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Cartella a nome del defunto: come si divide tra eredi

29 Luglio 2018
Cartella a nome del defunto: come si divide tra eredi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 Luglio 2018



Tasse e cartelle esattoriali non pagate da una persona morta: esiste una responsabilità pro quota o solidale?

È morto da poco un tuo parente e, al momento dell’apertura della successione, avete trovato numerose cartelle esattoriali non pagate. L’agente della riscossione bussa alla porta perché pretende l’adempimento e minaccia azioni esecutive. Nessuno ha rinunciato all’eredità, per cui si pone il problema di come debbano essere ripartiti questi debiti. C’è chi sostiene che le tasse si dividano in parti uguali e chi, invece, vorrebbe una divisione rapportata alle rispettive quote di successione. Qual è la soluzione corretta? Come si divide tra eredi la cartella a nome del defunto? La questione è stata analizzata più volte dalla giurisprudenza e, da ultimo, da una chiarificatrice pronuncia della Commissione Tributaria Provinciale di Salerno [1]. In questo articolo ti forniremo alcune utili informazioni in merito alla divisione dei debiti fiscali ereditati. Il discorso ovviamente non coinvolge solo gli accertamenti esecutivi e le richieste di pagamento avanzate dalle pubbliche amministrazioni (Inps, Agenzia Entrate, Comune, Regione, ecc.), ma anche le famigerate cartelle esattoriali che, come noto, sono notificate proprio per la riscossione delle imposte (erariali e locali). La soluzione al problema è infatti la stessa.

Chi deve pagare i debiti del defunto?

Prima però di spiegare come si divide tra eredi la cartella a nome del defunto sono importanti alcune precisazioni che potranno essere di largo aiuto a chi deve affrontare questo problema. A pagare i debiti ereditari sono solo coloro che accettano l’eredità. È solo da questo momento – ossia dal formale atto di accettazione – e non prima che si acquista la qualità di erede e, quindi, di legittimato passivo al versamento delle imposte insolute.

Il semplice fatto della morte di un contribuente e dell’apertura della sua successione non implica che i familiari, anche quelli più stretti, saranno necessariamente eredi: essi potrebbero infatti anche rinunciare all’eredità. In tale momento si acquista la qualità di semplice “chiamato all’eredità” (o, per dirla con parole improprie ma intuitive, di “erede potenziale”). Il chiamato all’eredità non è responsabile dei debiti se non manifesta l’accettazione. Quindi la cartella notificata a chi non ha accettato l’eredità è illegittima e può essere impugnata davanti al giudice.

Allo stesso modo, la cartella notificata all’erede che ha rinunciato all’eredità è nulla e può essere contestata.

In entrambi questi due casi, è necessario proporre ricorso entro 60 giorni. Diversamente l’atto diventa definitivo e non può più essere sindacato.

È invece perfettamente valida la cartella spedita a chi ha accettato con beneficio di inventario. Quest’ultimo però sarà responsabile solo nei limiti dei beni ricevuti dal defunto. Significa che se non dovesse pagare, il fisco potrà pignorargli solo quanto ricevuto in eredità e non il patrimonio personale.

Si può rinunciare all’eredità anche dopo che all’erede siano stati notificati avviso di accertamento o cartella di pagamento relativi ad obbligazioni tributarie del defunto. In questo modo l’erede, prima di prendere tale decisione, può decidere di attendere e vedere se il fisco si fa avanti. Ci sono 10 anni di tempo per rinunciare all’eredità o accettarla con beneficio di inventario, salvo che l’erede si trovi già nel possesso dei beni ereditari (si pensi al convivente), poiché, in tal ultimo caso, bisognerà entro 3 mesi fare l’inventario e nei 40 giorni successivi comunicare la volontà di rinunciare all’eredità o di accettarla col beneficio.

Fra l’altro, una volta rinunciato all’eredità, si può revocare la rinuncia se non sono decorsi i dieci anni. Quindi, a voler fare i furbi si potrebbe agire nel seguente modo:

  • rinunciare all’eredità
  • impugnare e far annullare le cartelle di pagamento
  • revocare la rinuncia all’eredità e accettare di conseguenza l’eredità
  • acquistare la qualità di erede libero dai debiti fiscali.

Cosa non devono pagare gli eredi?

Nel momento in cui arriva una cartella esattoriale gli eredi possono chiedere lo sgravio delle sanzioni le quali non vanno in successione. Le sanzioni sono ad esempio quelle per l’omesso o il tardivo versamento delle imposte. Tutte le multe stradali sono sanzioni e quindi non vanno pagate dagli eredi.

Come si dividono le cartelle esattoriali tra gli eredi?

Vediamo ora come gli eredi devono tra loro dividere il debito di una cartella esattoriale. Il problema ovviamente non si pone in caso di erede unico visto che su di lui graverà tutto il debito lasciato dal defunto. In presenza però di più eredi bisogna comprendere se:

  • c’è responsabilità pro quota: in tal caso il fisco può chiedere a ciascun erede solo la parte di tasse corrispondenti alla rispettiva percentuale di eredità ottenuta. Con la conseguenza che chi non paga può subire un pignoramento proporzionale al proprio inadempimento e non per l’intero valore del debito. Per esempio, se Mario è erede al 33% di Giovanni e né lui, né i suoi fratelli, Arturo e Luciano, vogliono pagare la cartella, Mario subirà un pignoramento di massimo il 33% del debito complessivo. Se invece Mario volesse pagare, potrà liberarsi da ogni impegno versando solo il 33% della cartella senza rischiare nulla per l’inadempimento di Arturo e Luciano;
  • c’è responsabilità solidale: in tal caso il fisco può agire nei confronti di ciascun erede per l’intero debito. Il che significa che, nell’esempio di poc’anzi, se anche Mario intende pagare la sua quota, l’inadempimento di Arturo e Luciano non lo liberano dal rischio di un pignoramento. Mario allora potrebbe pagare l’intera cartella e poi rivalersi contro i suoi fratelli per le rispettive parti di debito.

Ebbene, la soluzione è diversa a seconda del tipo di imposte. Vediamo i singoli casi.

Imposte sui redditi

Per l’Irpef, l’Irap e l’Ires, che sono imposte sui redditi, c’è responsabilità solidale tra gli eredi. Per cui, se il defunto non ha pagato 50mila euro e ha lasciato tre figli, l’Agenzia delle Entrate o (in caso di notifica della cartella già avvenuta) l’agente della riscossione possono chiedere l’intero credito a un singolo erede, quindi anche oltre la sua quota ereditaria. Se uno degli eredi non versa la sua parte, il peso di tale inadempimento può ricadere sugli altri eredi. Per evitare rischi bisognerebbe pagare l’intero debito e poi rivalersi nei confronti dei coeredi.

Imposta di successione

Anche in questo caso scatta la responsabilità solidale tra gli eredi.

Imposte indirette

Per le imposte indirette, come bollo auto, imposta di bollo o di registro vige la responsabilità pro quota. Quindi ciascun erede risponde in proporzione della percentuale di patrimonio ereditata.

Imposte locali (Imu, Tasi, Tari, ecc.)

Per le imposte locali vige il principio di responsabilità in proporzione alla quota ereditaria.

Gli eredi non sono tenuti, quindi, al pagamento per intero di imposte e tasse locali dovute dal defunto. Secondo la commissione di Salerno, i debiti ereditari riguardanti i tributi locali devono essere ripartiti pro quota, non essendo applicabile la regola della solidarietà dei coeredi «predisposta soltanto per i debiti contratti dal de cuius relativamente al mancato pagamento delle imposte sui redditi».

note

[1] CTP Salerno, sent. n. 2504 del 25.06.2018.

Autore immagine: 123rf com


1 Commento

  1. Dopo la morte di mio suocero i due figli eredi non hanno presentato la dichiarazione dei redditi del padre,nell’anno successivo alla sua morte.
    Non hanno in sostanza presentato la dichiarazione dei redditi del defunto padre per i redditi da lui percepiti nei sei mesi dell’anno precedente in cui era ancora in vita.
    Equitalia ha notificato ai due figli eredi una cartella esattoriale richiedendo il versamento dell’ IRPEF,IRAP,sanzioni per mancata presentazione della dichiarazione stessa nonché interessi.
    Gli eredi,su consiglio del funzionario allo sportello di Equitalia,che in tal senso li ha informati,si sono recati allo sportello dell’Agenzia dell’Entrate chiedendo lo sgravio parziale delle sanzioni e degli interessi in quanto spettanti in quanto eredi.
    Tale sgravio parziale gli e’ stato concesso.
    Domanda:
    Tale sgravio parziale,richiesto dagli eredi,interrompe i termini della prescrizione della cartella stessa?
    E quale la prescrizione trova applicazione:quella breve breve o quella ordinaria?
    Qualcuno sa’ rispondermi?
    Grazie e saluti.

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