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Compenso degli avvocati: come cambia dopo la riforma forense

23 gennaio 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 gennaio 2013



Preventivi, compensi e possibilità di difendere se stessi anche nel penale: le nuove regole sugli avvocati investono, in particolar modo, il rapporto con il cliente. Ecco le modifiche della riforma forense.

La riforma forense recentemente approvata contiene importanti novità sui compensi e sull’incarico professionale degli avvocati. Eccole nel dettaglio.

 

Libertà di forma dell’accordo sul compenso professionale

L’avvocato (o il praticante abilitato) può determinare anche oralmente il proprio compenso, senza necessità di un contratto scritto con il cliente. Prima della riforma, invece, gli eventuali accordi non scritti per la fissazione del compenso erano considerati nulli.

Non obbligatorietà del preventivo

L’avvocato non è più tenuto a comunicare il preventivo in forma scritta, a meno che non sia il cliente a richiederlo. In questa seconda ipotesi il professionista è obbligato a rendere nota la prevedibile misura del costo della prestazione, distinguendo fra oneri, spese, anche forfetarie, e compenso professionale. In ogni caso resta l’obbligo, nel rispetto del principio di trasparenza, di informare il cliente circa il livello di complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dello stesso.

Possibilità per l’avvocato di difendere se stesso

Ora l’avvocato può difendere se stesso non solo nei procedimenti civili e amministrativi, ma anche in quelli penali. La nuova disposizione infatti recita: “L’avvocato può esercitare l’incarico professionale anche a proprio favore”.

Possibilità di esercitare l’incarico professionale gratuitamente

In realtà non si tratta di una vera e propria novità, in quanto non è mai stato espresso il principio secondo cui la prestazione dovesse essere necessariamente a titolo oneroso. La nuova disposizione non fa, quindi, che prendere atto di quanto spesso già avviene nella realtà.

Nuova regolamentazione dei compensi e utilizzabilità dei parametri forensi

In materia è previsto un apposito decreto (diverso dall’attuale D.M. 140/2012 che disciplina i compensi per tutti i liberi professionisti). La riforma, infatti, dispone che i parametri di determinazione dei compensi (indicati nel decreto emanato dal Ministro della giustizia, su proposta del CNF, ogni due anni) si applicano quando:

– all’atto dell’incarico o successivamente il compenso non sia stato determinato in forma scritta

– in ogni caso di mancata determinazione consensuale

– in caso di liquidazione giudiziale dei compensi

– nei casi in cui la prestazione professionale è resa nell’interesse dei terzi o per prestazioni officiose previste dalla legge.

Si tratta degli stessi parametri utilizzati dai giudizi in sede di liquidazione giudiziale.

Funzione conciliativa del Consiglio de CNF

In caso di contestazione tra avvocato e cliente sul compenso spettante al primo, ciascuno di essi può rivolgersi al CNF affinché esperisca un tentativo di conciliazione. In mancanza di un accordo, il Consiglio, su richiesta dell’iscritto, può rilasciare un parere sulla congruità della pretesa dell’avvocato in relazione all’opera prestata.

 

Diritto al rimborso

Oltre al rimborso delle spese effettivamente sostenute (e di tutti gli oneri e contributi eventualmente anticipati nell’interesse del cliente) nonché al compenso per la prestazione professionale, all’avvocato è dovuta (sia dal cliente in caso di determinazione  contrattuale,  sia  in  sede  di  liquidazione  giudiziale), una somma per il rimborso delle spese forfetarie. A tal proposito, nel nuovo decreto correttivo è previsto un importo per spese forfettarie di studio, calcolato in misura compresa fra il 10 e il 20% al posto del vecchio 12,5% (per approfondire leggi qui: avvocati: cambiano le parcelle; spese generali al 20%)

Divieto del patto di quota lite

Sono vietati i patti in base ai quali l’avvocato percepisce come compenso in tutto o in parte una quota del bene oggetto della prestazione o della ragione litigiosa. È invece pienamente legittima la pattuizione del compenso a percentuale sul valore dell’affare o su quanto si prevede possa giovarsene il cliente, non soltanto a livello strettamente patrimoniale.

Assunzione dell’incarico professionale

In base alle nuove disposizioni, salvo quanto stabilito per le difese d’ufficio ed il patrocinio dei meno abbienti, l’avvocato ha piena libertà  di  accettare  o  meno  ogni  incarico.  Il mandato professionale si  perfeziona con l’accettazione. Egli inoltre ha sempre la facoltà di recedere dal mandato, con le cautele necessarie per evitare pregiudizi al cliente.

Sostituzioni e collaborazioni

La riforma sottolinea che l’incarico affidato da un cliente è personale anche nell’ipotesi in cui l’avvocato sia componente di un’associazione o società professionale. Dunque, con l’accettazione dell’incarico l’avvocato ne assume la responsabilità personale illimitata, solidalmente con l’associazione o la società. La personalità dell’incarico comporta che l’avvocato può farsi sostituire da altri colleghi, con incarico anche verbale, o da un praticante abilitato, con delega scritta, ma rimane personalmente responsabile verso i clienti.

Nomina dei sostituti

L’avvocato può nominare stabilmente uno o più sostituti presso ogni ufficio giudiziario, depositando la nomina presso l’ordine di appartenenza.

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