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Autovelox nascosto

31 Luglio 2018
Autovelox nascosto

Contravvenzioni: se l’autovelox è occultato dietro i cespugli o gli alberi la multa è valida?

Ai margini della strada si è posizionata una pattuglia della polizia con un cavalletto dell’autovelox. Nascosta da un folto cespuglio di vegetazione, ti sei accorto della sua presenza solo dopo esserle passato davanti. Con la coda dell’occhio hai scorto la sirena sull’auto a luci spente e la presenza dei verbalizzanti intenti a “registrare” i movimenti delle macchine transitanti. È molto probabile che sei stato fotografato e che, nei prossimi giorni, riceverai una multa a casa. Ti chiedi però quanto possa essere contestabile la contravvenzione elevata con un autovelox nascosto. Sai bene che le autorità devono sempre agire secondo trasparenza, senza poter far leva su “effetti a sorpresa”. Dall’altro lato pensi che a nulla vale posizionare il cartello con la scritta “controllo elettronico della velocità” se non si viene messi in grado di rilevare la presenza degli agenti a margine della strada.

Più volte la giurisprudenza si è pronunciata in merito alla legittimità delle multe rilevate tramite autovelox nascosti. Lo ha fatto, di recente, il tribunale di Firenze con una pronuncia [1] che ci dà la possibilità di fare il punto della situazione. In questo articolo ci occuperemo di ricordare quali sono gli obblighi imposti dalla legge alle autorità che controllano il traffico e rilevano gli eccessi di velocità; il che significa anche quando contestare una multa per autovelox.

Il cartello di segnalazione dell’autovelox

Una cosa è certa: non può esistere autovelox – e quindi multa – se la sua presenza non è stata presegnalata con un cartello che riporti la scritta “controllo elettronico della velocità”. Questo segnale deve essere posizionato necessariamente sul lato destro della strada e, in caso di strada a doppio senso, anche sull’altro lato. Alcuni giudici – ma l’indirizzo è ancora minoritario – hanno ritenuto che, sulle strade con tre o più corsie, il cartello vada posizionato sia a destra che a sinistra, in modo da dare la possibilità anche a chi sta sul lato del sorpasso di poterlo leggere.

Non c’è una distanza minima tra il cartello e la postazione della polizia: secondo la Cassazione tutto è rimesso al caso concreto e alla tipologia della strada, fermo restando che il posizionamento deve avvenire a una “adeguata distanza” dall’autovelox in modo da agevolare la decelerazione della velocità in condizioni di sicurezza per il traffico. In ogni caso, fuori dai centri urbani tale distanza non può essere inferiore a 1 chilometro.

Se, dopo il primo cartello, ve ne sono altri che si limitano a ripetere il limite, non se ne tiene conto ai fini del calcolo della distanza: in sostanza, non si sposta in avanti il punto in cui può essere posizionato l’autovelox. Si tiene conto del segnale che, effettivamente, impone il limite di velocità e non di quelli successivi, che hanno solo la funzione di ribadire lo stesso limite.

Anche per quanto riguarda la distanza massima tra il cartello e la postazione, superata la quale non si possono più fare le multe (salvo rinnovare il cartello) nulla dice la legge. La Suprema Corte ha però ritenuto legittimo un accertamento effettuato da un autovelox posizionato a 4 km di distanza dalla segnaletica. Segnaletica che, sempre secondo la Cassazione, non va ripetuta a beneficio di chi si immette sulla strada perché proviene da vie secondarie.

La presenza della polizia

Secondo il tribunale di Firenze, è sufficiente la cartellonistica per assolvere il requisito della visibilità dell’autovelox. Questo significa che se anche gli agenti non dovessero essere immediatamente riconoscibili la contravvenzione sarà comunque valida. Resta comunque fermo, per la polizia, il divieto di assumere comportamenti maliziosi volti a ingannare i conducenti, ad esempio nascondendosi di proposito dietro cespugli o in auto civetta.

Secondo il giudice toscano – che ribadisce quanto già affermato dalla Cassazione [2] – il segnale con la scritta “controllo elettronico della velocità” pone già di per sé l’automobilista nella condizione di sapere della eventuale presenza di un apparecchio dell’autovelox e, quindi, non è anche necessaria la piena visibilità della pattuglia della polizia. Pertanto non si può parlare di autovelox nascosto se questo è stato previamente segnalato anche se l’agente non dovesse essere riconoscibile immediatamente. Se, ad esempio, il treppiede dovesse essere posizionato dietro una lunga fila di alberi o all’uscita di una corsia di re-immissione sulla strada principale dall’area di un Autogrill la multa è valida. La nullità scatterebbe solo in presenza di tecniche artificiose volte a confondere gli automobilisti.

La segnalazione e la visibilità devono caratterizzare non tanto la postazione fisica dell’autovelox, quanto la cartellonistica che, ad esempio, non deve essere troppo piccola o nascosta dalla vegetazione o interessata da scritte con spray colorati che ne impediscono la lettura. In altri termini, ai fini della validità della multa è sufficiente la preventiva segnalazione della postazione dell’autovelox con la segnaletica stradale mentre è irrilevante la visibilità della postazione in sé.

Il secondo cartello

Avrai notato che le nostre strade, quelle fuori dai centri urbani, sono piene di cartelli che preannunciano la presenza di autovelox in realtà non presenti. L’anno scorso è uscita la cosiddetta direttiva Minniti che ha riscritto le regole sui controlli automatici della velocità. In proposito è stato stabilito che, laddove l’autovelox viene posizionato in un luogo ove solitamente non vengono effettuati controlli, al tradizionale cartello di preavviso ne deve seguire anche un secondo, di tipo mobile, con l’icona della polizia. Questo perché il primo è ritenuto insufficiente a informare l’automobilista. Leggi a riguardo: Autovelox: multe nulle se segnalate solo da cartelli fissi.


note

[1] Trib. Firenze, sent. n. 2183/18 de 13.0.7.2018.

[2] Cass. ord. n. 7478/18 del 26.03.2018.

TRIBUNALE FIRENZE: Sentenza n. 2183/2018

Repubblica Italiana

In nome del Popolo Italiano

Tribunale di Firenze

II Sezione Civile

Il Tribunale di Firenze, Seconda Sezione Civile, nella persona del giudice monocratico dott.

Massimo Donnarumma, ha pronunziato la seguente

Sentenza ex art. 281 sexies cpc

nella causa civile iscritta al N. … del ruolo generale degli affari contenziosi dell’anno 2016, avente ad oggetto: appello avverso sentenza del Giudice di Pace in materia di opposizione a

sanzione amministrativa

Tra

UNIONE DEI COMUNI …, in persona del Presidente p.t., rappresentata e difesa dall’Avv. …, presso il cui studio è elettivamente domiciliata, in …, in Via …, in virtù di

procura in calce all’atto d’appello

Appellante

e

M.L. (nato a … il …), rappresentato e difeso, congiuntamente e disgiuntamente, dagli Avv.ti … ed …, elettivamente domiciliato in …, in Via …, presso lo studio dell’Avv. …, in

virtù di procura in calce alla comparsa di costituzione in appello

Conclusioni

Appellato

All’odierna udienza, i procuratori delle parti hanno precisato le conclusioni come da verbale che precede.

Ragioni della decisione in fatto ed in diritto

1 – Sul thema decidendum

In via preliminare, mette conto precisare che i motivi di opposizione formulati in primo grado e non esaminati dal giudice di pace (vd., nello specifico, motivi di cui alle lettere A e B del ricorso in prime cure) non entrano nel thema decidendum di questo giudizio, dal momento che l’opponente (odierno appellato) non li ha riproposti.

Peraltro, nel costituirsi in appello, L.M. ha affermato espressamente che “oggetto principale dell’impugnazione sono state le caratteristiche generali dell’impianto di rilevamento e la cartellonistica di avviso presente in tali luoghi” (vd. pag. 3 della comparsa di costituzione).

Sentenza n. 2183/2018

2 – Sulla violazione dell’art. 112 cpc

Il Giudice di Pace, a fondamento della sentenza impugnata, ha, tra l’altro, statuito che “il tratto di strada interessato non può classificarsi come strada extraurbana secondaria tipo C stante l’assoluta mancanza di banchine”.

Sul punto, non si rinviene alcuna deduzione nel ricorso proposto in prime cure, per cui il giudice a quo ha, sicuramente, violato il principio della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato, ex art. 112 cpc, oltre che i seguenti principi consolidati, che presiedono al giudizio di opposizione a sanzione amministrativa:

– il giudizio di opposizione ad ingiunzione amministrativa, proposto ai sensi degli artt. 22 e 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689, si configura come giudizio di cognizione regolato dalla normativa speciale dettata dalla legge citata, il cui oggetto è delimitato dai motivi di opposizione che si pongono come “causa petendi” del suddetto giudizio e che, a norma dell’art. 22 cit., devono essere proposti con il ricorso entro trenta giorni dalla notificazione della ingiunzione (Cass. Civ., I, 25/03/2005, N. 6519);

– il giudizio di accertamento della pretesa sanzionatoria dell’amministrazione, introdotto con ricorso in opposizione, ai sensi dell’art. 22 della legge 24 novembre 1981 n. 689, è delimitato per l’opponente dalla causa petendi fatta valere con quel ricorso (Cass. Civ., II, 10/08/2007, N. 17625);

– nel giudizio di opposizione ad ordinanza – ingiunzione, disciplinato dagli artt. 22 e 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689, i poteri decisori del giudice sono delimitati dalla “causa petendi” fatta valere con l’opposizione stessa, sicché, salve le ipotesi di inesistenza del provvedimento sanzionatorio, non sono rilevabili d’ufficio ragioni di nullità del provvedimento opposto o del procedimento che l’ha preceduto non dedotte dal ricorrente (Cass. Civ., L, 5/08/2010, N. 18288).

3 – Sulla distanza di 1 km dal segnale indicante il limite di velocità e la postazione fissa

Sull’argomento, occorre, innanzitutto, precisare che il secondo comma dell’art. 25 della L. N. 120/2010 non è norma programmatica, bensì precettiva, laddove prescrive che i dispositivi o mezzi tecnici di controllo, finalizzati al rilevamento a distanza della velocità, “fuori dei centri abitati non possono comunque essere utilizzati o installati ad una distanza inferiore ad un chilometro dal segnale che impone il limite di velocità”.

La norma è compiutamente enunciata e, quindi, è immediatamente applicabile.

Tuttavia, occorre, parimenti, aver chiaro che la ratio legis è assicurare all’automobilista spazi e tempi adeguati perché, in condizioni di sicurezza (e, quindi, evitando frenate brusche), possa ridurre la velocità uniformandola al limite imposto.

2

In quest’ottica e, comunque, alla luce del dato testuale che emerge dalla citata disposizione, la distanza di un chilometro deve esser calcolata dal primo segnale che “impone” all’automobilista un determinato limite di velocità.

Se, dopo il primo, vi sono altri segnali, che si limitano a ripetere l’avvertimento, non se ne tiene conto ai fini del calcolo della prescritta distanza: in altri termini, non si sposta in avanti il punto in cui può essere posizionato l’autovelox.

Si tiene conto del segnale che, effettivamente, “impone” il limite di velocità e non di quelli successivi, che, per così dire, hanno solo la funzione di ribadire lo stesso limite (sul punto, questo giudice si è più volte pronunciato nei medesimi termini, per es. nella sentenza N. 2405/2016 del 17.6.2016, resa tra le parti Comune di … c. …).

Nel caso di specie, dalla documentazione fotografica prodotta in primo grado si evince che sulla strada teatro della contestata infrazione, in direzione Firenze:

– il segnale che impone il limite di 50 km/h si trova al km 53+000;

– successivamente, ve ne sono altri meramente ripetitivi;

– l’autovelox è ubicato al km 54+900.

Ergo, la distanza minima di un chilometro è sicuramente osservata.

E, a ben vedere, lo stesso giudice a quo rileva che “la P.A. provvedeva ad installare nel senso di direzione Empoli – Firenze ben n. 7 segnali del limite di velocità km 50, il primo dei quali posizionato al km 53+100 nella frazione di Fibbiana … e quindi a circa due chilometri prima del rilevamento”.

Quanto, poi, alla presenza di intersezioni tra il segnale che impone il limite e l’apparecchio, è finanche intuitivo che gli automobilisti che provengono dalla strada laterale debbano essere avvertiti del limite che vige sulla strada imboccata e che la distanza minima di un km debba sussistere tra il primo segnale che prescrive il limite di velocità successivo all’intersezione e l’apparecchio rilevatore.

Ma, è altrettanto intuitivo e conforme al principio positivizzato nell’art. 100 cpc che della mancata osservanza della distanza abbia interesse a dolersi solo chi, provenendo dalla strada laterale, non sia stato tempestivamente avvertito del limite vigente sulla strada imboccata. Siffatta circostanza (provenienza da una strada laterale e mancato avvertimento), nel caso in esame, non è dedotta né allegata (anche sul punto, cfr. quanto statuito nella citata sentenza del Tribunale di Firenze N. 2405/2016 del 17.6.2016).

4 – Sulla visibilità dell’apparecchio

A tal proposito, va focalizzato il dato normativo.

3

L’art 142, comma 6 bis, del C.d.S. stabilisce che “le postazioni di controllo devono essere preventivamente segnalate e ben visibili, ricorrendo all’impiego di cartelli o di dispositivi di segnalazione luminosi…”.

Dal tenore della norma e dall’utilizzo del verbo “ricorrendo”, che pone l’impiego di cartelli o di dispositivi di segnalazione in posizione di strumentalità rispetto alla segnalazione di postazioni di controllo, si ricava che la “segnalazione” e la “visibilità” devono caratterizzare non la postazione “fisica” dell’autovelox, ma la sua presenza nei pressi della sede stradale, in modo da spiegare la propria finalità di avvertimento nei confronti degli automobilisti (vd., tra l’altro, la citata sentenza del Tribunale di Firenze N. 2405/2016 del 17.6.2016). Tant’è che, mutatis mutandis, in relazione alle postazioni mobili (che, in genere, sono meno visibili di quelle fisse), i giudici di legittimità hanno precisato che, “In tema di violazioni delle norme sui limiti di velocità, ove non si sia proceduto a contestazione immediata dell’illecito, rilevato a mezzo apparecchiatura autovelox, il giudice dell’opposizione non può sindacare l’organizzazione del servizio di vigilanza, e in particolare ritenere sussistente un obbligo per gli agenti accertatori di rendersi visibili agli automobilisti, né le modalità organizzative del servizio di rilevamento delle infrazioni da parte della P.A.” (Cass. civ., I, 17.3.2005, N. 5861).

In sostanza, ai fini della validità del verbale di accertamento, deve ritenersi sufficiente la preventiva segnalazione della postazione di autovelox a mezzo di cartellonistica o dispositivi luminosi ben visibili, essendo irrilevante la visibilità della postazione in sé.

Nel caso di specie, stando alle evidenze fotografiche, la cartellonistica è ben visibile ed è ciò che rileva.

Né, a fronte del dato normativo appena evidenziato, valgono in senso contrario o difforme le prescrizioni citate nella sentenza impugnata, dal momento che il c.d. Decreto Maroni altro non è se non una Circolare, che, evidentemente, non ha valore precettivo vincolante. Peraltro, al punto 7.1., la circolare si limita a prevedere una facoltà, nel senso che le postazioni fisse “possono” essere rese ben visibili attraverso un’opportuna colorazione delle installazioni in cui sono contenute ovvero attraverso la collocazione su di esse di un segnale di indicazione dell’organo operante conforme a quello riprodotto dall’art. 125 Reg. Es. Cds. Dunque, non si sancisce un obbligo.

Considerazioni analoghe valgono per l’altra prescrizione richiamata nella sentenza impugnata ovvero per l’art. 81 Reg. Es. Cds, laddove è previsto che i segnali verticali sono installati “di norma” sul lato destro della strada.

La locuzione “di norma” implica, evidentemente, la possibilità di derogare alla prescrizione.

4

Conclusivamente, va accolto l’appello e, per l’effetto, va riformata la sentenza impugnata, respingendo l’opposizione proposta in primo grado.

In relazione a questo grado di giudizio, l’odierno appellato va condannato al rimborso in favore dell’appellante, come da dispositivo che segue.

P.q.m.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando, così provvede:

1) accoglie l’appello e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, respinge l’opposizione proposta in prime cure;

2) condanna l’appellato a rimborsare all’appellante le spese di lite relative a questo grado di giudizio, che liquida in € … per compenso, oltre spese di iscrizione della causa a ruolo e notifica, spese generali, IVA e CPA, come per legge.

Così deciso, in Firenze, il 13.7.2018, ai sensi dell’art. 281 sexies cpc.

Il Giudice

Dott. Massimo Donnarumma

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