Diritto e Fisco | Articoli

Chi cambia residenza deve cambiare medico?

1 Ago 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 Ago 2018



Come incide il trasferimento della dimora abituale sull’assistenza sanitaria dei cittadini. Che cos’è la scelta in deroga e come va richiesta all’Asl.

Cambiare la residenza comporta una serie di pratiche burocratiche da sbrigare. Ricordiamo che la residenza è il luogo in cui una persona stabilisce la sua dimora abituale. Questo luogo può essere trasferito altrove in un paese vicino, in un’altra provincia o in una regione diversa. In ogni caso, ci sono alcune comunicazioni obbligatorie da fare. Tra queste, quella che riguarda l’assistenza sanitaria. Se anche tu ritieni che prima o poi dovrai cambiare residenza ti chiederai se devi pure cambiare medico di base oppure ti puoi tenere quello che hai adesso, che conosce la tua storia e al quale, forse, sei anche affezionato. Normalmente viene chiesto così ma in realtà, con i dovuti consensi, può mantenere il medico di famiglia anche chi cambia residenza. In questo caso, bisogna chiedere un permesso? E a chi? E se volessi cambiare medico, sai che cosa devi fare e quali documenti devi presentare?

C’è un fattore che può fare la differenza per non dover cambiare medico quando si cambia la residenza ed è quello che riguarda il luogo in cui si va a stabilire la nuova dimore, se si trova all’interno della stessa Asl oppure in un’altra zona. Se l’Azienda sanitaria competente resta la stessa, tutto è molto più semplice. Se, invece, si tratta di un’altra Asl ci potrebbe essere qualche richiesta burocratica in più.

Vediamo come ci si deve comportare sul medico di base chi cambia residenza e come può mantenere lo stesso dottore, sempre che l’assistito lo voglia.

Cambio di residenza: che cos’è?

Un cittadino cambia residenza nel momento in cui sposta il luogo di dimora abituale da un Comune ad un altro. Succede la stessa cosa quando una persona decide di trasferirsi dall’estero in Italia.

Il cambio di residenza può essere richiesto da chiunque sia regolarmente iscritto all’anagrafe di un Comune italiano o all’anagrafe degli italiani residenti all’estero (l’Aire) o, ancora, da chi fino a ieri risultava irreperibile e oggi decide di mettersi in regola. Condizione per poter presentare la domanda, quella di avere la maggiore età. Il cittadino maggiorenne può decidere per sé o per il resto della famiglia purché risulti come la persona responsabile del nucleo familiare a titolo di genitore o di tutore.

Cambio di residenza: quali documenti servono?

Per chiedere il cambio di residenza occorre presentare all’ufficio anagrafe del Comune in cui si andrà ad abitare una dichiarazione che riporterà:

  • il Comune in cui era stabilita l’ultima residenza del richiedente;
  • l’indirizzo della nuova residenza;
  • i dati personali del richiedente e quello degli eventuali familiari che si sposteranno con lui.

Alla domanda bisogna allegare una copia dei documenti di identità del richiedente e delle persone che hanno intenzione di trasferirsi con lui nella nuova residenza.

È possibile anche presentare la domanda di cambio di residenza tramite posta elettronica. In questo caso, il richiedente deve allegare:

  • la dichiarazione con firma digitale;
  • la Carta nazionale dei servizi (la tessera sanitaria, per capirci);
  • la richiesta con la copia di un documento di identità e la dichiarazione firmata (in altre parole, l’e-mail certificata).

Quando il Comune riceve l’e-mail provvede alle iscrizioni relative al nuovo indirizzo di residenza con effetto retrodatato a partire dalla data riportata alla dichiarazione inviata e firmata.

Cambio di residenza: a chi bisogna comunicarlo?

Chi cambia residenza deve obbligatoriamente darne comunicazione a diversi soggetti, enti ed aziende. In alcuni casi, trasferirsi altrove senza dire niente può comportare una multa. Immagina, ad esempio, di stabilire la tua dimora abituale in un’altra provincia e di non avere detto nulla ai fornitori delle utenze o a chi ti invia una sanzione o un tributo da pagare, ecc. Bolletta inviata e non pagata equivale a quattrini in più da pagare.

Pertanto, quando si decide di cambiare residenza bisogna farlo sapere a:

  • l’ufficio anagrafe del Comune in cui andrai ad abitare e nel quale verrai registrato;
  • le società incaricate della fornitura di luce, acqua, gas e telefono: occorre chiudere i precedenti contratti in modo da non ricevere più le bollette (o fare le volture a nuovi intestatari, a seconda dei casi) ed aprire nuove posizioni con altri gestori;
  • l’ufficio tasse del nuovo Comune di residenza: non piacerà pagarle, ma sappiamo che chi fa finta di niente si ritrova, poi, a dover corrispondere sanzioni e interessi di mora per la Tari, la Tasi, ecc.;
  • l’Agenzia delle Entrate: idem come sopra. Il Fisco vuole sapere dove venire a prenderci, quindi occorre registrarsi all’anagrafe tributaria;
  • il datore di lavoro: servirà per le pratiche che l’azienda svolge per conto tuo in materia di tasse e di contributi previdenziali;
  • l’Aci se possiedi un’auto;
  • la compagnia di assicurazioni;
  • la banca e la società che gestisce la tua carta di credito;
  • il medico di famiglia, sia nel caso in cui lo si voglia mantenere sia quando si decide di cambiarlo per questioni di comodità o altro.

Cambio di residenza: bisogna cambiare medico?

Chi cambia residenza non deve per forza cambiare il medico di base purché vengano rispettate certe condizioni. Certo, mantenere lo stesso dottore potrebbe comportare qualche disagio, specialmente se il cittadino si trasferisce in un luogo lontano. Ma sta alla sua libera scelta.

L’utente del Servizio sanitario può, dunque, decidere di mantenere lo stesso medico. Questo perché:

  • ha un rapporto di fiducia con lui e vuole avere una continuità nell’assistenza sanitaria;
  • è il medico anche della persona convivente;
  • opera vicino al luogo in cui il cittadino lavora o alla zona che frequenta maggiormente e si trova più comodo per visite o richieste di ricette o impegnative;
  • ha avviato una terapia per una patologia cronica documentata o per un’invalidità civile e si vuole che sia lui a proseguirla;
  • per motivi di lavoro o di studio resta la scelta più comoda (si parla in questo caso di un cambio di residenza temporaneo altrove con la previsione di tornare prima o poi nella vecchia dimora abituale e, quindi, nell’ambito della stessa Asl di prima).

In questo caso, occorre fare quella che viene chiamata «scelta in deroga». In che cosa consiste? Consiste nel chiedere all’Asl di avere come medico di base un dottore operante in un ambito territoriale diverso da quello di residenza, che si tratti di una zona all’interno della stessa Azienda sanitaria locale oppure in un’Asl diversa.

Che cosa può succedere? Dipende da quanto è distante il medico. Se si trova in una zona limitrofe a quella in cui si trova la residenza dell’assistito, di norma la domanda viene accolta senza problemi allo sportello con la motivazione «ambito limitrofo» e l’approvazione del medico stesso.

Se, invece, il medico di famiglia si trova in una zona più lontana, cioè in un ambito territoriale non limitrofo, ci vorrà il parere del Comitato aziendale dell’Asl. Il cittadino riceve il documento di assistenza con l’assegnazione provvisoria del medico scelto. Il parere del Comitato viene comunicato all’utente: se è positivo, nessun problema. Viceversa, se il Comitato esprime parere negativo, il medico viene revocato dalla data in cui l’assistito ha ricevuto la relativa comunicazione per raccomandata.

Attenzione, però: se mantieni il medico di famiglia pur cambiando residenza in un’altra Asl, il dottore non sarà più tenuto a fare le visite domiciliari a casa tua nel caso ti sia impossibile recarti nel suo studio o in ambulatorio.

Le scelte in deroga non possono superare una certa percentuale del massimale individuale del medico. Per esempio, nella Regione Lombardia non è possibile andare oltre il 5% del tetto stabilito in 1.500 assistiti per ogni medico di base. Significa che la quota massima raggiungibile con le scelte in deroga è di 1.575 assistiti.

Cambio di residenza: come cambiare il medico di base

Mettiamo il caso, però, che tu non voglia mantenere lo stesso medico di famiglia nel momento in cui decidi di cambiare residenza. Forse non ti ha mai ispirato tanta fiducia oppure preferisci una soluzione più comoda con il dottore a portata di mano. In questo caso, come cambiare il medico?

La prima cosa da fare è recarsi all’Ufficio Scelta e Revoca dell’Asl competente del territorio in cui si stabilisce la nuova residenza per scegliere il medico e/ o il pediatra per i figli ed aggiornare i dati sulla tessera sanitaria con il nuovo indirizzo. Per sapere quale Asl è quella che ti compete, puoi consultare su Internet la provincia in cui andrai ad abitare e accedere alla sezione «Distretti» che riporta il relativo elenco dei Comuni.

Alla domanda dovrai allegare:

  • l’autocertificazione o il certificato di residenza anagrafica;
  • il certificato di avvenuta cancellazione dagli elenchi dell’Asl precedente;
  • la tessera sanitaria;
  • un documento di identità.

La richiesta può essere fatta di persona oppure tramite un parente o un amico di fiducia purché munito di delega e di documento di riconoscimento. Alcune Aziende sanitarie dispongono di questo servizio online sul proprio sito.

L’Asl ti mostrerà un elenco di medici di base operanti sul territorio dal quale potrai fare la tua scelta. Una scelta, però, che potrebbe sembrare «fatta alla cieca», dato che, a meno che tu non abbia parenti o conoscenti nella zona in cui hai stabilito la nuova residenza, i nomi che ti verranno proposti ti risulteranno completamente sconosciuti. Come cercare almeno di optare per la persona giusta? Devi sapere che le norme in materia approvate nel 2005 impongono alle Asl di fornire ai cittadini le indicazioni riguardanti:

  • il curriculum di ciascun medico;
  • gli orari dell’ambulatorio in cui riceve;
  • le caratteristiche strutturali e strumentali di ogni studio medico.

Questo sicuramente ti potrà agevolare nel momento in cui devi decidere a chi affidare la tua assistenza sanitaria. Volendo, hai anche il diritto di fissare un appuntamento con i medici che, a priori, rispondono meglio alle tue esigenze di luogo e di tempo per conoscerlo meglio, sapere la sua disponibilità a visite domiciliari o consulti telefonici e fare, se il suo studio è facilmente accessibile anche agli anziani non autosufficienti o ai portatori di handicap e fare così una scelta più oculata.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI