Diritto e Fisco | Articoli

Piccolo tamponamento: cosa fare?

1 agosto 2018


Piccolo tamponamento: cosa fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 agosto 2018



Come mettersi d’accordo e ottenere il risarcimento del danno dall’assicurazione.

Sei stato urtato da un’auto mentre eri in fila nel traffico. Ti sei fermato in corrispondenza delle strisce pedonali per far passare un pedone che stava attraversando davanti a te quando l’automobilista che ti seguiva da dietro – distratto da chissà che cosa – ti è venuto addosso. Fortunatamente nessuno si è fatto male e l’ammaccatura che ha riportato la tua auto si riduce a una limitata sezione del parafanghi. Non per questo, però, vuoi rinunciare al risarcimento e alla possibilità di veder aggiustata la macchina che, peraltro, è quasi nuova. Così ti chiedi cosa fare per un piccolo tamponamento. In questo breve articolo ti forniremo i dettagli su quelli che sono i principali adempimenti da svolgere per ottenere il risarcimento dei danni all’auto riportati a seguito dello scontro. Ad essi potrai aggiungere anche l’indennizzo per le lesioni fisiche eventualmente riportate.

Ti anticipo che, per piccole somme, non è consigliabile fare cause. Per cui è meglio che segui attentamente queste semplici regole: ti eviteranno di fare passi falsi e magari di finire in un contenzioso contro l’assicurazione dai costi superiori ai benefici. Ecco dunque cosa fare per un piccolo tamponamento.

Compila il CID

Se hai in auto una copia del modulo di constatazione amichevole, cosiddetto CID, ti converrà compilarlo e firmarlo insieme all’altro conducente che, ovviamente, dovrà assumersi la responsabilità del tamponamento. Questo ti garantisce due vantaggi: da un lato si ottiene il risarcimento entro 60 giorni per i danni al mezzo ed entro 90 per i danni fisici. Dall’altro lato la sottoscrizione del modulo impedirà che l’altro automobilista ci ripensi e possa ritrattare l’ammissione di responsabilità data al momento dello scontro.

L’assicurazione può eseguire comunque delle verifiche volte a verificare la veridicità delle dichiarazioni contenute nel CID. Diversamente si agevolerebbero le frodi da parte di chi trovi un amico connivente a simulare un incidente.

Con una recente ordinanza [1], la Cassazione ha detto che il CID non prova né il danno né l’entità dello stesso.

Se non hai un CID potresti farti rilasciare dall’altro conducente una dichiarazione di responsabilità in un foglio compilato manualmente. Bisognerà indicare i dati delle due auto coinvolte nel tamponamento, le generalità dei conducenti e delle relative patenti, una sommaria descrizione della dinamica dell’incidente e la dichiarazione del responsabile di aver tamponato inavvertitamente l’altra macchina. Bisognerà indicare le parti interessate all’urto e corredarle da una fotografia.

Il pronto soccorso

Se ti sei fatto male ti conviene andare al pronto soccorso per una indagine medica. Tieni conto però che i semplici sintomi come capogiri e sensi di nausea non ti daranno più diritto al risarcimento per i danni fisici come era un tempo. Sarà necessario sottoporsi a indagini strumentali (ad esempio raggi o risonanze) o a un accurata visita medica che accerti i sintomi lamentati. Insomma, si può sempre ottenere il risarcimento per il cosiddetto “colpo di frusta” ma non è più automatico come un tempo e non basta dire “mi sento male”.

La denuncia di sinistro

Il terzo passo è la denuncia di sinistro. Devi andare al più presto alla tua assicurazione e presentare la copia del CID controfirmata o, in assenza, descrivere il sinistro. In quella stessa sede chiederai che la pratica venga inoltrata all’ufficio liquidazione sinistri e che ti venga erogato il risarcimento.

Se l’altro automobilista ci ripensa e ritratta la responsabilità

Succede spesso che, a distanza di qualche ora, il responsabile del tamponamento non si faccia più vivo o ritratti la propria responsabilità. Non è un problema: la pratica andrà ugualmente avanti e se riuscirai a fornire le prove del tamponamento il risarcimento ti verrà ugualmente erogato.

Se vi mettete d’accordo per escludere l’assicurazione

Il responsabile del tamponamento subirà, a seguito del risarcimento, un aumento della classe di bonus/malus. Pertanto potrebbe offrirti un risarcimento monetario chiedendoti di non fare la denuncia alla tua assicurazione. Puoi accettarlo nella misura in cui ritieni congrua l’offerta. Potrebbe anche proporti di assumersi i costi della riparazione dell’auto da un tecnico di sua fiducia, che tuttavia non sei tenuto ad accettare. Se non trovate un accordo puoi procedere alla pratica con l’assicurazione.

La perizia

La tua assicurazione sottoporrà l’auto a una perizia di un tecnico per valutare se davvero è avvenuto il tamponamento e a quanto ammontano i danni. Se hai subito lesioni fisiche ti verranno chiesti i certificati medici e le prove dei farmaci acquistati per la terapia. Ti verrà probabilmente fatta anche una perizia medico-legale per accertare l’entità delle lesioni fisiche.

La liquidazione del danno

Entro i termini anticipati in apertura, la tua assicurazione ti invierà un assegno per il risarcimento o ti farà una proposta transattiva. Se la ritieni congrua la puoi accettare e dichiarare di non aver più nulla a che pretendere. In alternativa puoi anche accettarla con riserva di fare causa per l’eventuale differenza. Ma come ti ho anticipato, potrebbe non valerne la pena in termini economici.

note

[1] Cass. ord. n. 20382/2018

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza 19 giugno – 1 agosto 2018, n. 20382

Presidente Amendola – Relatore Cirillo

Fatti di causa

1. La GRB Autocarrozzeria s.r.l., in qualità di cessionaria del credito vantato da Fa. Pi., convenne in giudizio, davanti al Giudice di pace di Palermo, Gi. Di Vi. e la Unipolsai Assicurazioni s.p.a., chiedendo che fossero condannati in solido al risarcimento dei danni conseguenti al sinistro stradale nel quale la Pi. aveva riportato danni alla propria vettura, cedendo il suo credito alla parte attrice.

Si costituì in giudizio la società di assicurazione chiedendo il rigetto della domanda, mentre il Di Vi. rimase contumace.

Espletata prova per interpello e fatta svolgere una c.t.u., il Giudice di pace rigettò la domanda.

2. La pronuncia è stata impugnata dalla società attrice soccombente e il Tribunale di Palermo, con sentenza del 5 ottobre 2016, ha rigettato l’appello ed ha condannato l’appellante al pagamento delle spese del grado.

3. Contro la sentenza del Tribunale di Palermo ricorre la GRB Autocarrozzeria s.r.l. con atto affidato a due motivi.

Resiste la Unipolsai Assicurazioni s.p.a. con controricorso.

Gi. Di Vi. non ha svolto attività difensiva in questa sede.

Il ricorso è stato avviato alla trattazione in camera di consiglio, sussistendo le condizioni di cui agli artt. 375, 376 e 380-bis cod. proc. civ., e non sono state depositate memorie.

Ragioni della decisione

1. Con il primo motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all’art. 360, primo comma, n. 3), cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 cod. civ. e dell’art. 143 del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209.

2. Con il secondo motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all’art. 360, primo comma, n. 3), cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione delle medesime disposizioni nonché dell’art. 232 cod. proc. civ., oltre a motivazione insufficiente e contraddittoria.

3. I due motivi, da trattare congiuntamente per ragioni di evidente connessione tra loro, presentano profili di inammissibilità e sono comunque privi di fondamento.

3.1. La sentenza impugnata è pervenuta al rigetto della domanda rilevando che la parte appellante non era giunta a dimostrare la fondatezza della domanda risarcitoria. Ciò in quanto la dichiarazione contenuta nel modello OD, unita alle conclusioni del c.t.u. ed alla mancata risposta del Di Vi. all’interrogatorio formale, precludevano un riscontro obiettivo della pretesa risarcitoria. Il tutto senza contare che la documentazione prodotta a supporto della domanda risarcitoria non consentiva in alcun modo di ritenere dimostrato l’ammontare del danno. Il modello CID, del resto, limitandosi alla dicitura “tamponamento”, non permetteva in alcun modo di collegare con il sinistro la concreta domanda risarcitoria avanzata dalla carrozzeria.

3.2. A fronte di simile motivazione, il ricorso si presenta carente da un punto di vista dell’autosufficienza, perché nulla dice sul contenuto effettivo del modello CID né sul se e dove esso sia stato messo a disposizione di questa Corte. Dopo di che non contesta in alcun modo la motivazione della sentenza nella parte in cui essa spiega che dalla documentazione prodotta non era deducibile alcuna prova effettiva del danno patito dalla vettura; nel secondo motivo, poi, la doglianza è integralmente tesa ad ottenere in questa sede un nuovo e non consentito esame del merito.

Anche tralasciando tali rilievi di inammissibilità, la presunta violazione dell’art. 143 del D.Lgs. n. 209 del 2005 è palesemente infondata, posto che il modello firmato congiuntamente dai conducenti contiene una presunzione circa le modalità del sinistro, ma non certo sull’entità dei danni che ne siano derivati. Né può tacersi che la procedura di risarcimento diretto (art. 149 D.Lgs. n. 209 del 2005) non toglie nulla all’onere della prova che la parte danneggiata è sempre tenuta a fornire in ordine alla concreta sussistenza del danno (v. l’ordinanza 20 settembre 2017, n. 21896, in tema di litisconsorzio necessario). 4. Il ricorso, pertanto, è rigettato.

A tale pronuncia segue la condanna della società ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in conformità ai parametri introdotti dal d.m. 10 marzo 2014, n. 55. Sussistono inoltre le condizioni di cui all’art. 13, comma 1-quater del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 1 15, per il versamento, da parte della società ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la società ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 2.200, di cui Euro 200 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.

Ai scusi dell’art. 13, comma 1-quater, del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, dà atto della sussistenza delle condizioni per il versamento, da parte della società ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI