Diritto e Fisco | Editoriale

Le gaffe giuridiche del Governo

29 Luglio 2018
Le gaffe giuridiche del Governo

Conte e Di Maio: le affermazioni politiche da correggere con la penna rossa.

Da un organo politico c’è da aspettarsi un linguaggio politico, che non vuol dire per forza rispettoso dei dettami della Crusca o dei testi universitari. Normale, quindi, perdonare eventuali improprietà, spesso dettate dalla foga e della concitazione della dialettica. Ma da un organo tecnico è normale esigere un linguaggio tecnico e preciso. Il problema si pone quando un politico si mette a fare anche il tecnico senza calcolare se ne ha le competenze. In questo caso, può succedere che un presidente del Consiglio dei Ministri, che fino a ieri ha ricoperto l’incarico di ordinario di diritto privato all’università, rischi di calpestare proprio la materia che insegna. E che, allo stesso modo, un esponente di una forza politica che decide di assumere la rappresentanza di vertice di un organo tecnico, come un ministero, si permetta il lusso di disconoscere i fondamenti della legge. Le ultime due gaffe del Governo hanno fatto inorridire gli studenti universitari di giurisprudenza, quelli stessi che, per una parola sbagliata, non hanno passato l’esame di diritto civile o, per un’improprietà linguistica, si sono visti appioppare un bel 18. E allora, 18 anche al premier Giuseppe Conte e al vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio che, pur dovendo dare il buon esempio, hanno dimostrato di non conoscere come funziona il diritto italiano e di meritare, più che una poltrona a Palazzo Chigi, un posto dietro la lavagna con tanto di orecchie d’asino. Ecco dove si è fermata la matita rossa.

La duplice gaffe di Conte

Con un post pubblicato sul proprio profilo Facebook, il presidente del Consiglio ha scritto: «Meno spreco di denaro pubblico, meno spese inutili. Il governo che presiedo da subito ha voluto dare segnali di forte cambiamento rispetto al passato. E in quest’ottica si inserisce la volontà di rescindere il contratto di leasing dell’aereo Airbus A340-500, acquistato in passato per i voli di Stato…».

Gli errori di Conte sono evidenti per chi ha sfogliato un libro di diritto privato. Un contratto non si rescinde, ma si “risolve”. La rescissione è un istituto che opera in situazioni completamente diverse da quelle invocate da Conte, il quale doveva parlare di risoluzione. Come abbiamo già spiegato ai neofiti nell’articolo Rescindere un contratto: cosa significa? la rescissione scatta tutte le volte in cui si è accettato, per necessità o stato di bisogno, un contratto a condizioni inique. Pensa a chi si offre di accompagnare una persona in ospedale, che giace a terra per un malore, dietro un compenso di diverse centinaia di euro.

La risoluzione invece si verifica, oltre che in una serie di ipotesi patologiche (come nel caso di inadempimento), quando si intende recedere da un contratto a tempo indeterminato come l’affitto, un’utenza o appunto il leasing.

Conte vorrà risparmiare soldini ma non le gaffe. Così offre un’altra straordinaria perla utilizzando il verbo “acquistato”. Se si è trattato di leasing non si può parlare di acquisto. Del resto, non si recede da un contratto di compravendita visto che il bene è già proprio.

La gaffe giuridica di Di Maio

Il suo vice (si fa per dire, sappiamo che l’organigramma del Governo è alquanto originale) e ministro del Lavoro Luigi Di Maio, già noto per diversi episodi di «congiuntivite» nell’uso dei verbi, ha invece scritto: «Denunceremo i candidati massoni per danno di immagine». Tutti sanno che le denunce scattano solo in presenza di reati. La denuncia ha lo scopo di consentire la punizione di chi commette un illecito penale. Il danno all’immagine è invece un illecito civile, almeno nel significato che vuol dargli il ministro (esistono ipotesi – ma non è questo il caso – di danno all’immagine derivante da reato come nel caso di diffamazione). Quindi il termine corretto sarebbe stato «citeremo in giudizio» e non «denunceremo». Di Maio ha confuso grossolanamente il diritto civile con quello penale. Non male per chi aspirava a guidare il Paese ed a rappresentare l’Italia ai vertici internazionali.

Troppa pignoleria la nostra? Non proprio. Semmai voglia di esigere a chi si è collocato ai vertici del Governo di parlare solo quando sanno che cosa stanno dicendo, anziché tirare a indovinare. Avere dei politici preparati è un diritto del cittadino, non un optional dei partiti. E, considerato che (purtroppo) non si fa un concorso per diventare ministro o presidente del Consiglio, sarebbe opportuno che chi si propone per guidare un Paese porti da casa un minimo di preparazione. Altrimenti, se domani un giovane studente universitario sbaglierà una definizione, una procedura o un termine, potrà richiamarsi al fatto che i suoi rappresentati, quelli che ricoprono incarichi di vertice del Governo, non hanno fatto meglio di lui. Forse non potrà esigere un 18, ma potrà, quantomeno, pretendere una candidatura. Di sicuro non farà di peggio.



2 Commenti

  1. Giuste osservazioni. Mi sarebbe piaciuto se in passato aveste sottolineato con la stessa prontezza le gaffe di Renzi e Company

  2. Se solo aveste fatto le pulci ai governi precedenti… Eppure di materiale giuridico ne avevate molto di più invece di un paio di parole scorrette…

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