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Benedetta Sirignano: tra studio, tv ed editoria

3 Ago 2018


Benedetta Sirignano: tra studio, tv ed editoria

> Business Pubblicato il 3 Ago 2018



Difficile, difficilissimo scrivere della mia carriera ed esperienza di vita professionale.

Riuscire a “condensare” in poche battute, quindici anni, anche se sono giovanissima, essendo un avvocato italiano “under 40”.

Ho conseguito la Laurea del vecchio ordinamento in tre anni e una sessione. Avevo 23 anni.

Con il Diritto Penale è stato amore “al primo manuale”. Ho capito da subito di essere una penalista ancor prima di sostenere l’esame. Ero affascinata dalle lezioni del mio professore di allora.

Leggevo anche testi di diritto penale comparato.

Tuttavia, l’Università se è una panacea fervida di ambizioni, una volta fuori dal suo “grembo”, ti catapulta in una realtà per la quale non ti ha preparato nè professionalizzato.

Ed allora, capisci che la Laurea assomiglia tanto ad un biglietto aereo.

Inizia la mia pratica forense. La mia è stata la vera gavetta, di quelle in cui inizi a fare fotocopie, in cui non prendi “una lira” e in cui lavori senza guardare l’orologio. Quella, in cui, non esiste il sabato e la domenica o la vigilia di Natale e ciò che ti dà energia è la passione per quello che fai. Di quella in cui impari il mestiere “rubandone”, con il coltello tra i denti, i segreti al Tuo Maestro. Perchè non sei figlia d’arte, tuttavia, forse hai più ambizione della “figlia” di Calamandrei.

Dopo anni di gavetta, accade quello che ogni avvocato spera, arriva il processo importante: l’occasione della vita e devi saperla riconoscere velocemente.

Nello studio, fra tanti, lo affidano a te. Ma questa volta, a differenza delle altre, ci metti il tuo nome. Avevo appena trent’anni ed ero il legale delle vittime nell’incidente subacqueo più grave degli ultimi cinquant’anni in Italia.

Da qui in poi, ho cavalcato l’onda. Ho aperto il mio studio. Sono stata invitata a frequentare salotti televisivi come legale ed opinionista. Ero sui quotidiani di cronaca, un giorno si e uno no. Sono arrivati, poi, gli altri processi. Omicidi nella “Roma bene”. Inchieste per associazione mafiosa. Articoli per riviste nazionali, giuridiche e non. Convegni, nei quali ho relazionato, seduta a fianco agli autori dei testi su cui ho studiato. Ospitate a festival del cinema (tra cui il “Giffoni film festival”) e a rassegne culturali. Giornate nelle scuole, tra i banchi, a parlare di violenza e a fare prevenzione.

Tuttavia, la soddisfazione più grande è stata dare coraggio ad una donna, vittima di violenza. Farle credere di nuovo, o per la prima volta, nella giustizia : oggi vive una vita meravigliosa. I suoi occhi riconoscenti hanno dato senso al mio lavoro. Se svolta con onestà e dedizione, la professione forense resta tra le più nobili.

Difficile, difficilissimo, lo ribadisco, mettere nero su bianco : fatiche, successi, momenti bui.

Più facile, forse, mi è perseverare.

Tra i progetti imminenti c’è un libro, in uscita per fine ottobre di quest’anno. Lo sto scrivendo a quattro mani con una persona eccezionale che crede in me: Roberta Bruzzone, una eccellenza internazionale nel suo campo. E’ “Il libro nero sull’amore”. Tratterà di violenza e degli archetipi delle vittime. Un progetto in cui crediamo molto e, che, speriamo contribuirà ad aiutare concretamente persone che si sentono sole nella loro condizione, ma che tali non sono.


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