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Profilo social falso: ecco cosa si rischia

30 Luglio 2018
Profilo social falso: ecco cosa si rischia

Quando scatta il reato di sostituzione di persona: fingersi chi non si è, anche spacciandosi per un personaggio di fantasia, è reato. Facebook e altri social sul palo.

Chi dice una bugia non commette quasi mai reato, ma se lo fa sui social network può rischiare un processo penale. Anche se i profili social falsi vengono spesso creati per proteggere la propria privacy, in alcuni contesti possono diventare fonte di responsabilità penale. Non è solo il caso del pedofilo che si nasconde dietro le foto rubate a un giovane di bell’aspetto per farsi mandare scatti hot dalle ignare ragazzine (fattispecie giudicata proprio pochi giorni fa dalla Cassazione), ma anche quello di chi si finge capo del personale di un’azienda per ingraziarsi le simpatie di un’aspirante candidata o si spaccia per single quando invece è sposato o magari sta tentando di carpire informazioni segrete dal responsabile di un’azienda non rivelando di essere un concorrente o è il caso di chi si appropria dell’identità di un noto personaggio dello spettacolo per prendere in giro qualche amico. La Cassazione ha però avvertito: chi usa il profilo social falso rischia grosso anche quando in gioco non ci sono reati di particolare gravità come quelli a scopo terroristico. Sempre la Corte, peraltro, ha di recente ritenuto possibile identificare i profili fake solo sulla base di prove indiziarie quale il semplice indirizzo IP, benché la connessione a internet sia condivisa da più membri della famiglia. Insomma, il web sta diventando un luogo pericoloso per chi non sa come funziona la legge. È questo lo scopo del seguente articolo: cosa rischia chi ha un profilo social falso?

Quando si pensa al profilo falso non si deve immaginare solo quello “rubato” a un’altra persona realmente esistente. Nelle maglie della magistratura penale può cadere anche chi crea un’identità di fantasia, che non esiste con l’obiettivo di avere più visibilità, di ingannare gli utenti, estorcere denaro, denigrare qualcuno o sedurre qualcun altro. Il reato, in tutti questi casi, è sempre lo stesso: la sostituzione di persona che il codice penale punisce con la reclusione fino a un anno. In particolare la condotta vietata è quella di chi, per procurare a sé o ad altri un vantaggio o per danneggiare altri, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, oppure una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici (ad esempio quella di celibe o nubile).

Profilo social falso: cosa si può fare?

Prima di stabilire cosa si rischia a creare un profilo social falso, vediamo quali sono le condotte sanzionate penalmente.

Usare la foto di un profilo altrui è vietato?

Non si può rubare la foto presa da un profilo social di un’altra persona realmente esistente e metterla sul proprio, anche se il nome dell’account è diverso. È proprio il furto di immagine ad essere sanzionato penalmente. Il reato di sostituzione di persona scatta anche se l’intento non è illecito ma solo scherzoso. Infatti il vantaggio che il codice penale richiede per configurare l’illecito può essere anche solo quello di avere più visibilità nelle rete.

Non si può neanche usare il volto di una persona famosa, fingendo di essere lui. Si può però creare un profilo fan usando l’immagine di una star. In tale ipotesi, infatti, è chiara la finalità che non è quella di far cadere gli altri in inganno ma di celebrare un personaggio.

Usare una foto immaginaria è vietato?

Si può utilizzare una foto di un personaggio immaginario, ad esempio elaborata al computer e frutto di una grafica 3D a condizione però che ciò non serva per commettere reati o per truffare le persone o farle cadere in errore. Anche se non è obbligatorio dire il proprio nome e cognome alle persone con cui si entra in contatto è però necessario non attribuirsi stati o qualità che non si posseggono. Sarebbe ad esempio vietato fingersi produttore di una trasmissione televisiva o fotografo alla ricerca di giovani promesse solo per carpire l’attenzione della gente.

Si può usare il nickname o lo pseudonimo altrui?

Anche gli pseudonimi sono tutelati dalla legge. A detta della Cassazione, non ci si può chiamare “er patata” fingendosi per uno che davvero viene riconosciuto socialmente con tale nickname. Per questo, quando non ci sono dubbi sulla riconducibilità del nickname a una persona fisica, questo ha natura di «contrassegno identificativo» e può condurre a una responsabilità penale.

Il datore di lavoro può avere un profilo fake?

La Cassazione ha ritenuto lecito il comportamento del datore di lavoro che abbia creato un profilo falso di una giovane e bella ragazza solo per adescare i suoi dipendenti e vedere se questi chattano o lavorano durante le mansioni. Egli però non può sostituirsi all’identità di persone realmente esistenti. Se il dipendente accetta l’amicizia, le informazioni ricavate dal datore di lavoro su di lui potranno essere utilizzate in processo.

Profilo fake per rimorchiare

Fingersi chi non si è solo per rimorchiare le ragazze è reato. È reato ad esempio fingersi single quando invece si è sposati [2]; lo è dire di essere il capo reparto di una nota azienda in cerca di dipendenti per avere un appuntamento galante; è reato dire di avere un’età quando invece se ne ha un’altra. L’amore per interesse non è vietato dalla legge: se la donna abbocca perché crede che così potrà fare carriera non sta dando causa al reato col suo comportamento che, da un punto di vista sociale, è disdicevole; il responsabile resta solo e unicamente l’uomo.

Profilo falso per gioco

Non è reato creare false identità quando si partecipa a giochi di ruolo o a mondi virtuali elettronici, come Second Life. In questi casi, infatti, manca la volontà di ingannare gli altri e creare una realtà fittizia serve a tutelare se stessi oltre che a partecipare alla community.

Mentire sul sesso

È infine vietato dire di essere un uomo quando invece si è una donna o viceversa. La legge punisce infatti chi tradisce la fiducia di coloro che navigano in rete. Per i giudici il reato scatta anche se non c’è un finalità economica: il vantaggio descritto dalla norma può essere dato anche semplicemente dalla visibilità, nuovo patrimonio degli utenti della rete.

Profilo falso per commettere reati

Inutile dire che la sostituzione di persona è illecita quando commessa per realizzare reati, nei quali viene quindi assorbita. Si pensi a chi finge di essere un rivenditore per farsi pagare il prezzo di un oggetto che poi non viene mai spedito.

Come scoprire un profilo falso social

Nel risalire all’autore del reato, il Pm che indaga può farsi rilasciare informazioni dai provider e dai social network anche se questi non sempre sono collaborativi.

La Cassazione ha di recente [3] ritenuto legittimo risalire all’autore del reato di sostituzione di persona tramite l’indirizzo IP con cui questi si è collegato alla rete internet. Difatti, oltre agli accertamenti tecnici sui dispositivi, pesano anche gli elementi indiziari che, se precisi, gravi e concordanti, possono portare alla condanna. Risultato: l’indirizzo IP può identificare il colpevole, anche se proviene da un router aperto, ovvero non protetto da password, se altri elementi fanno convergere verso l’identificazione del profilo fake, come i pregressi rapporti con la vittima, l’età e il contesto in generale.


note

[1] Art. 494 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 34800/2016.

[3] Cass. sent. n. 20485/2018.


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