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Incidenti: quando c’è concorso di colpa

31 Luglio 2018
Incidenti: quando c’è concorso di colpa

Incidenti stradali: quando il risarcimento viene diminuito in ragione del grado di responsabilità di entrambi gli automobilisti.

Hai fatto un incidente stradale per il quale non hai alcuna colpa: l’altro automobilista ha attraversato l’incrocio senza lasciarti la precedenza, venendo a sbattere contro la fiancata sinistra della tua auto. A suo avviso, invece, il responsabile sei tu che, pur avendolo visto immettersi sulla strada, non lo hai lasciato passare. Non ne vuoi sapere e pretendi il tuo diritto al risarcimento integrale: va applicato alla lettera il codice della strada – sostieni – che dà la precedenza a chi viene dal lato destro. Il tuo agente assicurativo, al quale hai presentato la denuncia di sinistro il giorno dopo, ti ha detto però che molto probabilmente la compagnia ti riconoscerà un concorso di colpa. Di cosa si tratta? Già il nome non ti fa ben sperare: sei convinto che l’unica responsabilità dello scontro sia dell’altro conducente e non tua. Non intendi quindi cedere e già prepari la battaglia giudiziaria. Cosa farà il giudice dinanzi a una eventuale causa? Dovrà davvero dividere la responsabilità a metà? In caso di incidenti, quando c’è il concorso di colpa? Se leggerai le righe successive lo scoprirai e saprai come comportarti nel caso in cui la dinamica non sia così cerca come credi.

Come stabilire la colpa di un incidente stradale

Quando c’è un incidente stradale, l’assicurazione di ciascuno degli automobilisti coinvolti riceve la cosiddetta “denuncia di sinistro” e, a meno che uno dei due conducenti non si assuma tutta la responsabilità, esegue le verifiche volte a rilevare eventuali colpe del proprio assicurato. Questa analisi viene eseguita anche in presenza di un CID, ossia il modulo di constatazione amichevole, il quale vincola i firmatari ma non già la compagnia. Essa infatti può ben accertare se quanto dichiarato dai conducenti corrisponde a verità o meno (diversamente sarebbe facile frodare l’assicurazione). La verifica viene eseguita mediante acquisizione dei verbali redatti dalle autorità (se intervenute) ed affidando l’incarico a un fiduciario affinché ricostruisca la dinamica dello scontro e accerti – tramite un’indagine sui punti di scontro, sulle ammaccature e sulle tracce lasciate dalle ruote sulla strada – eventuali violazioni del codice della strada.

Questa valutazione può chiudersi in quattro modi diversi:

  • con riconoscimento della colpa all’altro automobilista: in tal caso si passa alla liquidazione del risarcimento al proprio assicurato;
  • con riconoscimento della colpa al proprio assicurato: in tale ipotesi gli viene negato ogni indennizzo. L’interessato potrà difendersi solo davanti al giudice, avviando una causa volta a contestare la ricostruzione fatta dall’assicurazione;
  • con riconoscimento di una parte di colpa a entrambi i conducenti: si avrà allora il cosiddetto concorso di colpa (con percentuali uguali o diverse di responsabilità a seconda dei casi). Ciò determina un risarcimento parziale proporzionale alla suddetta colpa. Ad esempio, se l’automobilista A viene ritenuto colpevole al 30% e l’automobilista B colpevole al 70%, su un complessivo danno di mille euro il primo otterrà solo 700 euro di indennizzo e il secondo solo 300;
  • con impossibilità di ricostruire la dinamica del sinistro per mancanza di elementi certi: in tal caso si applica la norma del codice civile [1] che stabilisce una responsabilità paritaria al 50%. L’effetto è identico al concorso di colpa, solo che, in questa ipotesi, vi si giunge in via presuntiva, perché non è stato possibile ricostruire la vicenda e non perché è stata effettivamente accertata una responsabilità concorrente.

Per maggiori dettagli leggi: Incidente stradale: come stabilire di chi è la colpa.

Come stabilire l’ammontare del risarcimento

A concorrere nella quantificazione del risarcimento non vi sono solo i danni all’auto, ma anche quelli fisici che possono derivare dal periodo di convalescenza a casa, dalla sofferenza fisica patita a seguito dell’infortunio, dalle eventuali invalidità che ne sono derivate per un periodo di tempo limitato o per il resto della propria vita. Per tutti i danni economici che non sono quantificabili tramite scontrini, certificati medici o del pronto soccorso è impossibile ottenere il risarcimento. Per i danni invece non patrimoniali (danno biologico e morale) esistono apposite tabelle che, in relazione all’invalidità riportata (anche se momentanea) e all’età del danneggiato, fissano un volume di risarcimento. Senza voler entrare, in questa sede, nel dettaglio di come vengono stabiliti i risarcimenti, si rinvia all’articolo: Incidente stradale: come viene calcolato il risarcimento?

Quando c’è un concorso di colpa

Una volta determinato l’ammontare dei danni al mezzo e di quelli alla persona, l’assicurazione (o, se c’è una causa in corso, il giudice) verifica se l’automobilista richiedente ha una parte di responsabilità nel sinistro e, in tal caso, applicando il concorso di colpa, diminuisce proporzionalmente il suo risarcimento.

La reciproca responsabilità può essere paritaria (in tal caso avremo un concorso di colpa al 50% ciascuno) o di grado diverso (in tal caso avremo percentuali diverse di volta in volta determinate come ad esempio: 60% e 40%; 75% e 25%; 85% e 15%; ecc.). La valutazione è rimessa al singolo caso.

Vediamo ora quando ci può essere concorso di colpa.

Concorso di colpa sulla responsabilità dell’incidente

Di certo l’ipotesi più classica di concorso di colpa è quando entrambi i conducenti violano una norma del codice della strada. Si pensi al caso di un conducente che passa col semaforo rosso e un altro, in evidente stato di ubriachezza, gli va addosso. Si pensi a chi si immette in una strada senza fermarsi allo stop scontrandosi con un’altra macchina in eccesso di velocità. Si pensi a chi guida con il cellulare e a chi, nello stesso tempo, procede contromano.

Concorso di colpa sull’entità del danno danno

Il concorso di colpa può anche non riguardare solo le norme sull’accertamento della responsabilità ma anche quelle volte a limitare l’entità dei danni. Così si potrebbe avere il concorso quando un automobilista, pur nella totale ragione, non ha allacciato le cinture di sicurezza, riportando così dallo scontro più lesioni di quelle che avrebbe potuto subire se avesse rispettato la legge. Si pensi anche al motociclista che non porta il casco. In particolare, la circolazione in attenuate o precarie condizioni di sicurezza dei veicoli a motore è frequentemente riconosciuta quale concorso colposo del danneggiato, qualora tali circostanze siano legate al danno da nesso di causalità: ciò può riguardare:

  • il mancato allacciamento della cintura di sicurezza [2];
  • la circolazione su ciclomotore con a bordo un numero maggiore di persone rispetto a quanto consentito [3];
  • il mancato uso del casco protettivo su di un ciclomotore [4];
  • la partecipazione, come passeggero, ad una gara automobilistica clandestina [5].

In tali casi, la giurisprudenza richiede la prova che la presenza della cintura allacciata o del casco avrebbe evitato o attenuato il danno. Ad esempio, se un motociclista cade e si rompe un braccio, non perché era senza casco si vedrà attribuire un concorso di colpa, visto che la lesione non ha interessato la testa.

La precedenza di fatto

Un apparente concorso di colpa, che però di solito si risolve nell’attribuzione della responsabilità a un solo conducente, si ha nel caso di mancato rispetto della precedenza. La regola, come noto, vuole che si faccia prima passare chi viene da destra. Questo però non dà a quest’ultimo il diritto di occupare spavaldamente la strada se vede che un altro automobilista, non rispettando questa norma, vi si sta comunque immettendo. Egli deve far comunque di tutto per evitare incidenti laddove prevedibili. Per cui vige in questi casi la regola della “precedenza di fatto”: se chi viene da sinistra ha già occupato l’incrocio, quest’ultimo acquisisce la precedenza.


note

[1] Art. 2054 cod. civ.

[2] Cass. civ., sez. III, 11 marzo 2004, n. 4993, cit.; Cass. civ., sez. III, 2 marzo 2007, n. 4954, in Resp. civ. e prev., 2007, p. 1469, Cass. civ., sez. III, 28 agosto 2007, n. 18177, in Resp. civ. e prev., 2008, p. 687.

[3] Cass. civ., sez. III, 13 maggio 2011, n. 10526, in Arch. giur. circ. e sin., 2011, p. 906; Cass. civ., sez. III, 6 marzo 2012, n. 3447, in Guida al dir., 2012, 17, p. 40; Cass. civ., sez. III, 22 maggio 2006, n. 11947, in Foro it., 2007, I, p. 874.

[4] Cass. civ., sez. III, 23 ottobre 2014, n. 22514, in Giust. civ. mass., 2014; Cass. civ., sez. III, 12 ottobre 2012, n. 17407, in Arch. giur. circ. e sin., 2013, p. 18.

[5] Cass. civ., sez. III, 26 maggio 2014, n. 11698.

Autore immagine: 123rf com


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