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Congedo Legge 104 per lavoratori disabili

31 Luglio 2018 | Autore:
Congedo Legge 104 per lavoratori disabili

Permessi retribuiti Legge 104, congedo per invalidi, aspettativa non retribuita: a quali assenze ha diritto il lavoratore disabile?

Sei portatore di handicap grave, ti è stata riconosciuta l’invalidità, e vorresti assentarti per un lungo periodo, beneficiando del congedo straordinario Legge 104? Devi sapere che, purtroppo, questo congedo spetta soltanto ai lavoratori che assistono un familiare disabile, anche se questi lavora, ma non, paradossalmente, al disabile lavoratore. Il lavoratore disabile ha comunque diritto a dei permessi retribuiti mensili, a un congedo per cure, se in possesso di una determinata percentuale d’invalidità, e, in presenza di specifiche condizioni, a un congedo per cure termali. Alcuni contratti collettivi prevedono inoltre un’aspettativa non retribuita. Ma procediamo per ordine e facciamo il punto sul congedo Legge 104 per lavoratori disabili: quali assenze spettano all’invalido e al portatore di handicap.

Qual è la differenza tra handicap e invalidità?

Per capire quali sono le assenze spettanti al lavoratore disabile, bisogna innanzitutto capire qual è la differenza tra il riconoscimento dell’handicap e quello dell’invalidità, posto che possono essere riconosciuti entrambi.

L’handicap è la condizione di svantaggio, derivante da una menomazione o da una disabilità, che limita o impedisce lo svolgimento del ruolo sociale di una persona.

L’invalidità, invece, rappresenta la riduzione della capacità lavorativa di una persona.

In merito al riconoscimento dell’handicap, la commissione medica non si limita, dunque, a riscontrare la diminuzione della capacità lavorativa, ma deve valutare se, in base all’invalidità riscontrata e alle sue conseguenze nella vita quotidiana (familiare, sociale, lavorativa…) sussiste una condizione di svantaggio derivante dalle limitazioni causate dall’infermità.

Congedo straordinario Legge 104

Il congedo straordinario Legge 104 consiste in un’assenza retribuita, pari a un massimo di 2 anni nell’intera vita lavorativa: questo congedo può essere fruito, però, non dal soggetto portatore di handicap, ma dal lavoratore che assiste un familiare convivente con handicap grave, o meglio in situazione di gravità, ai sensi della Legge 104.

Nel dettaglio, la spettanza dell’agevolazione deve seguire un preciso ordine: in primo luogo, ne ha diritto il coniuge (o il partner dell’unione civile) che convive col portatore di handicap, poi i genitori, i figli conviventi, i fratelli e le sorelle conviventi e, in ultimo, gli altri parenti o affini sino al terzo grado, purché conviventi

Congedi e assenze retribuite per disabili

I lavoratori disabili hanno comunque diritto alle seguenti assenze retribuite dal lavoro:

  • permessi retribuiti Legge 104 (in caso di riconoscimento di handicap in situazione di gravità), ossia a 3 giorni al mese di permesso, frazionabili anche ad ore; per i lavoratori in regime di part time orizzontale (cioè che lavorano tutti i giorni, per un numero minore di ore rispetto all’orario ordinario), i giorni spettanti sono sempre tre al mese; se invece il part time è verticale o misto, le giornate sono riproporzionate, salvo non si lavori per almeno metà della settimana;
  • congedo per cure termali;
  • congedo, pari a 30 giorni l’anno, frazionabili, spettante ai lavoratori con invalidità riconosciuta superiore al 50% [1].

Congedo per invalidi

Nel dettaglio, per quanto riguarda il congedo per invalidità, questo è riconosciuto se devono essere effettuate delle cure dal lavoratore invalido (sopra il 50%), o cicli di cure (non deve essere confuso col congedo per cure termali).

Il congedo per cure degli invalidi è concesso dal datore di lavoro a seguito di presentazione di un’apposita domanda del dipendente interessato: l’istanza deve essere accompagnata dalla richiesta di un medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale (Ssn), o appartenente ad una struttura sanitaria pubblica, dalla quale risulti l’esigenza della cura, in relazione all’infermità che ha causato l’invalidità riconosciuta [2].

Il lavoratore è poi tenuto a presentare al datore di lavoro, alla conclusione delle cure, un’idonea certificazione sull’avvenuta sottoposizione alle terapie.

Durante il periodo di congedo per cure, il lavoratore ha diritto a percepire lo stesso trattamento spettante per le assenze per malattia. Nonostante sia indennizzato come la malattia, il congedo non influisce, però, sul periodo di comporto, quindi non rientra nel periodo massimo di conservazione del posto.

Congedo per cure termali

Oltre al congedo per cure mediche, i lavoratori con particolari patologie invalidanti [3], possono assentarsi per malattia, al fine di sottoporsi a cicli di cure termali: queste cure, però, non possono avere finalità preventiva, ma solo terapeutiche o riabilitative.

Per fruire del congedo per cure termali, il dipendente deve effettuare i seguenti adempimenti:

  • presentare la domanda di congedoal datore di lavoro;
  • addurre alla richiesta la prescrizionedel medico specialista, dalla quale emerga l’esistenza di effettive esigenze terapeutiche o riabilitative;
  • esibire, al termine delle cure, un’apposita attestazione dalla quale risulti l’effettivo espletamento delle cure termali: tale attestazione può consistere, ad esempio, nel certificato rilasciato dalle strutture balneari, collinari o montane.

Aspettativa non retribuita

Se il disabile ha necessità di assentarsi per lunghi periodi, senza ricorrere alle assenze per malattia, bisogna osservare che la maggior parte dei contratti collettivi prevede un’aspettativa non retribuita, solitamente pari a un massimo di 12 mesi nella vita lavorativa, frazionabile. Questo congedo è conosciuto anche come aspettativa per motivi personali: bisogna però valutare, caso per caso, se il contratto collettivo applicato contempla, oltre ovviamente all’aspettativa, anche i motivi di salute tra le causali che ne giustificano il ricorso.

L’aspettativa non retribuita non deve, comunque, essere confusa col congedo per gravi motivi familiari previsto dalla legge [4]. Tra le cause che possono dar luogo ai gravi motivi idonei a legittimare questa forma di congedo sono ricomprese, oltre alle necessità che derivano dal decesso di un familiare, anche le situazioni che impegnano il dipendente o la sua famiglia nella cura o nell’assistenza di familiari e le situazioni di grave disagio personale del lavoratore, esclusa la malattia ed esclusi i motivi di salute in genere. La durata del congedo per gravi motivi familiari è di massimo due anni nell’arco della vita lavorativa, che possono essere richiesti sia in maniera continuativa che in maniera frazionata. In ogni caso, il datore di lavoro può non accogliere la richiesta.


note

[1] Art.26 Legge 118/1971.

[2] Art. 7, Co. 2, D.lgs 119/2011.

[3] DM 278/2000.

[4] L. 53/2000.


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