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Limiti all’uso dei contanti

31 Luglio 2018
Limiti all’uso dei contanti

Antiriciclaggio: pagamenti con denaro contante, con assegni, vaglia, libretti di deposito: fino a che importo si può trasferire. Gli obblighi per i professionisti.

Non solo il nostro Governo, ma anche l’Unione europea ha da tempo dichiarato guerra all’uso dei contanti. Non certo per fare un piacere alle società che gestiscono carte di credito e bancomat ma perché è con il contante che si commettono i crimini. Non c’è solo l’evasione fiscale, ma anche il riciclaggio di denaro sporco, lo spaccio, il terrorismo, il commercio di armi. Dunque, almeno secondo le intenzioni del legislatore, eliminando i contanti per le transazioni di grosso importo si rendono tracciabili anche gli illeciti. Come sempre succede, però, quando getti una rete, a rimanere incagliati sono anche i pesci piccoli: così chi presta tremila euro a un amico e gli consegna la somma per cash viola la legge. Al pari la viola chi emette un assegno non trasferibile di importo superiore a mille euro o chi paga un professionista dandogli più di 2mila euro in contanti. In questo articolo ci occuperemo di ricordare quali sono i limiti all’uso dei contanti previsti dall’attuale disciplina, riformata peraltro proprio di recente con la legge di Stabilità per il 2020.

Prima di stabilire però quali sono i limiti all’uso dei contanti ricordiamo a quanto ammontano le sanzioni per chi viola la legge. Un tempo era prevista una pena variabile tra l’1% e il 40% dell’importo trasferito. Oggi invece scatta una sanzione amministrativa da 3mila a 50mila euro (la sanzione è chiaramente commisurata all’entità della cifra trasferita). La sanzione grava su entrambi i soggetti che hanno partecipato all’operazione.

Limiti all’uso dei contanti: quali importi?

La legge stabilisce il divieto di trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, quando il valore oggetto di trasferimento è complessivamente pari o superiore a 2.000,00 euro.

  • Il trasferimento è vietato anche quando è effettuato con più pagamenti inferiori alla soglia che appaiono artificiosamente frazionati. Si pensi al caso di chi, pur di non pagare 3mila euro in un’unica soluzione, si accordi con l’altro soggetto per versare la cifra in tre rate.
  • Rilevano le operazioni commesse tra soggetti diversi a qualsiasi titolo: quindi non solo le vendite ma anche le donazioni, i prestiti, il pagamento delle tasse, ecc. Non vi rientrano invece i versamenti o i prelievi dal proprio conto corrente visto che non c’è un passaggio di denaro tra soggetti diversi (il titolare della somma è sempre il correntista che ne ha affidato solo il deposito all’istituto di credito).

Si può fare un pagamento a rate?

In realtà, è possibile effettuare il pagamento di un importo complessivo anche superiore a 2mila euro in rate, ciascuna delle quali però di importo inferiore al suddetto limite. Tuttavia, per evitare che tale accordo si presti come una elusione al divieto di uso del contante, è necessario anche che:

  • il pagamento a rate sia connaturale alla natura stessa del contratto: si pensi al caso del mandato professionale a un avvocato da versare in base alle fasi del processo, al compenso in favore di un dentista da ripartire in base ai singoli interventi, al corrispettivo a un appaltatore definito in base a stati di avanzamento d’opera, ecc.;
  • per ogni singolo pagamento deve essere conservata la disposizione scritta dei contraenti circa la corresponsione e l’accettazione del versamento.

Fuori da questa ipotesi, mancando l’accordo espresso e scritto tra le parti, il pagamento in più tranche di un’unica prestazione il cui valore complessivo eccede i tremila euro non può avvenire per contanti.

Come trasferire contanti sopra 3mila euro?

Il trasferimento dei contanti superiori a 3mila euro può tuttavia essere eseguito per il tramite di banche, Poste Italiane S.p.A., istituti di moneta elettronica e istituti di pagamento. L’intermediario abilitato, infatti, dopo aver accettato per iscritto tale incarico, consegna alla parte creditrice il denaro contante, “rilevando” l’operazione, “identificando” le parti interessate e “comunicando” i dati all’Anagrafe finanziaria dei rapporti presso l’Agenzia delle Entrate.

Limiti ai trasferimenti di assegni e libretti

I limiti all’uso dei contanti si estendono anche ad assegni bancari e postali, circolari, vaglia cambiari e postali. Il divieto riguarda in particolare:

  • gli assegni bancari e postali emessi per importi pari o superiori a 1.000,00 euro devono recare l’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità;
  • gli assegni circolari, i vaglia cambiari e postali possono essere richiesti, per iscritto, dal cliente senza clausola di non trasferibilità se di importo inferiore a 1.000,00 euro;
  • il saldo dei libretti di deposito bancari o postali al portatore non può essere pari o superiore a 1.000,00 euro;
  • per la negoziazione a pronti di mezzi di pagamento in valuta svolta dai soggetti iscritti nel registro dei cosiddetti cambiavalute, il limite al trasferimento del denaro contante è di 1.999,99 euro (ovvero non è possibile per importi pari o superiori a 2.000,00 euro).

Professionisti: obblighi in materia di contanti

I limiti all’utilizzo del denaro contante presentano rilevanti conseguenze per i professionisti. Innanzitutto, si vieta di incassare contanti in un’unica soluzione, le parcelle di importo pari o superiore a 2.000,00 euro. Ma la soglia in questione riguarda i professionisti tenuti agli adempimenti antiriciclaggio anche da un differente punto di vista. Essi, infatti, sono obbligati a comunicare alle competenti Ragionerie territoriali dello Stato le infrazioni alle violazioni dei limiti di utilizzo del denaro contante delle quali acquisiscano notizia nello svolgimento della propria attività, pena la sanzione amministrativa pecuniaria dal 3% al 30% dell’importo dell’operazione, con un minimo di 2.000,00 euro.

Con riferimento all’obbligo in esame, nessun dubbio si pone nell’ipotesi in cui il Collegio sindacale sia tenuto anche alla revisione legale dei conti. In tal caso, infatti, i controllori, devono comunicare le violazioni ai limiti all’utilizzo del contante delle quali hanno notizia nello svolgimento dell’attività.

In capo invece al Collegio sindacale privo di revisione legale è stato escluso lo stesso obbligo di comunicazione [1].

Come scoprire l’uso di contanti oltre 2mila euro?

Ma come fanno la Guardia di Finanza o l’Agenzia delle Entrate a rilevare la violazione dei limiti all’uso dei contanti? Di certo, se il trasferimento della somma avviene in contanti non è neanche tracciabile, sicché sfugge all’Anagrafe dei conti correnti. In più avviene al riparo da occhi indiscreti (tant’è che si parla della tradizionale “bustarella”) non fosse altro per evitare il rischio di rapine o furti.

Se l’importo dovesse essere depositato in banca, i rischi sarebbero solo di carattere fiscale per chi effettua il versamento visto che l’Agenzia delle Entrate, in assenza di prova contraria, potrebbe ritenere che il denaro abbia natura reddituale, così tassandolo. L’unica possibilità, dunque, di rilevare le infrazioni è tramite eventuale documentazione sottoscritta dalle parti, se tale documentazione finisce in qualsiasi modo alle autorità (ad esempio durante un’ispezione o per questioni fiscali). Così, ad esempio, se una persona consegna a un’altra 4mila euro in contanti e si fa rilasciare una quietanza (chi mai non lo farebbe, visto l’importo!), è solo acquisendo tale documento che la pubblica amministrazione potrebbe rilevare la violazione del limite al trasferimento di contanti.


note

[1] Circ. CNDCEC 15.3.2010 n. 16/IR (“Gli obblighi antiriciclaggio degli organi di controllo alla luce del d.lgs. 25 settembre 2009, n. 151”).


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