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Quanto costa l’avvocato?

21 Agosto 2018 | Autore:
Quanto costa l’avvocato?

L’avvocato va pagato? Quando? Cos’è il patrocinio a spese dello Stato? Cosa sono i parametri forensi? Chi paga l’avvocato quando si vince una causa?

Ci sono domande a cui l’uomo non ha ancora dato risposta: siamo soli nell’universo? Da dove veniamo? Chi siamo? Qual è il senso della vita? E soprattutto: l’avvocato va pagato? Perché? Quesiti che, probabilmente, rimarranno per sempre irrisolti. Quante volte hai pensato di fare causa a qualcuno e poi hai desistito solamente pensando a quanto ti avrebbe chiesto l’avvocato? Avevi tutte le ragioni di questo mondo, eppure non sei andato avanti per timore dell’onorario del tuo difensore. Sono sicuro che sarà capitato anche a te. E sono altrettanto certo che ti sei fermato senza neanche sapere con precisione l’ammontare della parcella. Quanto costa un avvocato? Te lo sarai chiesto mille volte passando davanti a uno studio legale. Eppure, probabilmente, ancora non lo sai con certezza. Se non te lo sei mai chiesto, allora rientri in quella (larga) fetta di popolazione che ritiene che un avvocato non debba affatto essere pagato: tanto, che lavoro è il suo? Perché retribuire un individuo che si limita a leggere le carte? Sarai poi senz’altro a conoscenza dell’istituto del gratuito patrocinio, che consente di essere difeso da un avvocato che verrà pagato direttamente dallo Stato al termine del mandato. Se anche tu rientri tra le persone che si chiedono quanto costa un avvocato, se debba realmente essere pagato, quando e in quale occasione, allora prosegui nella lettura di questo articolo: scoprirai come si determina la parcella di un legale, cos’è il patrocinio a spese dello Stato e, quindi, quanto costa un avvocato.

Avvocato: va pagato?

Iniziamo con la domanda da un milione di dollari (importo che, ahimè, non è la parcella standard di un legale): l’avvocato va pagato? Purtroppo sì: la sua è un’attività a tutti gli effetti, rientrante tra le cosiddette professioni intellettuali, cioè tra quelle in cui la prestazione è frutto dell’ingegno e non del lavoro manuale [1].

La retribuzione dell’avvocato assume, per tradizione, la denominazione di onorario, che denota il compenso dovuto per le arti e le professioni liberali. L’origine di questo nome è interessante: nell’antica Roma le prestazioni di medici, avvocati e di altri professionisti erano gratuite, l’unico compenso erano delle attestazioni onorifiche. Il ministero dell’avvocato era anzi considerato un ufficio pubblico e a lungo fu vietato al difensore di ricevere alcun compenso. Soltanto successivamente la sua prestazione divenne a pagamento come tutte le altre.

Avvocato: quando va pagato?

L’onorario dell’avvocato va pagato al termine dell’incarico. Tuttavia, è facoltà del difensore chiedere degli acconti, cioè il pagamento anticipato e dilazionato sull’importo totale. Secondo la legge, infatti, il cliente, salva diversa pattuizione, deve anticipare le spese occorrenti al compimento del mandato e corrispondere, secondo gli usi, acconti sul compenso [2]. Detto ciò, ricorrono almeno due ipotesi in cui l’avvocato non deve essere pagato dal cliente: quella del patrocinio gratuito a spese dello Stato e quella in cui è la parte soccombente a dover sostenere le spese legali. Vediamo.

Gratuito patrocinio: cos’è?

La Costituzione italiana garantisce a tutte le persone il diritto alla difesa, cioè il diritto ad avere un avvocato per tutelare in giudizio i propri diritti e le proprie ragioni. Il problema però è che, come appena detto, gli avvocati vanno pagati, e la loro parcella, nei procedimenti più importanti, può raggiungere importi molto elevati. Come può permettersi un avvocato chi a mala pena arriva a fine mese? La Costituzione ha pensato anche a questo: alle persone più povere sono ugualmente assicurati i mezzi per agire e difendersi in tribunale [3]. È stato così previsto l’istituto del patrocinio a spese dello Stato. Di cosa si tratta? Spieghiamolo con parole semplici.

il patrocinio a spese dello Stato (normalmente conosciuto come gratuito patrocinio) consente anche a chi non ha i mezzi economici per farvi fronte di essere assistiti in un procedimento giudiziario da un avvocato la cui parcella verrà pagata dallo Stato. La legge prevede che si possa accedere al patrocinio a spese dello Stato nel processo penale, civile, amministrativo, contabile e tributario [4].

Attualmente, può essere ammesso al patrocinio chiunque sia titolare di un reddito imponibile ai fini dell’imposta personale sul reddito, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a 11.528,41 euro (i limiti di reddito sono adeguati ogni due anni in relazione alla variazione dell’indice dei prezzi accertata dall’Istat). Se l’istante convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso l’interessato. In questa circostanza, però, il limite di reddito sopra indicato è aumentato di 1.032,91 euro per ogni familiare convivente.

Gratuito patrocinio: per quali processi?

Secondo la legge, è assicurato il gratuito patrocinio nel processo penale per la difesa dell’indagato, imputato, condannato, persona offesa da reato, danneggiato che intenda costituirsi parte civile, responsabile civile, ovvero, civilmente obbligato per la pena pecuniaria. È, inoltre, assicurato il gratuito patrocinio nel processo civile, amministrativo, contabile, tributario e negli affari di volontaria giurisdizione, per la difesa del cittadino non abbiente quando le sue ragioni risultino non manifestamente infondate. In poche parole, il nullatenente potrà sempre avere un difensore che lo assista.

Avvocato: quando lo paga l’altra parte?

Molte volte sei costretto a intentare una causa per via del comportamento scorretto dell’altra parte: pensiamo al debitore che non vuole restituire i soldi ottenuti in prestito, al guidatore sprovvisto di assicurazione che ti tampona, alla cartella esattoriale notificata pur avendo pagato il tributo contestato. In ipotesi come queste (e in tutte quelle simili) accade che sei praticamente costretto a metterti un avvocato, anche quando il valore della controversia è minimo; anzi, spesso succede che per riavere poche centinaia di euro sei obbligato a pagare un avvocato che se ne prenderà molte di più a titolo di onorario. Come fare in questi casi?

Ebbene, la legge ha previsto un meccanismo secondo il quale è la parte che perde il giudizio a dover pagare le spese della controparte. In altre parole, se fai causa al tuo debitore e questo ha torto marcio, al termine del procedimento il giudice stabilirà che l’onorario liquidato al tuo difensore venga pagato dal debitore stesso, il quale col suo comportamento ha reso necessario il processo. In questa circostanza, anche se avrai già pagato il tuo avvocato oppure gli avrai dato degli acconti, potrai recuperare la spesa rivalendoti sul debitore soccombente.

Avvocato: quanto costa?

Eccoci al nocciolo della questione: quanto costa un avvocato? La risposta è: dipende. Dipende da tanti fattori: dal tipo di procedimento (civile, penale, amministrativo, ecc.), dal giudice davanti al quale si celebrerà il processo (giudice di pace, tribunale, corte di appello, Cassazione, ecc.) e, soprattutto, dall’importanza della causa: una cosa è difendere una persona indagata per omicidio, altra cosa è dover contestare una multa davanti al giudice di pace.

Ciò premesso, va detto che l’avvocato, in quanto libero professionista, può fissare il suo onorario come meglio crede: pertanto, troverai avvocati che chiederanno mille euro e altri che, per la stessa questione, ne vorranno cinquemila. Poiché il mandato conferito all’avvocato è un contratto a tutti gli effetti, le parti saranno libere di concordare il prezzo da pagare: se ti sarai accordato per una determinata cifra, dopo non potrai tirarti indietro.

Quando però l’avvocato non pattuisce il prezzo della sua prestazione con il cliente, egli non potrà chiedere più di quanto stabilito dalla legge. Ed infatti, in assenza di accordo, all’avvocato si applicano i parametri stabili da un decreto ministeriale del 2014 [5]: si tratta di un vero e proprio tariffario (scandito in diverse voci a seconda del tipo di giurisdizione, del valore della controversia, ecc.) cui il professionista dovrà necessariamente attenersi in mancanza di diverso accordo con il cliente.

Pertanto, se non hai sottoscritto alcun accordo in merito all’onorario, il tuo avvocato non potrà chiederti, al termine della causa, una cifra astronomica: egli dovrà giustificare la somma richiesta alla luce dell’attività concretamente svolta e dei parametri previsti dalla legge.


note

[1] Art. 2229 cod. civ.

[2] Art. 2234 cod. civ.

[3] Art. 24 Cost.

[4] Decreto del Presidente della Repubblica n. 115/2002.

[5] Decreto ministeriale n. 55/2014.

Autore immagine: Pixabay.com


3 Commenti

  1. Caro Collega, dopo un buon inizio, non capisco il “purtroppo” con il quale procede nella sua illustrazione.
    Mi pare poi, che l’articolo nella parte “Avvocato: quanto costa?” ometta l’equo compenso. Non mi pare corretto conseguentemente semplificare dicendo che “Ciò premesso, va detto che l’avvocato, in quanto libero professionista, può fissare il suo onorario come meglio crede”.

  2. Credo vi sia una inesattezza.
    Cosa accade, infatti, se la liquidazione del giudice (a carico di parte soccombente) è inferiore a quanto previsto dalle tariffe di cui al D.M.?

    1. Cosa accade invece;
      1) l’ onorario del professionista è molte volte superiore a quanto quanto previsto dalle tariffe di cui al D.M.?
      2) non ha concluso il proprio lavoro ?
      3) non ha emesso fattura per 3000€ anticipate per una ipoteca che non ha realizzato!
      4) ha errato nelle valutazioni di specie.

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