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Stress da lavoro: obblighi dell’azienda

3 Agosto 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 3 Agosto 2018



Valutazione del rischio stress lavoro correlato da parte dell’impresa: Dvr, fascicolo, checklist, prevenzione, sanzioni amministrative e penali.

Siamo tutti stressati (o quasi), vuoi per colpa della famiglia, dei problemi economici, o a causa dei ritmi imposti dalla quotidianità: questo, però, non è un buon motivo perché il datore di lavoro possa prendere sottogamba lo stress lavorativo. Lo stress nel lavoro deve essere infatti valutato alla pari degli altri rischi, e deve essere evitato utilizzando le opportune misure di prevenzione: chi non lo fa, è esposto a multe salatissime, che possono superare i 6500 euro, nonché a sanzioni penali, che possono arrivare all’arresto sino a 6 mesi. Lo stress prolungato, causato ad esempio da un eccessivo carico lavorativo, può comportare delle conseguenze molto serie nel lavoratore, che possono degenerare e, da semplice ansia, mal di testa, dolore alla pancia e tensione muscolare, trasformarsi in gravi patologie croniche, come la depressione: non è affatto infrequente, infatti, che i lavoratori più stressati accusino, oltre a malesseri fisici, anche notevoli disturbi comportamentali e psicologici. Facciamo allora il punto della situazione sullo stress da lavoro: obblighi dell’azienda, quali sono le misure di prevenzione, come deve essere redatto il fascicolo stress da inserire nel Dvr (documento di valutazione dei rischi), come si fa la checklist, quali sono le sanzioni per chi non rispetta l’obbligo di valutare il rischio stress e di prevenirlo.

Che cos’è lo stress?

Lo stress non è, di per sé, negativo: anche se nel linguaggio quotidiano, con tale termine si fa riferimento ad una pressione esterna che crea disagio e difficoltà, si tratta, in realtà, di una risposta fisiologica agli eventi esterni.

In particolare, lo stress può essere:

  • positivo, o eustress: è inteso come risposta fisiologica ad eventi esterni impegnativi, non eccessivamente prolungati nel tempo, ai quali l’interessato può far fronte, con appagamento; nel concreto, lo stress positivo può manifestarsi sotto forma di stimolazioni ambientali costruttive ed interessanti, come una promozione lavorativa, che attribuisce maggiori responsabilità ma anche maggiori soddisfazioni; l’eustress, inteso come stimolo positivo, ha effetti positivi sul livello di attenzione, e sulle capacità cognitive in generale;
  • negativo, o distress: parliamo di stress negativo (ossia di ciò che si intende comunemente come stress) quando l’individuo non riesce a reagire alle richieste dell’ambiente esterno, perché queste superano le sue capacità di risposta.

Stress da lavoro

Se è vero che ogni individuo risponde allo stress in modo differente, è anche vero che eccessivi carichi di lavoro, un ambiente particolarmente ostile o inadeguato, precarietà, episodi di mobbing o, in generale, eventi particolarmente negativi, possono far giungere all’esaurimento anche il lavoratore più reattivo.

La risposta allo stress, difatti, avviene in tre fasi:

  • nella prima fase, definita fase di preallarme, o arousal, lo stress suscita nell’organismo un senso di allerta ed attiva dei processi psicofisiologici, come l’aumento del battito cardiaco e l’iperventilazione;
  • nella seconda fase, detta di resistenza, l’organismo tenta di adattarsi alla situazione e gli indici fisiologici tendono ad abbassarsi;
  • nel caso in cui l’adattamento non sia sufficiente, si arriva alla terza fase, la fase dell’esaurimento, in cui l’organismo non riesce più a difendersi e la naturale capacità di adattamento viene a mancare.

Quali sono le conseguenze dello stress?

Con il passare del tempo, uno stress non controllato o controllato male può portare a conseguenze gravi:

  • di tipo fisico: frequenti e intense emicranie, tensioni muscolari, problemi digestivi e formazione di ulcere, diarrea, colite, malfunzionamento della tiroide, facilità ad ammalarsi, ipertensione e disturbi cardiaci;
  • di tipo psicologico: cattivo umore, noia, depressione, affaticamento, attacchi di ansia, scarsa stima di sé, mancanza o difficoltà di concentrazione, distrazioni frequenti, continui pensieri negativi su sè stessi;
  • -di tipo comportamentale: ad esempio, possono verificarsi disturbi del sonno, tendenza a bere e fumare più del solito, alimentazione disordinata, difficoltà a rilassarsi e a stare fermi, iperattività.

Valutare il rischio stress e fare il possibile per prevenirlo, dunque, è indispensabile non solo perché si tratta di un obbligo previsto dal Testo unico della sicurezza sul lavoro [1], ma anche per il benessere dei lavoratori e la produttività dell’azienda stessa.

Malattia causata dallo stress da lavoro

Lo stress da lavoro, o stress lavoro correlato, come abbiamo osservato non è di per sé una patologia, ma il lavoratore può assentarsi a causa dello stato di malessere provocato, e può essere indennizzata dall’Inail la malattia professionale, se lo stress causa danni fisici e psicologici: non è raro, ad esempio, che dallo stress eccessivo derivino forme anche molto gravi di depressione.

In alcuni casi, per le conseguenze dello stress da lavoro è stata riconosciuta dall’Inail anche una percentuale di inabilità: si tratta però di casi abbastanza rari, perché è molto difficile dimostrare il nesso tra lo stress lavorativo e le patologie del dipendente. Per approfondire si consiglia la lettura dell’articolo: Invalidità per esaurimento nervoso, malattia professionale per stress da lavoro.

Valutazione stress lavoro correlato

La valutazione del rischio stress lavoro correlato deve essere inserita, in un apposito fascicolo, all’interno del Dvr, il documento di valutazione dei rischi: la valutazione dei rischi è un compito del datore del lavoro che non può essere delegato; questi, però, può avvalersi dell’aiuto di un professionista esperto in materia, come uno psicologo del lavoro.

La valutazione non può limitarsi a un’indicazione generica, ma devono essere riportati:

  • i criteri di valutazione utilizzati nell’analisi del rischio stress lavoro correlato;
  • le opportune misure di prevenzione necessarie o i programmi delle varie procedure da mettere in atto;
  • le mansioni che possono esporre i lavoratori al rischio di stress;
  • i riferimenti dei ruoli all’interno dell’organizzazione che hanno il dovere di provvedere alla redazione del Dvr.

Checklist stress da lavoro

Sono state prodotte, negli ultimi anni, diverse linee guida per la valutazione aziendale del rischio connesso allo stress lavoro correlato. È importante prima di tutto evidenziare come la valutazione non consiste in una misura individuale: in pratica, non si verificano le situazioni di stress nei singoli lavoratori, ma si valutano diversi compartimenti aziendali, in modo da individuare eventuali situazioni di disagio localizzate per aree o reparti.

Le linee guida sullo stress suggeriscono l’utilizzo, come prima fase di valutazione, di questionari o check-list, da somministrare ad un campione statisticamente valido dei dipendenti dell’azienda, con l’obiettivo di individuare le aree potenzialmente soggette a rischio sulle quali concentrarsi per azioni di analisi o di correzione ulteriori.

Un esempio di un questionario tipo, somministrabile in una azienda da sottoporre a valutazione, potrebbe elencare i seguenti indicatori:

  • informazioni aziendali: dati sull’assenteismo, richieste di cambio mansione, dimissioni, assenze per malattia;
  • personale: mansioni, tipologia di contratto, orario di lavoro, rapporti interpersonali (conflitti, discussioni);
  • ambienti di lavoro: illuminazione, condizioni igieniche, livelli di sicurezza, temperature, spazi;
  • fattori di rischio: esposizione a e presenza di determinati rischi quali rischio biologico, chimico, cancerogeno.

Quali sono le sanzioni per chi non effettua la valutazione stress lavoro correlato e la prevenzione?

Se la valutazione dello stress nella compilazione del Dvr non è effettuata, il datore di lavoro è soggetto al pagamento di una sanzione che va da un minimo di 2.500 euro fino ad un massimo di 6.400, con l’arresto da 3 a 6 mesi nei casi più gravi. La stessa sanzione è applicata anche se il fascicolo sul rischio stress è redatto senza l’effettiva presenza del Rspp (responsabile servizio prevenzione e protezione dell’azienda) e del medico competente.

Se nel fascicolo mancano le misure di prevenzione necessarie, o non sono riportati i riferimenti di chi ha il dovere di provvedere alla redazione del Dvr, è prevista una sanzione tra i 2mila ed i 4mila euro.

Se nel fascicolo mancano i criteri di valutazione utilizzati nell’analisi della valutazione del rischio stress lavoro correlato, o le mansioni più a rischio, la pena prevista è un’ammenda tra i mille ed i 2mila euro.

In ultimo, è punita anche la mancata consultazione dell’Rls (rappresentante dei lavoratori per la sicurezza) nella redazione del fascicolo stress, con una sanzione economica da euro 2mila a 4mila euro.

Dal luglio 2018 tutte le sanzioni previste dal testo unico sulla Salute e sulla Sicurezza [1] sono aumentate dell’1,9%.

note

[1] D.lgs. 81/2008.


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