediti nei 12 mesi che precedono il 10 agosto dell’anno in cui si deve fare l’iscrizione all’anno successivo. Cioè: se tuo figlio si deve iscrivere al quarto anno di università a settembre 2019, non paga le tasse universitarie se il 10 agosto 2018 avrà accumulato almeno 25 crediti formativi.

Ma non è finita qui. In un vero e proprio tentativo di premiare la meritocrazia (si suppone), non paga le tasse universitarie nel primo anno lo studente che ha superato l’esame di maturità con 100/100, cioè ha ottenuto il diploma con il massimo dei voti. Alcuni atenei chiedono pure la lode. C’è chi non si accontenta mai.

Ultima esenzione totale dalle tasse universitarie per merito, quella degli studenti stranieri che hanno avuto una borsa di studio dal Governo italiano.

Tasse universitarie: chi non paga per invalidità o inabilità

Reddito e merito, comunque, ma anche particolari condizioni di disagio familiare. Ci sono altre due categorie di studenti che non pagano le tasse universitarie e sono:

  • i giovani che abitano in una famiglia in cui è presente una persona invalida almeno al 66%. Se la percentuale di riduzione di capacità lavorativa è inferiore, ci possono essere degli sconti sulle rette;
  • i giovani i cui genitori percepiscono una pensione di inabilità, purché il ragazzo ne fornisca la prova tramite un’autocertificazione del proprio stato di famiglia e l’invio di una copia del verbale dell’Asl in cui si certifica la condizione di disagio fisico del genitore e della certificazione dell’ente che eroga la pensione.

Tasse universitarie: come chiedere l’esenzione per reddito

Per avere diritto all’esenzione e non pagare le tasse universitarie per reddito, occorre presentare la Dichiarazione sostitutiva unica (la Dsu) in cui si attesta il reddito Isee dello studente. La Dsu può essere richiesta ad un Caf convenzionato con la facoltà o all’Inps.

Per determinare il reddito Isee, bisogna presentare questi documenti:

  • carta di identità e codice fiscale di tutti i membri del nucleo familiare;
  • contratto di affitto registrato, se lo studente abita per conto suo in locazione;
  • patrimonio immobiliare dell’anno precedente appartenente al nucleo familiare;
  • eventuale certificato di handicap all’interno del nucleo;
  • documenti relativi ad auto di proprietà;
  • saldo del conto corrente bancario o postale al 31 dicembre dell’anno precedente e giacenza media annua sul conto.

La consegna della Dsu va fatta entro i termini stabiliti all’inizio dell’anno scolastico. E conviene rispettare questi termini: in caso contrario, verrebbe applicata l’aliquota massima delle tasse universitarie.

Tasse universitarie: come chiedere l’esenzione per borsa di studio

Le Regioni da una parte ed il Miur, cioè il Ministero dell’Istruzione, l’Università e la Ricerca, mettono a disposizione dei bandi di concorso per ottenere una borsa di studio, in modo da non pagare le tasse universitarie.

La borsa regionale viene bandita per agevolare le fasce con il reddito più basso. Per concorrere ad ottenerla, c’è da partecipare ad un concorso che prevede una graduatoria basata sul merito (cioè i crediti formativi accumulati) e sul reddito (la dichiarazione Isee presentata dal candidato).

Tasse universitarie: chi non le paga tutte

Fin qui le categorie di chi non paga le tasse universitarie per reddito, per merito o per situazioni particolarmente disagiate in famiglia. Ci sono altri studenti, però, che possono versare solo una parte dei contributi dovuti all’ateneo grazie ad uno sconto. Viene applicato anche a chi ha un reddito più alto di 13.000 euro ma non superiore ai 30.000 euro. In questo caso, c’è da corrispondere fino al 7% della parte eccedente i 13.000 euro.

Ad esempio, se il tuo reddito Isee è di 27.000 euro, significa che pagherai la il 7% della differenza tra la soglia dei 13.000 euro e l’ammontare del tuo reddito. Quindi:

27.000 – 13-000 euro = 14.000 euro di differenza.

Il 7% di 14.000 è 980 euro. Questo sarà l’importo da pagare di tasse universitarie.

Tasse universitarie: occhio a non sgarrare

Non ci sono solo delle agevolazioni per gli studenti: le tasse universitarie possono diventare un incubo se si prendono i libri sottogamba e l’impegno viene a scemare. Chi va fuori corso per più di un anno, infatti, dovrà pagare fino al 50% in più della differenza Isee, partendo da un minimo di 200 euro. Forse conviene impegnarsi.


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