Diritto e Fisco | Editoriale

È pignorabile il trattamento di fine servizio?

27 Luglio 2018
È pignorabile il trattamento di fine servizio?

Dipendenti pubblici e TFS: anche prima che sia erogata, la buonuscita può essere pignorata dal creditore.

Sei un dipendente pubblico, impiegato in una delle tante amministrazioni dello Stato. Ci vuole ancora qualche anno per andare in pensione e sei sicuro che, per quel giorno, potrai godere della buonuscita che l’ente ti sta mettendo da parte anno dopo anno. La somma ti consentirà di non restare solo con il magro assegno dell’Inps per la vecchiaia. Tuttavia, una finanziaria che non sei riuscito a pagare e che ti ha già pignorato un quinto dello stipendio, ha appena aggredito il TFS, il trattamento di fine servizio che appunto ti serviva per sopravvivere fino alla pensione. Può farlo nonostante si tratti di somme che non hai ancora maturato? È pignorabile il trattamento di fine servizio? La risposta è stata fornita, di recente, da una ordinanza della Cassazione [1].

La questione posta davanti alla Suprema Corte riguarda l’equiparazione dei dipendenti pubblici a quelli del comparto privato. Per questi ultimi è indubbio il fatto che il TFR – ossia il trattamento di fine rapporto – sia pignorabile. E lo è sia quando l’importo viene materialmente bonificato sul conto del lavoratore, all’atto dello scioglimento del rapporto (sia che esso avvenga per licenziamento, dimissioni o risoluzione consensuale) sia quando è ancora depositato in azienda o presso un fondo di previdenza complementare. Leggi sul punto: Si può pignorare il TFR accantonato in azienda o in un fondo? In altri termini non c’è bisogno di aver già maturato il diritto al pagamento del TFR affinché questo possa essere sottoposto a pignoramento presso terzi poiché le somme accantonate annualmente sono già di spettanza del dipendente benché non erogategli. Per cui tali importi possono essere “bloccati” nei limiti di massimo un quinto (secondo le stesse regole valevoli per lo stipendio).

Dicevamo che la Corte si è soffermata sulla possibilità di estendere le regole del privato a quelle del settore pubblico. Ebbene, sul punto si erano già espresse in passato sia la stessa Cassazione che la Corte Costituzionale: entrambe hanno riconosciuto una totale equiparazione tra trattamento di fine rapporto (TFR) e trattamento di fine servizio (TFS). Questo significa che per entrambe le indennità di buonuscita valgono le medesime regole in materia di pignoramento. Ne consegue – prosegue la Cassazione – che:

  • sia il TFR che il TFS possono essere pignorati ancor prima che siano versati al dipendente: in tal caso verranno pignorate le quote annuali già maturate e accantonate in azienda, o versate al fondo di tesoreria dello Stato presso l’Inps oppure conferite in un fondo di previdenza complementare;
  • sia per il TFR che per il TFS vale il limite di pignoramento di un quinto.

Il trattamento di fine rapporto può pertanto essere pignorato tanto ad un dipendente privato che ad uno pubblico, stante «la totale equiparazione del regime di pignorabilità e sequestrabilità del TFR». Tanto il TFR quanto il TFS costituiscono, a tutti gli effetti, un credito che il lavoratore matura già in costanza di rapporto di lavoro, a prescindere dal fatto che poi gli verrà versato solo all’atto della cessazione del suddetto rapporto. E siccome per poter eseguire un pignoramento presso terzi è sufficiente solo la certezza del credito e la sua liquidità, ma non la sua esigibilità, nulla osta alla pignorabilità della somma. Sulla base di queste affermazioni, l’ordinanza afferma che «in relazione ai lavoratori dipendenti del settore privato, la questione non si pone in termini diversi per i dipendenti pubblici».

Non dimentichiamo peraltro che «l’originario regime di impignorabilità del trattamento di fine servizio è stato dichiarato ormai incostituzionale dalla Consulta. Ed è stata sempre la Corte Costituzionale a stabilire che l’illegittimità della norma [2] che prevedeva, per i dipendenti degli enti pubblici diversi dallo Stato, la sequestrabilità e la pignorabilità delle indennità di fine rapporto di lavoro, per crediti da danno erariale, senza osservare i limiti di un quinto. Il principio secondo cui la progressiva eliminazione delle differenze in materia di regime giuridico dell’indennità di fine rapporto spettante ai dipendenti del settore privato e dell’indennità di fine servizio dei dipendenti pubblici non consente che possa esservi una disparità di trattamento fra le due categorie in tema di sequestrabilità e pignorabilità degli emolumenti, pur in presenza di un credito della p.a. per danno erariale.

Quindi le quote accantonate del TFR, tanto che siano trattenute presso l’azienda quanto che siano versate al fondo di tesoreria dell’Inps o conferite in un fondo di previdenza complementare, sono intrinsecamente dotate di potenzialità satisfattiva futura e corrispondono ad un diritto certo e liquido del lavoratore, di cui la cessazione del rapporto di lavoro determina solo l’esigibilità, con la conseguenza che le stesse sono pignorabili. Tale principio», continua l’ordinanza, «valevole per i lavoratori subordinati del settore privato, si estende anche ai dipendenti pubblici, stante la totale equiparazione del regime di pignorabilità e sequestrabilità del trattamento di fine rapporto o di fine servizio».


note

[1] Cass. ord. n. 19708/18 del 25.07.2018.

[2] Art. 4 l. 8 giugno 1966 n. 424.


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