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Multa sulla corsia riservata ad autobus: che fare?

1 agosto 2018


Multa sulla corsia riservata ad autobus: che fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 agosto 2018



Si alla rilevazione tramite apparecchi video anche sulle corsie riservate ai mezzi pubblici senza necessità di ulteriori autorizzazioni.

Una recente sentenza della Cassazione [1] sdogana l’utilizzo delle telecamere, installate per presidiare le zone a traffico limitato (ztl), anche per la rilevazione delle violazioni commesse dagli automobilisti quando invadono le corsie riservate ad autobus e taxi. Secondo la Corte, gli apparecchi possono essere usati per entrambe le funzioni. È l’occasione per tornare su un argomento di comune interesse: quante volte, infatti, capita di sgattaiolare al di là della linea gialla per sorpassare un’auto bloccatasi sul più bello o per superare una zona di intenso traffico. Cercheremo quindi di capire cosa fare in caso di multa sulla corsia riservata ad autobus.

Multa su corsia riservata: a quanto ammonta?

Per chi supera la striscia gialla e invade la corsia riservata ai mezzi pubblici e ai taxi c’è una multa di 80 euro. Non è prevista invece la decurtazione dei punti dalla patente. Diverso è il discorso per chi lascia l’auto in sosta sulla corsia riservata: in tal caso si perdono due punti; se la multa non viene contestata al momento, il verbale spedito a casa del proprietario dell’auto contiene l’invito a fornire i dati dell’effettivo conducente per la decurtazione dei punti.

Multa su corsia riservata: chi può elevarla?

A elevare la multa per passaggio o sosta sulla corsia riservata possono essere le telecamere (ma di tanto parleremo nel successivo paragrafo) e il personale dipendente delle aziende di trasporto pubblico (ad esempio Atac per Roma). Invece, secondo la Cassazione, non sono legittimati a fare le multe per il passaggio sulle corsie riservate gli ausiliari del traffico. I cosiddetti “vigilini” infatti hanno competenza solo per le infrazioni relative alla sosta sulle strisce blu e nelle zone strettamente adiacenti (si pensi a chi parcheggia l’auto in seconda fila non consentendo, a chi l’ha lasciata sulle strisce blu, di uscire).

Multa su corsia riservata: c’è obbligo di contestazione immediata?

Il codice della strada [2] sottopone a identica disciplina sia l’accesso alle zone a traffico limitato, sia la circolazione sulle corsie riservate. In pratica le autorità sono autorizzate a elevare le contravvenzioni senza bisogno di fermare gli automobilisti. La contestazione immediata, in altri termini, che di norma è la regola, in questi casi non è obbligatoria. Il che implica la possibilità di inviare le multe direttamente a casa del proprietario del veicolo. A tal fine l’accertamento può essere eseguito tramite l’ausilio delle telecamere (cosiddette “porte telematiche”). Tali dispositivi – anche se installati in conformità di specifiche autorizzazioni ministeriali rilasciate prima dell’entrata in vigore della legge che ne ha autorizzato l’impiego [2] – consentono la rilevazione tanto degli illeciti relativi all’accesso alle ztl e ai centri storici, tanto per l’invasione della corsia riservata ad autobus e taxi (corsia, come noto, contraddistinta dalla striscia gialla sull’asfalto). La legge – precisa la Cassazione – ha esteso alle corsie riservate, la disciplina relativa al rilevamento con apparecchiatura di videoripresa prevista per le zone a traffico limitato e a centro storico, avendo previsto per le prime l’impiego delle stesse telecamere previste per le seconde. In sintesi, a presiedere le zone riservate ai mezzi pubblici e agli autobus possono essere gli stessi apparecchi autorizzati a presidiare le ztl, senza ulteriori autorizzazioni.

Al termine di una succinta motivazione, la Cassazione enuclea il seguente principio: «la rilevazione degli illeciti su corsie riservate ai mezzi pubblici può avvenire mediate l’uso degli stessi apparecchi di video ripresa già autorizzati per il controllo dell’accesso alle zone ZTL e ai centri storici, senza necessità di ulteriore autorizzazione».

note

[1] Cass. sent. n. 20222/2018, cfr. anche Cass. sent. n. 23899/2014.

[2] Art. 201 cod. strada.

[2] DL n. 151/2003 art. 4.

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 15 marzo – 31 luglio 2018, n. 20222

Presidente D’Ascola – Relatore Casadonte

Ritenuto in fatto

Ca. Fu. proponeva opposizione contro ordinanza ingiunzione emessa per violazione del codice della strada: circolazione della propria vettura nella corsia riservata ai mezzi pubblici accertata mediante dispositivo Sirio Ves 1.0 (cd. “porta telematica”).

L’opposizione era rigettata dal giudice di pace con sentenza confermata in grado d’appello dal Tribunale di Roma, secondo cui l’ipotesi ricorrente nella fattispecie, del transito su corsia riservata ai mezzi pubblici ubicata fuori dal contro storico, rientrava fra quelle che permettono la rilevazione dell’infrazione mediante l’uso di apparecchiature automatizzate.

Per la cassazione della sentenza Fu. Ca. ha proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi.

La Prefettura di Roma e il Comune di Roma sono rimasti intimati.

Considerato in diritto

1. Il primo motivo denuncia violazione e falsa applicazione dell’art.2697 c.c..

Le controparti, contumaci nei due gradi di giudizio, non avevano prodotto la documentazione fotografica della violazione contestata da cui si evincesse la presenza di una corsia preferenziale e la circolazione dell’autovettura dell’istante sulla medesima.

Il secondo motivo denuncia violazione del D.M. n. 4040 del 26 giugno 2000, del D.M. n. 2968 del 7 maggio 2001, e dell’art. 201, comma I-bis, lett. g.), del D.Lgs. n. 285 del 1992, dell’art. 17, comma 133-bis L. n. 127 del 1997.

L’apparecchiatura a mezzo della quale è stata rilevata la violazione è omologata solo per le zone a traffico limitato, potendo essere utilizzata per il controllo delle corsie preferenziali soltanto nel caso in cui queste siano poste in essere in corrispondenza dei varchi di acceso alle zone a traffico limitato o all’interno dei centri storici.

Il terzo motivo denuncia violazione e falsa applicazione degli art. 421 e 437 c.p.c.

I giudici di merito avevano ritenuto, per scienza privata, che l’omologazione del sistema Sirio Ves 1.0. consentisse di rilevare la violazione in qualsiasi corsia riservata ai mezzi pubblici, anche se situate fuori dai centri storici e zone e traffico limitato.

2. Il primo motivo è inammissibile.

Il ricorrente non censura la violazione del criterio di riparto dell’onere della prova, ma si duole del fatto che i giudici hanno ritenuto raggiunta la prova della violazione sulla base del verbale di accertamento.

La censura andava semmai proposta ai sensi dell’art.360, comma primo n. 5, c.p.c.

«Mentre la doglianza relativa alla violazione del precetto di cui all’art. 2697 c.c., configurabile soltanto nell’ipotesi in il giudice abbia attribuito l’onere della prova ad una parte diversa da quella che ne risulta gravata secondo le regole dettate da quella norma, integra motivo di ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c, la censura che investe la valutazione (attività regolata, invece, dagli artt. 115 e 116 c.p.c.) può essere fatta valere ai sensi del numero 5 del medesimo art. 360» (Cass. n. 15107/2013).

Il motivo incorre poi in un difetto di autosufficienza, perché denuncia carenze del verbale di accertamento, che però non trascrive.

Si ricorda infine, per completezza di esame, che il verbale di accertamento è assistito da fede privilegiata su tutte le circostanze inerenti alla violazione (Cass. n. 339/2012).

Il secondo e il terzo motivo, da esaminare congiuntamente in quanto connessi, sono infondati.

Il ricorrente richiama la giurisprudenza di questa Suprema Corte secondo cui «In tema di accertamento delle infrazioni al codice della strada, l’espressa previsione contenuta nell’art. 201, comma 1 bis, codice della strada, così come introdotto dall’art. 4 D.L. 27 giugno 2003 n. 151, conv. in legge 1 agosto 2003, n. 214, che ha assoggettato ad identica disciplina, ai fini dell’esonero dall’obbligo di contestazione immediata, sia l’accesso alle zone a traffico limitato sia la circolazione sulle corsie riservate, ha l’effetto di rendere possibile, dal momento in cui tale norma è entrata in vigore, l’utilizzo dei dispositivi previsti dall’art. 17, comma 133 bis legge n. 127 del 1997 (cosiddette “porte telematiche”). Tali dispositivi, anche se installati in conformità di specifiche autorizzazioni ministeriali precedenti l’entrata in vigore della lett. g) del comma 1 bis dell’art. 201 cod. str., consentono anche la rilevazione degli illeciti relativi agli accessi alle corsie riservate, poste in corrispondenza o all’interno dei varchi di accesso alle zone a traffico limitato» (Cass. n. 25180/2008; conf. n. 4725/2011; n. 5252/2011).

Deve però rilevarsi che tale orientamento, che sembra limitare l’impiego degli strumenti di video ripresa solo alle corsie preferenziali riservate corrispondenti materialmente ai varchi di accesso alle ZTL o poste all’interno o in corrispondenza di tali varchi, è stato poi precisato dalla successiva giurisprudenza di questa Suprema Corte, la quale ha chiarito che: In tema di accertamento delle infrazioni al codice della strada, l’espressa previsione contenuta nell’art. 201 C.d.S., comma 1 bis, così come introdotto dal D.L. 27 giugno 2003, n. 151, art. 4, conv. in L. 1 agosto 2003, n. 214, che ha assoggettato ad identica disciplina, ai fini dell’esonero dall’obbligo di contestazione immediata, sia l’accesso alle zone a traffico limitato sia la circolazione sulle corsie riservate, ha l’effetto di rendere possibile, dal momento in cui tale norma è entrata in vigore, l’utilizzo dei dispositivi previsti dalla L. n. 127 del 1997, art. 17, comma 133 bis (cosiddette “porte telematiche”). Tali dispositivi, anche se installati in conformità di specifiche autorizzazioni ministeriali precedenti l’entrata in vigore dell’art. 201 C.d.S., comma 1 bis, lett. g), consentono anche la rilevazione degli illeciti relativi agli accessi alle corsie riservate.

Pertanto, posto che la L. n. 214 del 2003, art. 4, ha esteso, alle corsie riservate, la disciplina relativa al rilevamento con apparecchiatura di videoripresa prevista per le zone a limitato traffico e al centro storico e avendo consentito anche per le zone riservate, l’utilizzo dei dispositivi previsti dalla L. n. 127 del 1997, art. 17, comma 133 bis (cosiddette “porte telematiche”),

consente di ritenere che a presiedere le zone riservate possono essere gli stessi apparecchi autorizzate a presiedere le zone a traffico limitato e il centro storico senza altra autorizzazione. Ha errato, dunque, il Tribunale, laddove ha ritenuto che necessitavano di apposita specifica autorizzazione gli impianti che sovraintendevano a corse preferenziali, non essendo sufficiente che gli impianti posti a presidio delle corsie preferenziali fossero stati autorizzati per la sorveglianza di una zona a traffico limitato» (Cass. n. 23899/2014).

La Corte intende dare continuità a tale indirizzo e conseguentemente riconoscere il principio, fatto proprio dalla sentenza impugnata, che la rilevazione degli illeciti su corsie riservate ai mezzi pubblici può avvenire mediante l’uso degli apparecchi di video ripresa già autorizzati per il controllo dell’accesso alle zone ZTL e ai centri storici, senza necessità di ulteriore autorizzazione.

Il ricorso, pertanto, è rigettato.

Nulla sulle spese.

Poiché il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è rigettato, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi dell’art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stat o – Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto il comma 1-quater all’art. 13 del testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 -della sussistenza dell’obbligo del versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

P.Q.M.

rigetta il ricorso;

dichiara ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del D.P.R. n. 115 del 2002, inserito dall’art. 1, comma 17, della legge n. 228 del 2012 la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma I-bis dello stesso articolo 13.

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