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Isee: i debiti abbassano il reddito?

2 Ago 2018 | Autore:


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I finanziamenti e i prestiti di chi presenta la Dsu e dei suoi familiari possono abbassare l’ammontare del patrimonio ai fini Isee?

Un prestito transitato nel tuo conto corrente ha aumentato la giacenza media, però l’indicatore Isee non considera il debito corrispondente, né altri finanziamenti che hai fatto, o altri conti che si trovano eternamente in rosso: in questo modo, ai fini della dichiarazione Isee, o Dsu, figuri più ricco, con un patrimonio maggiore di quello reale. Ma questo modo di procedere è corretto? In parole semplici, ai fini Isee i debiti abbassano il reddito? Cerchiamo di risolvere la questione, dopo aver fatto il punto sulla dichiarazione Isee.

Che cos’è l’Isee?

Innanzitutto, bisogna chiarire che cosa significa la sigla Isee: l’Isee è l’indicatore della situazione economica equivalente del nucleo familiare. In pratica, è un indice che serve a determinare la ricchezza della famiglia, prendendo in considerazione la consistenza del patrimonio e i redditi prodotti dai componenti, più ulteriori dati rilevanti, relativi a ogni componente.

Che cos’è la Dsu?

La Dsu, dichiarazione sostitutiva unica, è, in parole semplici, la dichiarazione da cui si ricava l’indicatore Isee, assieme ad ulteriori indicatori, come l’Isr, indicatore della situazione reddituale. In questa dichiarazione devono essere indicati i redditi prodotti nell’anno di riferimento da tutti i componenti del nucleo familiare ed il patrimonio posseduto da ciascuno, sia immobiliare (case, terreni) che mobiliare (conti correnti, carte di credito, libretti, titoli, auto…). L’Isee, infatti, come abbiamo appena detto, è l’indicatore della situazione economica equivalente, un indice che tiene conto non solo di tutti i redditi dei componenti del nucleo familiare, contenuti e non nel modello Redditi o nel 730, ma anche del patrimonio di ciascun familiare (immobili, conti, carte, libretti, auto…) e di ulteriori dati rilevanti (il pagamento di un canone d’affitto, il possesso di disabilità, il diritto a determinati sussidi e agevolazioni…).

La dichiarazione Isee Dsu è indispensabile per accedere alle principali prestazioni sociali e agevolazioni pubbliche (dal bonus bebè al Rei, il reddito d’inclusione, dai sussidi del comune alla tariffa agevolata della mensa scolastica). Ogni tipo di prestazione o agevolazione è soggetta poi a dei particolari limiti reddituali e patrimoniali che ne regolano il riconoscimento.

La dichiarazione Isee non è uguale per tutti, ma cambia a seconda della prestazione che si deve chiedere. Ad esempio, per ottenere agevolazioni sulle tasse universitarie si deve presentare l’Isee Università, per avere, invece, prestazioni per i disabili si deve presentare l’Isee sociosanitario.

Che cosa bisogna inserire nel patrimonio mobiliare Isee?

Bisogna innanzitutto specificare che all’interno della sezione della dichiarazione Isee dedicata al patrimonio mobiliare della famiglia, vanno dichiarati non solo i conti corrente ordinari, ma anche le carte prepagate con e senza Iban, i conti corrente postali ed i depositi, i conti di pagamento, i conti vincolati o liberi, i conti bancari transitori ed i libretti nominativi ed al portatore, sia bancari che postali. Vanno inoltre dichiarati titoli, azioni, obbligazioni e, in generale, tutte le componenti attive mobiliari possedute.

Prestiti e finanziamenti abbassano l’Isee?

Se, da un lato, le componenti attive aumentano il patrimonio mobiliare ed il patrimonio della famiglia in generale ai fini Isee, le componenti passive, dall’altro lato, come prestiti e finanziamenti, non lo diminuiscono, in quanto non vengono considerate (eccetto il mutuo per l’acquisto della prima casa).

Le somme che transitano nei conti a titolo di finanziamento, però, vengono pienamente considerate come incremento della ricchezza, anche se di ciò non si tratta, ma di valori che devono essere restituiti. Come mai?

Prestiti e finanziamenti nel conto corrente: alzano la giacenza media?

Prestiti e finanziamenti che transitano nei conti aumentano il patrimonio mobiliare, in quanto aumentano il valore della giacenza media del conto corrente. Nella dichiarazione Isee deve essere infatti inserito il valore più alto tra la giacenza media dei conti, delle carte o dei libretti (cioè la media degli importi a credito del cliente nell’arco di un anno) e il saldo al 31 dicembre dell’anno precedente.

Per calcolare la giacenza media, è necessario:

  • calcolare le giacenze giornaliere per ogni giorno dell’anno (se la giacenza resta invariata per un periodo, deve essere moltiplicata per i giorni in cui è rimasta costante);
  • sommare gli importi ottenuti;
  • dividere il risultato per 365 giorni.

Per semplificare i calcoli, è anche possibile sommare i numeri creditori totali riportati nell’estratto conto, sino a coprire tutto l’anno (se l’estratto è trimestrale, basta sommare i numeri creditori totali dei 4 trimestri) e dividere il tutto per 365.

Se l’ammontare del conto corrente al 31 dicembre è superiore rispetto alla giacenza media, nella dichiarazione deve essere inserito il saldo a fine anno, mentre nel caso contrario si deve inserire la giacenza media: questa regola non deve essere applicata solo se la diminuzione patrimoniale dipende dall’acquisto di un immobile.

Come sono valutati conti corrente e libretti ai fini Isee?

Come abbiamo osservato, nella dichiarazione Isee sono valutati, assieme ad altri elementi del patrimonio mobiliare del nucleo familiare, conti corrente, libretti di risparmio e carte prepagate, posseduti da ciascun componente della famiglia [1].

Per quanto riguarda il conto corrente, entrano a far parte della giacenza media tutte le somme ed i valori che transitano nel conto, a qualunque titolo percepiti, compresi gli importi erogati come prestito, quindi da restituire. Al contrario, non diminuiscono il patrimonio mobiliare della famiglia i debiti o il conto corrente in rosso: l’unico debito considerato dalla dichiarazione, utile a diminuire il patrimonio della famiglia ai fini Isee, è il mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale.

In base a quanto esposto non c’è spazio, dunque, per i debiti, perché i calcoli non considerano le componenti passive. A favore dei contribuenti è prevista però una franchigia pari a 6mila euro, che si detrae dal totale del patrimonio mobiliare. La franchigia è aumentata di 2mila euro per ogni componente del nucleo familiare successivo al primo, fino ad un tetto massimo di 10mila euro; la soglia è ulteriormente incrementata di mille euro per ogni figlio facente parte del nucleo successivo al secondo.

note

[1] Dpcm 159/2013.


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