Diritto e Fisco | Editoriale

Inps: prestazioni di previdenza e assistenza

3 agosto 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 agosto 2018



Qual è la differenza tra prestazioni previdenziali e prestazioni assistenziali, quali sono i benefici e chi ne ha diritto?

Assegno di invalidità, pensione di invalidità, reddito d’inclusione, pensione di vecchiaia e anticipata, pensione di inabilità, sono tutte prestazioni erogate dall’Inps: non bisogna fare confusione, però, in quanto alcune di queste prestazioni sono di previdenza ed altre di assistenza. Ma qual è la differenza tra previdenza e assistenza? In parole semplici, le prestazioni di previdenza servono a prevenire uno stato di bisogno e sono finanziate principalmente dai contributi degli iscritti ad una certa forma di assicurazione, anche se ci può essere una compartecipazione pubblica. Le prestazioni di assistenza, invece, sono finanziate unicamente dalle entrate pubbliche, come le imposte, e servono come sostegno in situazioni di bisogno. Questo spiega perché, per le prestazioni di previdenza, sono richiesti determinati requisiti contributivi: per ricevere il beneficio, in pratica, è necessario aver versato dei contributi, quindi essere assicurati. Per le prestazioni di assistenza, invece, non è richiesto alcun requisito contributivo, ma sono previsti dei limiti di reddito generalmente più severi, rispetto ai limiti eventualmente previsti per le prestazioni di previdenza. Ma procediamo per ordine e facciamo il punto sui benefici erogati dall’Inps: prestazioni di previdenza e assistenza, quali sono e a chi spettano.

Assegno ordinario di invalidità

L’assegno ordinario di invalidità è una prestazione di presidenza: per averne diritto, è necessario difatti, oltre al riconoscimento di un’invalidità superiore ai due terzi, anche il versamento di cinque anni di contributi, di cui tre devono risultare accreditati nell’ultimo quinquennio. È dunque indispensabile essere assicurati per poter ottenere l’assegno ordinario di invalidità.

Per l’assegno di invalidità sono previsti anche dei limiti di reddito, superati i quali l’assegno si riduce: in particolare, l’assegno viene ridotto del 25% se il reddito supera di quattro volte il trattamento minimo, mentre viene ridotto del 50% se supera di cinque volte il trattamento minimo. L’assegno di invalidità può poi subire una seconda riduzione quando l’assegno già ridotto resta superiore al trattamento minimo, cioè supera 507,42 euro mensili. Tuttavia, l’assegno non si azzera mai, ne viene soltanto diminuito l’importo. L’assegno è calcolato allo stesso modo della futura pensione, in quanto si tratta di una prestazione di previdenza, quindi basta sui contributi versati.

Pensione di invalidità civile

La pensione di invalidità civile spetta, come l’assegno di invalidità, se l’interessato ha una riduzione della capacità lavorativa: nel dettaglio, la percentuale di invalidità riconosciuta deve essere almeno pari al 74%.

La pensione di invalidità civile, però, è una prestazione di assistenza: difatti, formalmente, è denominata assegno di assistenza per invalidi civili parziali. A differenza dell’assegno di invalidità, quindi, non richiede un requisito contributivo per averne diritto, ma richiede il possesso di un reddito non superiore ai 4853,29 euro annui. Se il reddito si supera, la prestazione non spetta, in quanto non si ravvisa più la necessità di intervenire per far fronte a uno stato di bisogno, quindi viene meno, secondo la legge, la finalità di assistenza.

La pensione di invalidità civile, ovviamente, non può essere calcolata sulla base dei contributi versati, in quanto non è richiesto alcun requisito contributivo, come abbiamo visto: la prestazione è invece prevista in misura fissa, pari a 282,55 euro mensili, salvo il diritto a maggiorazioni; l’importo fisso della prestazione è una caratteristica di tutte le erogazioni per assistenza, in quanto non si possono calcolare sulla base della contribuzione versata.

Pensione di inabilità

La pensione di inabilità è una prestazione di previdenza, in quanto, per averne diritto, è richiesto lo stesso requisito contributivo domandato per l’assegno ordinario di invalidità ossia 5 anni di contributi, di cui 3 versati nell’ultimo quinquennio. Per ottenere la pensione di inabilità, inoltre, è richiesta l’impossibilità permanente ed assoluta svolgere qualsiasi attività lavorativa.

L’ex Inpdap, ossia la gestione previdenziale dei lavoratori pubblici, ora confluita nell’Inps, riconosce altre due prestazioni previdenziali ricollegate all’inabilità: la pensione per inabilità a proficuo lavoro e quella per inabilità alle mansioni. Il requisito contributivo richiesto è più alto, pari, a seconda della prestazione e del fondo di appartenenza, a 15 o a 20 anni di contribuzione.

Pensione di inabilità civile

A differenza della pensione di inabilità, la pensione di inabilità civile, o assegno per invalidi civili totali, è una prestazione di assistenza. Sebbene sia ugualmente riconosciuta dall’Inps, difatti, non sono richiesti requisiti contributivi per accedervi, ma unicamente un’invalidità civile pari al 100%. L’importo della pensione di inabilità civile è uguale a quello dell’assegno di assistenza per invalidi civili parziali, pari a 282,55 euro (salvo il diritto ad alcune maggiorazioni come l’incremento al milione); è più alto, invece, il limite di reddito annuo, pari a 16.664,36 euro.

Assegno di accompagnamento

Anche l’indennità di accompagnamento è una prestazione di assistenza, difatti è riconosciuta in assenza di requisiti contributivi. A differenza delle altre prestazioni di assistenza, però, non sono previsti limiti di reddito per averne diritto, né la prestazione viene ridotta in base al reddito. L’assegno di accompagnamento, in particolare, viene riconosciuto agli invalidi in misura pari al 100% che hanno difficoltà a compiere gli atti quotidiani della vita o non riescono a deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore.

Assegno sociale

L’assegno sociale spetta a tutti cittadini con almeno 66 anni e 7 mesi di età. Si tratta di una prestazione di assistenza in quanto non sono richiesti contributi per ottenerlo, ma è richiesto un reddito non superiore a 5389 euro annui, se si è single, o 11.772 euro annui, se coniugato (valori validi nel 2018). In pratica, l’assegno sociale è una sorta di pensione di vecchiaia per chi non possiede contributi, ma, dato che si tratta di una prestazione di assistenza, è strettamente legata al reddito posseduto, in assenza del quale si ritiene sussistente lo stato di bisogno. L’importo mensile dell’assegno sociale è pari a 453 euro, salvo diritto ad eventuali maggiorazioni.

Pensione di vecchiaia e anticipata

La pensione di vecchiaia e la pensione anticipata sono due prestazioni di previdenza: la prima è collegata a un determinato requisito di età (pari a 66 anni e 7 mesi attualmente), assieme al requisito di vent’anni di contributi, mentre alla pensione anticipata è collegato esclusivamente un requisito contributivo. Le due prestazioni sono calcolate sulla base della contribuzione posseduta: pur trattandosi di prestazioni di previdenza, però, possono essere ricollegate a ulteriori trattamenti che hanno delle finalità anche assistenziali. Ad esempio, la maggior parte dei pensionati di vecchiaia e di coloro che sono stati collocati in pensione anticipata hanno diritto, a determinate condizioni di reddito, all’integrazione al trattamento minimo: in buona sostanza, se il proprio reddito, da solo o assieme al reddito del coniuge, non supera determinate soglie, la pensione bassa viene integrata al minimo mensile di 507,42 euro (valore per l’anno 2018). La differenza tra prestazioni di previdenza e di assistenza, nel momento in cui su un’erogazione di previdenza vengono riconosciute agevolazioni assistenziali, si fa dunque difficile da individuare.

 Per ottenere una prestazione di assistenza e necessario l’Isee?

L’indicatore Isee, che serve a stabilire la ricchezza di una famiglia, è un parametro di riferimento per molte prestazioni di assistenza, come il reddito di inclusione Rei. Non lo è, comunque, per tutte le erogazioni: ad esempio, non è richiesto il possesso di un determinato reddito ai fini Isee per la pensione di invalidità o l’assegno per invalidi civili totali, né per l’integrazione al minimo oppure per l’assegno sociale.

Pensione di reversibilità

Anche la pensione di reversibilità, seppure abbia delle chiare finalità assistenziali e non sia collegata al possesso di contributi da parte del beneficiario, è una prestazione di previdenza. Tutti lavoratori, infatti, nel versare i contributi previdenziali, pagano un’apposita aliquota destinata a coprire il rischio di invalidità, vecchiaia e superstiti. Trattandosi di un rischio assicurato, legato allo stato di bisogno di determinati familiari in seguito alla premorienza del lavoratore o del pensionato, si tratta dunque di una prestazione di previdenza e non di assistenza.

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