Diritto e Fisco | Editoriale

Cosa significa residenza fiscale

19 Agosto 2018 | Autore:
Cosa significa residenza fiscale

Quanto tempo bisogna vivere in Italia per pagare le tasse nel nostro Paese se si lavora anche all’estero. A cosa serve e come chiedere il certificato.

Si tende spesso a parlare in termini generici e, così, si rischia ogni tanto di fare confusione. Già distinguere tra residenza e domicilio non è sempre facile, figuriamoci tra residenza anagrafica e residenza fiscale. Se sei un lavoratore dipendente potresti chiederti: «Ma non è la casa dove abito?» Uno pensa che, probabilmente, l’avvocato, il commercialista o il notaio che ha uno studio fuori casa possa avere la residenza anagrafica nella casa in cui vive con moglie e figli e quella fiscale nello studio in cui lavora. Ma chi non ha altro che le quattro mura da condividere con la famiglia, quante residenze vuoi che abbia? Non ingarbugliamo di più le cose. Perché, alla fine (e come vedremo tra poco) non è così difficile capire che cosa significa residenza fiscale e a che cosa serve averla.

La stragrande maggioranza degli italiani ce l’ha e non dipende dall’attività che fa (dipendente, professionista o imprenditore che sia) ma da altri elementi come il numero dei giorni che trascorre stabilmente in Italia durante l’anno, il che determinerà la necessità di iscriversi all’Anagrafe della popolazione residente dal quale ci si può cancellare solo se ci si trasferisce all’estero per un certo periodo di tempo. Ciò consentirà al cittadino di poter chiedere all’occorrenza un certificato di residenza fiscale qualora gli venga richiesto.

Scendiamo, allora, nei particolari e chiariamo tutti questi concetti: che cosa significa la residenza fiscale, chi la può chiedere, a che cosa serve, come iscriversi all’Anagrafe dei residenti e come chiedere i certificati.

Residenza fiscale: che cos’è?

Dunque, cominciamo a chiarire i concetti. Ricordiamo, intanto, che il domicilio è il luogo in cui una persona stabilisce la sede principale dei suoi affari e dei suoi interessi, mentre la residenza anagrafica è quello in cui una persona ha la sua dimora abituale.

Se domicilio o residenza anagrafici si protraggono per più di 183 giorni all’anno oppure si fa l’iscrizione all’Anagrafe della popolazione residente, il cittadino acquisisce automaticamente la residenza fiscale. Significa che sarò soggetto alla tassazione italiana per le sue proprietà e per il reddito che percepisce, al di là del luogo in cui è stato prodotto.

Quindi, e in sintesi, un cittadino acquisisce la residenza fiscale quando:

  • è iscritto all’Anagrafe della popolazione residente;
  • ha il domicilio o la residenza in territorio italiano per più di 183 giorni l’anno.

Residenza fiscale: a che cosa serve?

Avere la residenza fiscale significa avere un riferimento importante per sapere se la persona fisica o giuridica, il professionista, l’imprenditore, ecc. rientra nel sistema di tassazione italiano e per poter calcolare le imposte sui redditi e l’Iva.

Residenza fiscale: come iscriversi all’Anagrafe?

L’iscrizione all’Anagrafe della popolazione residente in Italia si effettua nel momento in cui si stabilisce la propria residenza o il proprio domicilio nel territorio dello Stato. Il cittadino ha la residenza fiscale in Italia anche se si trasferisce all’estero, chiede la cancellazione dall’Anagrafe dei residenti ma si iscrive all’Aire, cioè all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero.

Questo significa che chi lascia il territorio italiano per andare in un altro Paese risulterà fiscalmente residente in Italia nel momento in cui si iscriverà all’Aire. Secondo l’Agenzia delle Entrate, infatti, questo passaggio non costituisce un elemento determinante per escludere la residenza o il domicilio dello Stato [1].

Sarà considerato fiscalmente residente in Italia anche chi lavora durante la settimana all’estero per poi rientrare in Italia solo nel fine settimana, come può essere il caso di un manager distaccato negli uffici che il suo gruppo ha in un altro Paese. Conta, secondo il Fisco, il fatto che torna regolarmente nel centro dei suoi interessi sociali.

Infine, si ritiene residente in Italia chi lascia il nostro Stato per un altro con un regime fiscale privilegiato individuato con decreto del Ministero delle Finanze da pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale [2].

In caso di decesso della persona fisica, si terrà in considerazione ai fini di determinare la sua residenza fiscale il periodo trascorso tra l’inizio dell’anno ed il momento del decesso. Pertanto, e per fare un esempio, se la morte avviene dopo il 3 luglio (il 2 luglio negli anni bisestili) saranno stati superati i 183 giorni di tempo per essere ritenuto residente fiscalmente in Italia. Anche se dobbiamo ricordare che non si parla di 183 giorni vissuti in Italia di seguito ma complessivamente durante l’anno.

Residenza fiscale: come spostarla all’estero?

Chi vuole spostare dall’Italia all’estero la propria residenza fiscale dovrà dimostrare di essere veramente residente in un altro Paese in modo stabile e che non vuole imbrogliare il Fisco con un finto trasferimento. Il contribuente può stare tranquillo: la sua parola non basterà. L’Agenzia delle Entrate farà i controlli opportuni ricorrendo anche a verifiche incrociate con le autorità dello Stato in cui il cittadino dichiara di risiedere. Insomma, si darà da fare per sapere se il trasferimento è vero oppure il contribuente si è fatto vedere uscire dalla porta con grande clamore per poi rientrare furtivamente dalla finestra.

Residenza fiscale: che cos’è il certificato e come richiederlo?

Il certificato di residenza fiscale è il documento che rilascia l’Agenzia delle Entrate per attestare, appunto, la residenza del richiedente, ovvero di:

  • una persona fisica;
  • una società di capitali (sas, snc, srl, spa)
  • una società di persone;
  • un ente commerciale o non commerciale;
  • un ente senza scopo di lucro;
  • un organismo di investimento collettivo del risparmio;
  • un fondo pensione.

Serve a non pagare le tasse in un altro Stato. In pratica, il contribuente deve presentare questo certificato nel Paese in cui il cui ha prodotto reddito in un certo periodo di tempo per dimostrare che le tasse le paga in Italia in quanto residente fiscale qui. Sarà possibile, dunque, beneficiare delle convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni sul reddito.

La richiesta per ottenere il certificato di residenza fiscale va fatta presso un qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate. Occorrerà compilare tutti i campi presenti nella domanda, e cioè:

  • la qualità del richiedente (titolare, rappresentante o altro);
  • la nazione estera in cui è stato prodotto il reddito ed in cui verrà consegnato il certificato;
  • il tipo e la quantità di reddito prodotto, comprendente parametri come compensi da lavoro dipendente o autonomo, utili, dividendi, immobili, capital gains, royalties, ecc.

Il certificato costa 3,10 euro di tributo speciale e si paga:

  • in banca o in Posta con il modello F23 utilizzando il codice tributo 964T;
  • tramite marca da bollo.

Qui puoi scaricare il modulo dell’Agenzia delle Entrate per chiedere il certificato di residenza fiscale.

note

[1] Agenzia Entrate circ. n. 304/E/I/2/705 del 02.12.1997.

[2] Art. 2 co. 2-bis Tuir.


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