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Strada in dissesto: il Comune è responsabile?

1 Agosto 2018


Strada in dissesto: il Comune è responsabile?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 Agosto 2018



Il condominio risponde per la caduta nella buca non segnalata sul tratto di marciapiede in proprietà, lo stato di dissesto generale della strada non è una scusante per l’incuria.

A camminare su una strada non si può mai dare nulla per scontato, specie su quelle dei nostri Comuni tradizionalmente piene di buche ed in pessimo stato di manutenzione. Nella migliore delle ipotesi puoi finire sui bisogni di un cane lasciati lì da un padrone sporcaccione che non si è curato di pulire il manto dell’asfalto o del marciapiedi. La situazione è talmente consolidata da essere divenuta una costante anche per la giurisprudenza che ammonisce: se cadi in una buca larga ed evidente è colpa tua. Questo perché, mentre cammini, non puoi guardare il cellulare o il volo delle rondini. Devi avere la testa sulle spalle e le spalle verso il senso di marcia. Come dire: laddove l’ostacolo sia visibile con una ordinaria diligenza non ci può essere risarcimento del danno per chi cade nelle insidie stradali. Da qui la giustificazione dei Comuni: se tanto è vero, è anche vero che chi cade su una strada in evidente stato di dissesto non può che prendersela con se stesso visto che il pericolo è palese. E la Cassazione di rimando: chi sceglie di percorrere una via dissestata e piena di buche deve prestare maggiore attenzione. Ma a condizione che vi sia un avviso: la segnaletica è infatti essenziale per porre l’utente nelle condizioni di scegliere se procedere avanti o meno. In questo si inserisce una ordinanza della Cassazione dell’altro giorno [1] che spiega: per la strada in dissesto il Comune è responsabile? Ecco qual è stata la soluzione salomonica sposata dai giudici supremi.

La Corte inizia nel dire che il degrado diffuso di strade e marciapiedi non può diventare una garanzia di irresponsabilità del custode (il Comune). Diversamente avremmo un evidente paradosso: all’amministrazione locale conviene non riparare le buche e le asperità perché tanto più sono evidenti i pericoli delle strade e dei marciapiedi tantomeno l’ente è tenuto a pagare i danni a chi si fa male per colpa di un difetto di manutenzione. Il che è certamente inaccettabile. Inaccettabile perché – precisa ancora la Cassazione – il dissesto evidente del suolo pubblico non elimina l’obbligo di segnalare e transennare l’area. Risultato: scatta l’obbligo di risarcire chi cade in una buca e riporta lesioni mentre calpesta il suolo pubblico solo perché la condizione delle strade è quella che è.

La sentenza, dicevamo, è assai importante e paradigmatica perché, se anche non elimina il precedente orientamento che richiede pur sempre al pedone un minimo di attenzione e diligenza, non sposta però integralmente su di questi la responsabilità per eventuali danni anche quando la strada è in evidente stato di disseto.

La Corte di appello aveva emesso una sentenza che alla Cassazione non è piaciuta affatto. In secondo grado era stato detto che se la strada versa in uno stato “generale evidente dissesto” ciò non richiede una “apposita segnalazione o transennamento delle singole buche essendo appunto lo stato di dissesto una condizione di generale normalità”; inoltre la situazione impone al passante una particolare cautela nel camminare, “essendo altamente probabile che il fondo sia sconnesso”.

Ragionare così, però, secondo la Cassazione è troppo limitativo dei diritti dei pedoni che, per quanto devono mostrare prudenza, devono comunque essere informati del fatto che la strada che stanno percorrendo è “peggio” delle altre (che certo non brillano per perfezione).

Con quattro ordinanze di febbraio del 2018 [2] la Cassazione ha chiarito e rielaborato i principi in materia di violazione degli obblighi di custodia, affermando che «la condotta del danneggiato che entra in interazione con la strada si atteggia diversamente a seconda del grado di incidenza causale sull’evento dannoso, richiedendo una valutazione che tenga conto del dovere generale di ragionevole cautela». In parole molto più semplici: non è pensabile che uno stato di «generale evidente dissesto della strada» non debba essere in alcun modo segnalato; dall’altro – e a maggior ragione – «che tale dissesto possa essere ritenuto “una condizione di generale normalità; pur essendo sotto gli occhi di tutti lo stato di crescente abbandono e degrado delle strade e dei marciapiedi, è evidente che l’incuria del custode non può essere utilizzata dal medesimo, attraverso il richiamo all’obbligo di particolare attenzione che grava sul danneggiato, come una specie di garanzia di irresponsabilità».

note

[1] Cass. ord. n. 20194/2018.

[2] Cass. ord. nn. 2480, 2481, 2482 e 2483 del 2018.


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