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Ristrutturazione pagata dall’inquilino: è detraibile?

21 Agosto 2018 | Autore:
Ristrutturazione pagata dall’inquilino: è detraibile?

Vivo in affitto ed ho pagato alcuni lavori per modificare l’appartamento: posso recuperare qualcosa dalla dichiarazione dei redditi?

Immagina di voler prendere una casa in affitto. La posizione dell’appartamento non ti dispiace, il condominio è signorile e in ordine, ben servito dai mezzi pubblici. I vicini sono brava gente, gentili e disponibili. Dentro, però, vorresti cambiare un po’ di cose: spostare un’apertura interna, cambiare il bagno, rifare una parte del pavimento, mettere un impianto elettrico più funzionale e a norma. Pensi di restarci per un po’ di tempo e vorresti adattarla ai tuoi gusti, insomma. Il tutto, ovviamente, dopo avere parlato con il proprietario dell’immobile il quale, ovviamente, non ti dirà di no: i lavori li paghi tu e lui si ritrova un appartamento con delle rifiniture nuove senza cacciar fuori un soldo. La domanda è: le spese di ristrutturazione pagate dall’inquilino sono detraibili? Cioè, su quello che vai a investire in una casa che non è la tua puoi recuperare qualcosa?

In teoria, sì. Bisogna, però, sapere come riportarlo sulla dichiarazione dei redditi, che si tratti di 730 o di modello Unico. E, in ogni caso, sarà necessario pagare i lavori tramite bonifico parlante, cioè lasciando traccia delle spese sostenute.

Certo, c’è un’altra possibilità ed è quella di farsi riconoscere la spesa dal proprietario dell’appartamento facendosela scalare dal canone di affitto. Non sempre, però, il padrone di casa è disponibile a questa soluzione: spesso a lui non interessa cambiare le cose in una casa in cui non abiterà. La sua priorità sarà incassare alla fine del mese la somma pattuita.

Vediamo, allora, quali sono i diritti dell’inquilino da un punto di vista fiscale quando decide di mettere mano all’appartamento in affitto, se le spese di ristrutturazione da lui sostenute sono detraibili e come ottenere le agevolazioni fiscali.

Ristrutturazione in affitto: chi paga?

Di norma, i lavori di ristrutturazione vengono fatti e pagati dal proprietario dell’appartamento. Spetta a lui la manutenzione straordinaria ma anche il rifacimento dei locali e degli impianti. Sono a carico dell’inquilino, invece, le spese di manutenzione ordinaria come la revisione della caldaia, i collaudi, la verniciatura delle pareti o degli infissi, ecc. Come detto, però, può succedere che l’inquilino abbia voglia o bisogno di eseguire dei lavori di manutenzione straordinaria che al proprietario non interessano, come quelli che abbiamo citato prima (spostare un’apertura interna, cambiare serramenti o pavimenti, modificare la struttura del bagno e cambiare i sanitari o sostituire la vasca con una doccia, ecc.).

In questo caso, se il padrone di casa non è disponibile ad effettuare i lavori ma l’inquilino tira dritto per la sua strada sarà quest’ultimo ad accollarsi il costo dell’opera o delle opere senza nulla pretendere dal locatore.

Ristrutturazione in affitto: la spesa è detraibile?

Una volta stabilito che l’inquilino si fa carico dei lavori di ristrutturazione dell’appartamento in cui abita o abiterà in affitto, è possibile portare quella spesa in detrazione? Sì. L’inquilino (o conduttore che dir si voglia) ha diritto ad inserire nella propria dichiarazione dei redditi il costo sostenuto per gli interventi di manutenzione straordinaria che il proprietario potrebbe detrarre se avesse deciso lui di fare e di pagare la ristrutturazione. In altre parole, all’inquilino viene riconosciuto dal Fisco lo stesso diritto che ha il proprietario dell’immobile.

Ristrutturazione in affitto: come detrarre le spese?

Condizione indispensabile affinché l’inquilino porti in detrazione le spese per i lavori di ristrutturazione è che le opere vengano pagate con il bonifico parlante, cioè che ci sia una traccia dei pagamenti con tanto di causale. Corrispondere in contanti all’impresa edile, all’idraulico o all’elettricista quanto dovuto non darà alcun diritto alla detrazione.

C’è, poi, il discorso di come inserire nella dichiarazione dei redditi i costi effettivamente sostenuti, non essendo una casa di proprietà ma in affitto. L’inquilino dovrà compilare nel quadro E del 730 le sezioni III A e III B, cioè quelle in cui si riporta la spesa per interventi di recupero del patrimonio edilizio. Nel rigo E41 va inserito l’anno in cui è stata sostenuta la spesa, il numero della rata e l’importo totale che è stato pagato.

Nella colonna 1 del rigo E51 va indicato il codice che individua il numero progressivo riportato nella sezione III A sulle spese indicate nella sezione III B. In questo modo, verranno collegate le spese alla casa in affitto.

La colonna 7 del rigo E53, invece, è quella relativa al codice di identificazione del contratto. Qui occorre riportare il numero di registrazione del contratto che avete avuto dall’Agenzia delle Entrate. Vengono chiesti anche i dati catastali dell’immobile.

Facciamo un esempio. Mettiamo che spendi 20mila euro per ristrutturare la casa in cui andrai ad abitare in locazione. Arai diritto ad una detrazione Irpef del 50% in 10 rate annuali di pari importo, quindi puoi recuperare 1.000 euro all’anno per un totale di 10mila euro. L’importo da indicare ogni anno sul 730, quindi, sarà 1.000 euro.

Ristrutturazione in affitto: se la spesa viene scalata dal canone

Dicevamo che quando l’inquilino paga i lavori di ristrutturazione della casa in cui abita in affitto, c’è anche la possibilità di arrivare ad un accordo con il proprietario e di farsi scalare la spesa dai canoni mensili. C’è chi vede in questa soluzione una questione di correttezza: è vero che dei miglioramenti dell’appartamento beneficio io adesso, ma un domani potrai aumentare il canone o vendere la casa ad un prezzo più elevato grazie proprio ai lavori che io oggi ho pagato e che hanno reso la tua casa più moderna ed accogliente. Me ne vorrai riconoscere qualcosa, no?

Mettiamo che il padrone di casa arrivi a patti. Avremmo, quindi, questa situazione: l’inquilino paga i lavori, cioè anticipa i soldi, ed il proprietario gli riconosce uno sconto del canone nel tempo fino a raggiungere la cifra «sganciata» dal conduttore. In questo caso, l’inquilino non avrebbe diritto alla detrazione fiscale, in quanto sarebbe il proprietario quello che materialmente li paga, incassando un affitto più basso. Quello a cui l’inquilino ha diritto ogni anno, però, è ad una parte della detrazione Irpef di cui beneficia solo il proprietario.

Ricordiamo, infine, che la cessazione della locazione non fa venire meno il diritto dell’inquilino alla detrazione: chi ha eseguito l’intervento potrà beneficiare dell’agevolazione fino a quando gli spetta. Significa che se puoi portare le spese di ristrutturazione in detrazione per 10 anni e l’affitto cessa dopo 7 anni, avrai ancora 3 anni per recuperare la parte che ti spetta di ciò che hai speso per i lavori.



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