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Avviso di liquidazione di imposta già pagata: come annullarlo gratis

8 agosto 2018


Avviso di liquidazione di imposta già pagata: come annullarlo gratis

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 agosto 2018



Se ti arriva a casa una richiesta di pagamento per un tributo che hai già versato, puoi richiedere di annullarlo gratuitamente all’organo che l’ha emesso.

Può capitare che ti venga recapitato un avviso di liquidazione relativo ad un’imposta che hai già versato al fisco, perché magari l’intermediario presso cui hai eseguito il pagamento dell’imposta (banca o posta) non ha comunicato alcuni dati all’amministrazione finanziaria. Ovviamente non dovrai pagare il tributo due volte. Però occorre comunque attivarsi: bisogna infatti informare l’amministrazione finanziaria dell’avvenuto pagamento. Non farlo, potrebbe essere molto pericoloso. Contro l’avviso di liquidazione puoi innanzitutto presentare ricorso entro 60 giorni dalla notifica alla commissione tributaria provinciale competente. Puoi però evitare il ricorso, che comporta alcuni costi ed i tempi generalmente lunghi della giustizia, quando l’atto è palesemente illegittimo perché hai già provveduto a pagare l’imposta liquidata. In questo caso, infatti, puoi presentare una richiesta all’ente che ha notificato l’avviso, di annullare l’atto sulla base del pagamento dell’imposta già eseguito. Si chiama richiesta di riesame in autotutela e si tratta di una procedura sostanzialmente gratuita e solitamente più rapida del ricorso. Devi però ricordare che la richiesta di riesame non sostituisce del tutto il ricorso e quindi se la richiesta di riesame non andrà a buon fine, è consigliabile comunque ricorrere alla commissione tributaria.

Cos’è un avviso di liquidazione?

L’avviso di liquidazione è un atto dell’amministrazione finanziaria con il quale viene comunicato al contribuente l’importo dell’imposta da pagare e le relative modalità di calcolo dell’imposta, con la contestuale richiesta di pagamento del tributo entro un determinato termine.

Quali conseguenze se non pago l’imposta?

L’avviso di liquidazione viene considerato un atto impositivo nonché un atto della riscossione e pertanto, se il tributo non viene pagato nei termini indicati nell’atto oppure non viene impugnato l’avviso di liquidazione, quest’ultimo diventerà definitivo e l’amministrazione finanziaria provvederà ad iscrivere a ruolo le somme dovute, richiedendo anche gli interessi per il ritardo (cosiddetti moratori) e le sanzioni.

Posso fare ricorso contro l’avviso di liquidazione?

Contro l’avviso di liquidazione è ammesso il ricorso alla commissione tributaria provinciale competente entro 60 giorni dalla notifica. Il ricorso è tuttavia un atto costoso (si paga infatti il contributo unificato, ossia una tassa di iscrizione della causa al ruolo, che varia in base all’ammontare dell’imposta impugnata) ed inoltre, per ricorsi aventi ad oggetto tributi di valore superiore ad € 3.000,00, è necessaria l’assistenza di particolari soggetti abilitati a patrocinare innanzi alle commissioni tributarie (gli avvocati, ma anche dottori commercialisti, consulenti del lavoro e dipendenti dei centri di assistenza fiscale). Pertanto, quando l’atto di riscossione costituito dall’avviso di liquidazione è palesemente illegittimo, perché per esempio è relativo ad un’imposta già pagata, non converrà presentare ricorso alla commissione tributaria provinciale, ma sarà molto più agevole presentare la richiesta di riesame in autotutela.

Cos’è la richiesta di riesame in autotutela?

La richiesta di riesame in autotutela è prevista espressamente dalla legge [1]. In forza del principio di trasparenza e buon andamento che caratterizza l’intera pubblica amministrazione, è sempre possibile, per l’ente che l’ha emanato, revocare o annullare l’avviso di liquidazione, per evitare di subire una causa intentata dal contribuente contro un atto palesemente illegittimo, con il rischio per l’amministrazione di essere condannata al pagamento delle spese processuali. Si parla di revoca quando l’atto è infondato, mentre si parla di annullamento quando l’atto presenta vizi di legittimità o di forma. La legge prevede che l’annullamento dell’atto possa essere disposto per numerosi motivi, tra cui il fatto che l’imposta sia già stata pagata dal contribuente e l’amministrazione finanziaria non ne abbia tenuto conto[2].

Come fare per richiedere il riesame in autotutela?

Per ottenere il riesame dell’atto da parte dell’organo competente ad annullarlo, basterà inviare una comunicazione all’organo che ha emanato l’avviso di liquidazione, in carta semplice, con modalità che rendano certa la ricezione dell’istanza (raccomandata con avviso di ricevimento o posta elettronica certificata), indicando espressamente gli avvisi di liquidazione di cui si chiede il riesame, specificando il motivo per cui lo si richiede (nel nostro caso, il pagamento dell’imposta già eseguito) ed allegando la prova dell’avvenuto pagamento dell’imposta.

Perché mi conviene il riesame in autotutela?

La procedura di riesame è totalmente gratuita (a parte le spese di notifica della richiesta) e generalmente molto veloce. L’amministrazione finanziaria, infatti, dovrebbe annullare l’avviso di liquidazione in pochi giorni, a fronte della prova dell’avvenuto pagamento: la legge prevede che dell’eventuale annullamento sia data notizia al contribuente[3]. La procedura è inoltre esperibile anche nei confronti degli atti già definitivi (per i quali sia dunque scaduto il termine per presentare ricorso), poiché l’amministrazione può sempre provvedere ad annullarli o revocarli, anche d’ufficio. L’unica eccezione a questa regola è costituita dal caso in cui sull’imposta contestata sia già intervenuta una sentenza definitiva in favore dell’amministrazione finanziaria[4].

Il riesame in autotutela sostituisce il ricorso alla Commissione tributaria?

La proposizione della richiesta di riesame non sostituisce il ricorso. Innanzitutto la richiesta non sospende il termine di 60 giorni per proporre ricorso alla commissione tributaria provinciale. In secondo luogo, il riesame in autotutela è pur sempre una facoltà dell’Amministrazione: se essa non vi provvede, pur violando in questo modo i principi di buona fede e legalità, nessun giudice potrà annullare l’atto divenuto nel frattempo definitivo, perché decorsi i 60 giorni per impugnarlo. Inoltre, la legge non impone specifici termini per esercitare tale facoltà. Pertanto, nonostante il potere dell’amministrazione di annullare un atto illegittimo sia considerato un potere-dovere, nessuna autorità giudiziaria potrà intimargli di farlo. Di conseguenza, qualora l’amministrazione finanziaria non ti comunichi di aver provveduto ad annullare l’atto illegittimo, è sempre consigliabile proporre il ricorso alla commissione tributaria provinciale competente, al fine di evitare che l’avviso di liquidazione diventi definitivo, senza avere più la possibilità di impugnarlo.

Di Alberto Melotto

Spettabile

(Indicare l’organo che ha emesso l’avviso di liquidazione)

Via …

CAP Città (Provincia)

Luogo, data

Raccomandata AR (o PEC) 

OGGETTO: … (NOME DEL CONTRIBUENTE) // … (ORGANO CHE HA EMESSO L’AVVISO).

Richiesta di riesame in autotutela ai sensi dell’art. 2 quater d.l. n. 564/1994 e D.M. n. 37/1997 dell’avviso di liquidazione n. …

Egregi Signori,

premesso che:

-in data … mi è stato notificato l’avviso di liquidazione dell’imposta di cui all’oggetto, per l’asserito mancato pagamento delle imposte di …;

-in forza del suddetto avviso mi veniva intimato il pagamento di € …, entro … giorni dalla notifica degli avvisi;

-ho già pagato le imposte oggetto del suddetto avviso di liquidazione presso … (indicare intermediario presso cui si è eseguito il pagamento) in data …, come dimostra la quietanza allegata (all. 1).

***

Tutto ciò premesso e considerato, il sottoscritto …

chiede

a … (indicare l’organo che ha emesso l’avviso), in persona del responsabile del procedimento …, in quanto ente competente ad annullare e/o revocare l’atto ai sensi dell’art. 1 D.M. 37/1997, di annullare l’avviso di liquidazione n. … del … emesso da …, ai sensi dell’art. 2 quater d.l. n. 564/1994, in quanto l’ATTO E’ PALESEMENTE ILLEGITTIMO ai sensi dell’art. 2, lett. e) D.M. n. 37/1997, non avendo l’Amministrazione finanziaria considerato il pagamenti di imposta regolarmente eseguito dal contribuente ed in questa sede documentato (v. all. 1).

note

[1] Art. 2-quater, D.L. 564/1994 e D.M. 37/1997.

[2] Art. 2, comma 1, lettera e), D.M. 37/1997.

[3] Art. 4, D.M. 37/1997.

[4] Art. 2, comma 2, D.M. 37/1997.

Autore immagine: pixabay.com

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