Diritto e Fisco | Editoriale

Separazione per Incompatibilità caratteriale: che succede?

29 Luglio 2018
Separazione per Incompatibilità caratteriale: che succede?

Mantenimento e affidamento del figlio: la crisi di coppia derivata da intolleranze caratteriali e dal fatto di non amare più il coniuge non comporta addebito.

Tu e tuo marito vi siete sposati da qualche anno. Solo da alcuni mesi però avete avuto un figlio e proprio la nascita di quest’ultimo ha reso più evidenti le profonde differenze caratteriali tra di voi. L’impegno nella gestione del bambino e le rinunce che esso comporta, la necessità di conciliare gli obblighi di genitori con quelli del lavoro e della carriera, i condizionamenti delle rispettive famiglie e l’allontanamento di lui, per qualche giorno, dalla casa familiare – a suo dire, per avere il tempo di “pensare” e riconsiderare la vostra unione – invece di unirvi, ha generato una profonda frattura. Così avete deciso di separarvi. Certo, non è stato un processo graduale e sereno. Sicuramente gli ultimi giorni sono stati burrascosi: lui ti ha aggredito verbalmente, tu lo hai rimproverato di non essere un buon padre, ci mancava poco che arrivaste alle mani. Poi il suo abbandono della casa è stato la ciliegina sulla torta e ha reso evidente che è meglio per entrambi – e per il bene del piccolo – lasciarvi. Ora vuoi capire quali effetti può avere una decisione di questo tipo sui vostri futuri rapporti, quale può essere la sentenza del tribunale in merito al figlio e a un eventuale assegno di mantenimento, chi può essere considerato responsabile per la crisi di coppia e chi invece la vittima. In questo articolo cercherò di spiegarti che succede in caso di separazione per incompatibilità caratteriale e quali possono essere le implicazioni sulla vita degli ex coniugi.

Separazione: quali sono le cause?

Quando ci si separa, le cause possono essere svariate e possono risiedere in motivi di carattere personale o legati al comportamento del partner. Ad esempio ci si può separare dopo aver preso coscienza del venir meno dell’amore e del legame affettivo che in precedenza aveva unito la coppia. Ci si può separare per un cambiamento altrui o per la scoperta nell’altro di difetti o atteggiamenti caratteriali non conciliabili con la convivenza. La separazione però può avvenire perché il marito o la moglie si sono macchiati di comportamenti contrari alle regole del matrimonio dettate dal codice civile: la mancata assistenza al coniuge in difficoltà, l’omesso sostegno personale ed economico all’esigenze della coppia, un tradimento, violenze fisiche o psicologiche, le offese, l’abbandono immotivato e definitivo della casa. In tutti questi casi, il giudice accerta che la fine del matrimonio sia determinata da una responsabilità unilaterale e addossa al soggetto colpevole il cosiddetto “addebito”. L’addebito implica la perdita del diritto a un eventuale mantenimento e alla possibilità di diventare erede del coniuge.

Ecco perché, quando si parla di cause della separazione, bisogna distinguere essenzialmente tra due ipotesi:

  • cause che comportano l’addebito (le abbiamo elencate poc’anzi);
  • cause che non comportano l’addebito.

Incompatibilità caratteriale: è fonte di responsabilità nella crisi di coppia?

Anche se può, a prima vista, sembrarti strano, non c’è alcuna responsabilità nell’alzarsi la mattina e dire al proprio coniuge: «Non ti amo più», senza dargli una motivazione e senza che ciò abbia causa in un fatto specifico. La perdita dell’affetto è una circostanza che non deve essere per forza giustificata, potendo trovare fondamento in un semplice cambiamento personale. È insomma un “incidente di percorso”. Chi si accorge di non voler più bene al proprio marito o alla moglie non subisce l’addebito.

Non subisce l’addebito neanche chi dice: «Amo un’altra persona» se non si è mai verificato alcun tradimento, anche solo virtuale (ad esempio tramite una chat). Chi si accorge di essere attratto da un soggetto diverso dal coniuge non ha colpe se lo dice subito, prima cioè che si verifichi l’infedeltà.

Non subisce l’addebito infine neanche chi intende separarsi per incompatibilità caratteriale. Accorgersi che il proprio partner ha un carattere diverso da quello che si era creduto all’atto di matrimonio non determina alcuna responsabilità. Ciò implica una conseguenza molto importante sotto il piano processuale: non ci saranno, in un eventuale processo, vincitori o vinti, ma solo la presa d’atto della intollerabilità della convivenza. Ed è proprio questo che il tribunale è chiamato a fare: verificare solo che l’unione è venuta meno e adottare i provvedimenti consequenziali. Ora, il vero problema nasce dal contenuto di tali provvedimenti che, di solito, concernono l’entità del mantenimento dell’ex coniuge più debole economicamente e del figlio, l’affidamento e il diritto di visita su quest’ultimo.

Se c’è un accordo tra i coniugi si può giungere a una separazione consensuale, con un ricorso congiunto in tribunale. In alternativa si può firmare un “accordo” davanti ai rispettivi avvocati (cosiddetta «negoziazione assistita»). Se le trattative non portano a un soddisfacente risultato, sarà allora il giudice a decidere sulla base delle richieste e delle prove prodotte da entrambe le parti in processo (cosiddetta «separazione giudiziale»).

Incompatibilità caratteriale e conseguenze sull’assegno di mantenimento

L’assegno di mantenimento non è una sanzione nei confronti di chi è stato responsabile della separazione. Esso è solo una misura per eliminare il divario economico tra i coniugi e assistere chi non ha la possibilità di mantenersi da solo. Il risultato è che il mantenimento scatta anche in assenza di addebito, come nell’ipotesi appunto di incompatibilità caratteriale. I criteri per determinare l’assegno sono differenti a seconda che si parli di separazione o di divorzio.

Nella separazione, il mantenimento mira a ripristinare, nel coniuge più “povero”, lo stesso tenore di vita che aveva in costanza di matrimonio. Con la conseguenza che la sommatoria dei due redditi deve essere divisa tra gli ex coniugi (tenendo comunque conto delle spese che i due andranno a sostenere).

Nel divorzio, invece, non c’è più l’esigenza di ripristinare il precedente tenore di vita, ma solo di garantire all’ex coniuge l’indipendenza economica. A tal fine però si dovrà tenere conto del contributo da questi dato al patrimonio familiare durante la convivenza: il che significa che la donna che, per fare la casalinga ha sacrificato la propria carriera, avrà diritto a un riconoscimento economico. Riconoscimento che invece non spetta a chi, ancora giovane e formato, può “riciclarsi” in qualche lavoro.

Incompatibilità caratteriale e conseguenze sull’affidamento dei figli

Quanto può influire l’incompatibilità caratteriale sull’affidamento del figlio? Zero. Difatti il giudizio del giudice si baserà solo sulle capacità del singolo genitore di far crescere serenamente il bambino tenendo conto dell’interesse di quest’ultimo a mantenere rapporti uguali e sereni con entrambi i genitori. Resta la preferenza della madre nei confronti dei figli minori d’età salvo non vi siano particolari incompatibilità e incapacità, da motivare. Al padre spetterà il diritto/dovere di visita e di versare un assegno di mantenimento a titolo di contributo per l’ordinaria amministrazione e, di volta in volta, partecipare in percentuale alle spese straordinarie (si pensi alle visite mediche).


note

Autore immagine: 123rf com


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