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Lavoro autonomo occasionale

2 agosto 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 2 agosto 2018



Contratto di lavoro autonomo occasionale: come funziona, limiti, regole, adempimenti, come distinguerlo dalla collaborazione e dai nuovi voucher.

Il lavoro autonomo occasionale è un tipo di rapporto lavorativo che presenta diverse particolarità, a tutt’oggi pienamente valido: è facile confonderlo con altri generi di rapporto di lavoro, come le collaborazioni occasionali (mini cococo, abolite dal Jobs Act) ed il contratto di prestazione occasionale. Non si tratta, però, né di lavoro accessorio (gestito dapprima con i voucher, ora coi col contratto di prestazione occasionale o col libretto famiglia), né di lavoro parasubordinato, ma di lavoro autonomo. La differenza, rispetto al lavoro autonomo prestato dai titolari di partita Iva, consiste nella mancanza di organizzazione e nella saltuarietà delle prestazioni. Il contratto di lavoro occasionale non ha un limite massimo di durata del rapporto nell’anno pari a 30 giorni, come erroneamente si ritiene, né un limite massimo di reddito pari a 5mila euro annui (questo limite obbliga soltanto all’iscrizione presso la gestione separata Inps): l’attività, però, deve essere svolta in modo non continuativo. Ma procediamo per ordine e facciamo il punto sul lavoro autonomo occasionale: che cos’è, come funziona, come distinguerlo dagli altri rapporti lavorativi, quali sono gli adempimenti previsti e le regole da seguire.

Che cos’è il lavoro autonomo occasionale?

Il lavoro autonomo occasionale è un rapporto di lavoro autonomo che, a prescindere dalla durata e dall’importo percepito come corrispettivo per la prestazione svolta, ha un carattere del tutto episodico e risulta completamente svincolato dalle esigenze di coordinamento con l’attività del committente.

Chi è il lavoratore autonomo occasionale?

Il lavoratore autonomo occasionale è colui che si obbliga a compiere dietro corrispettivo un’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio, senza vincolo di subordinazione, né potere di coordinamento del committente, e in via del tutto occasionale.

Differenza tra lavoro autonomo occasionale e collaborazione

Rispetto ad una collaborazione coordinata e continuativa (cococo), il contratto di lavoro autonomo occasionale si distingue per:

  • completa autonomia del lavoratore circa i tempi e le modalità di esecuzione del lavoro, mancando il potere di coordinamento del committente;
  • mancanza del requisito di continuità, essendo tale collaborazione solamente episodica;
  • mancanza di inserimento funzionale del lavoratore nell’organizzazione aziendale.

Malgrado l’espressione riservata dalla legge Biagi alle co.co.co. inferiori a 30 giorni ed a 5mila euro nell’anno solare con lo stesso committente, dette mini cococo (poi abolite dal Jobs Act), le prestazioni di lavoro autonomo occasionale non vanno in alcun modo confuse né con le collaborazioni occasionali né con il lavoro accessorio.

Difatti, le prestazioni di lavoro autonomo occasionale corrispondono ad una diversa qualificazione giuridica del rapporto di lavoro, con conseguente diverso regime fiscale e previdenziale, nonostante l’obbligo, sia per i collaboratori che per i lavoratori autonomi occasionali (quando i compensi annui superano i 5mila euro), di iscriversi alla gestione separata Inps.

Differenza tra lavoro autonomo occasionale e prestazione occasionale

La prestazione occasionale, resa tramite i nuovi voucher, detti anche Presto o Cpo (contratto di prestazione occasionale), o tramite il libretto famiglia, è assimilabile al lavoro accessorio, quello, cioè, precedentemente retribuito con i voucher, o buoni lavoro: non è assimilabile né al lavoro autonomo, né al lavoro subordinato (dipendente) o parasubordinato (cococo), ma è una tipologia di attività marginale e prettamente saltuaria, dunque non inquadrabile in nessuna delle tre categorie elencate.

Il lavoro autonomo occasionale, invece, è inquadrabile tra le attività autonome, esercitate, cioè, senza alcun vincolo di subordinazione né di coordinamento, come l’attività d’impresa e l’attività professionale: non richiede, però, l’apertura della partita Iva, in quanto l’attività è svolta in modo saltuario ed è priva del requisito dell’organizzazione e della professionalità. Per approfondire: Lavoro autonomo occasionale e prestazione occasionale.

Differenza tra lavoro autonomo occasionale e lavoro autonomo con partita Iva

Il lavoro autonomo occasionale e il lavoro autonomo con partita Iva, sia che si tratti di attività professionale, sia che si tratti di attività d’impresa, si distinguono in base all’organizzazione e all’abitualità nell’esercizio dell’attività.

Non si può parlare di lavoro autonomo occasionale se l’attività è esercitata in modo continuativo, professionale, o se comunque emerge un’organizzazione autonoma nell’esercizio dell’attività: generalmente, si parla di attività autonomamente organizzata se è verificata la disponibilità di uno studio proprio, se ci sono collaboratori o dipendenti, o se esiste un sito internet relativo all’attività esercitata. Si devono, ad ogni modo, valutare i requisiti della continuità dell’attività e dell’organizzazione situazione per situazione.

Come si giustificano i compensi del lavoro occasionale?

Il lavoratore occasionale non deve emettere fattura, in quanto non ha la partita Iva, ma basta una ricevuta. Per sapere quali dati devono essere indicati nel documento: Ricevuta lavoro autonomo occasionale, come si fa. I committenti effettuano una ritenuta d’acconto e certificano, attraverso la certificazione unica Cu, i compensi e la trattenute applicate.

Lavoro autonomo occasionale: contributi Inps

Sotto il profilo previdenziale, i lavoratori occasionali non erano obbligati a iscriversi ad alcuna forma di assicurazione fino al 2003, poiché non contemplati dalla legge Dini. Dal 1° gennaio 2004 sono stati, invece, assicurati presso la gestione separata Inps, ma solo per i redditi fiscalmente imponibili superiori a 5mila euro nell’anno solare, considerando la somma dei compensi corrisposti da tutti i committenti occasionali.

Quali sono gli adempimenti contributivi per i lavoratori autonomi occasionali?

I lavoratori autonomi occasionali devono iscriversi alla gestione Separata Inps e comunicare ai committenti interessati, all’inizio dei singoli rapporti e durante il loro svolgimento, il superamento o meno della soglia reddituale e della soglia di esenzione di 5mila euro annui.

Se questa soglia risulta superata con il concorso di più compensi nello stesso mese, ciascun committente concorre in misura proporzionale al pagamento dei contributi previdenziali, in base al rapporto tra il suo compenso e il totale di quelli erogati nel mese.

Ai lavoratori autonomi occasionali si applicano le stesse regole, già previste per i co.co.co., in materia di iscrizione alla gestione Separata, ripartizione del contributo, versamento, denuncia, nonché le regole generali in materia di aliquote massimali e accredito contributivo.

Nello specifico, l’interessato, deve soltanto iscriversi alla gestione separata, mentre l’azienda deve trattenere 1/3 dei contributi dai compensi, versare i contributi dovuti (pari in totale, per l’anno 2018, al 34,23% dell’imponibile, compresa la quota di 1/3 a carico del lavoratori) all’Inps e inserirli nella denuncia mensile Uniemens.

Quali sono le tutele Inps e Inail per i lavoratori autonomi occasionali?

L’Inps, con un noto messaggio [1], ha precisato che ai lavoratori occasionali non spetta l’indennità di malattia e ha quindi escluso gli stessi dal diritto alle prestazioni economiche relative ad eventi di maternità, congedo parentale, assegno al nucleo familiare.

L’attività svolta a titolo di lavoro autonomo occasionale non risulta utile né per il diritto né per la misura alle prestazioni di sostegno al reddito a seguito di disoccupazione. Da questo si evince inoltre che le prestazioni occasionali non sono riconducibili al rapporto di lavoro subordinato, divenendo pertanto escluse dall’applicazione della normativa in materia di cassa integrazione guadagni.

Infine, in merito alla possibile perdita dello stato di disoccupazione in caso di percezione di compensi da lavoro autonomo occasionale da parte di soggetti beneficiari degli istituti di sostegno al reddito, come la Naspi, la normativa a tutt’oggi risulta estremamente lacunosa. L’Inps, comunque, conferma il mantenimento dell’indennità di disoccupazione Naspi nel caso in cui dalla prestazione di lavoro autonomo derivi un reddito inferiore al limite utile ai fini della conservazione dello stato di disoccupazione (redditi di lavoro autonomo non superiori a 4.800 euro annui).

I lavoratori occasionali non sono soggetti alla normativa assistenziale Inail e non devono dunque essere assicurati dal committente per gli infortuni e le malattie professionali.

Com’è tassato il lavoro autonomo occasionale?

I redditi da lavoro autonomo occasionale sono fiscalmente classificati fra i redditi diversi: in particolare, il reddito imponibile ai fini previdenziali e fiscali deve essere ricavato per differenza tra l’ammontare percepito nel periodo d’imposta e le spese specificamente inerenti alla sua produzione.

I redditi e le spese strettamente inerenti devono essere inseriti:

  • nel quadro D del modello 730;
  • nel quadro RL del modello Redditi.

I contributi previdenziali, come tutti i contributi previdenziali obbligatori, rappresentano un onere deducibile dal reddito.

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