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Pensione: se si perde l’aggiornamento annuo con un affitto

25 Agosto 2018
Pensione: se si perde l’aggiornamento annuo con un affitto

Mio fratello invalido al 100% e titolare di indennità di accompagnamento gode di pensione di reversibilità INPS del genitore defunto. Egli avrebbe intenzione di locare una casa di proprietà e c’è il rischio che superi la soglia di € 16.666 circa annui. Cosa potrebbe succedere al superamento di tali redditi? Ricordo che anni fa si sarebbe perduto l’aggiornamento annuo della pensione.

Presa visione del quesito sottoposto, appare opportuno fare in via preliminare un breve riepilogo della disciplina che riguarda la pensione di reversibilità. Innanzitutto, bisogna sapere che quando una persona muore è previsto che ai familiari sia attribuita una pensione (chiamata “pensione ai superstiti”), che può essere:

  • di reversibilità, se il defunto percepiva già la pensione di vecchiaia o anticipata, la pensione di invalidità o di inabilità;
  • indiretta, se invece non aveva ancora maturato il diritto alla pensione, ma aveva versato almeno 15 anni di contributi in tutta la vita assicurativa oppure, in alternativa, almeno 5, di cui 3 nei cinque anni precedenti al decesso.

Accertato nel caso di specie che si tratta di pensione di reversibilità, hanno diritto al trattamento pensionistico in quanto superstiti i seguenti soggetti:

  1. il coniuge, anche se separato legalmente;
    o il coniuge divorziato a condizione che sia titolare dell’assegno periodico divorzile, che non sia passato a nuove nozze e che la data di inizio del rapporto assicurativo del defunto sia anteriore alla data della sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio;
    o il coniuge che passa a nuove nozze perde il diritto alla pensione ai superstiti, ma ha diritto a un assegno una-tantum pari a due annualità (articolo 3, decreto legislativo 18 gennaio 1945, n. 39) della quota di pensione in pagamento, compresa la tredicesima mensilità, nella misura spettante alla data del nuovo matrimonio. Nel caso in cui il dante causa abbia contratto nuovo matrimonio dopo il divorzio, le quote spettanti al coniuge superstite e al coniuge divorziato sono stabilite con sentenza dal Tribunale.
  1. I figli ed equiparati che alla data di decesso dell’assicurato o del pensionato non abbiano superato il 18° anno di età o, indipendentemente dall’età, siano riconosciuti inabili al lavoro e a carico del genitore al momento del decesso di quest’ultimo (Suo fratello rientra in questa casistica);
  2. in assenza del coniuge e dei figli o se, pur esistendo essi non abbiano diritto alla pensione ai superstiti, il diritto al trattamento pensionistico è riconosciuto ai genitori dell’assicurato o pensionato che al momento della morte di quest’ultimo abbiano compiuto il 65° anno di età, non siano titolari di pensione e risultino a carico del lavoratore deceduto.
  3. In assenza del coniuge, dei figli o del genitore o se, pur esistendo essi non abbiano diritto alla pensione ai superstiti, il diritto al trattamento pensionistico è riconosciuto ai fratelli celibi e sorelle nubili dell’assicurato o pensionato che al momento della morte di quest’ultimo siano inabili al lavoro, non siano titolari di pensione, siano a carico del lavoratore deceduto.

Venendo ora al calcolo della pensione di reversibilità, la Legge prevede innanzitutto che essa decorre dal primo giorno del mese successivo a quello del decesso del pensionato o dell’assicurato e spetta in una quota percentuale della pensione già liquidata o che sarebbe spettata all’assicurato. Le aliquote di reversibilità sono stabilite nelle seguenti misure:

  • 60% per il coniuge senza figli;
  • 80% per il coniuge con un figlio;
  • 100% per il coniuge con due o più figli.

Qualora abbiano diritto a pensione i figli (come nel caso di specie), ovvero i genitori o i fratelli o sorelle, le aliquote di reversibilità sono le seguenti:

soggetti superstiti  e percentuale

  • Un figlio 70%
  • Due figli 80%
  • Tre o più figli 100%
  • Un genitore 15%
  • Due genitori 30%
  • Un fratello o sorella 15%
  • Due fratelli o sorelle 30%
  • Tre fratelli o sorelle 45%
  • Quattro fratelli o sorelle 60%
  • Cinque fratelli o sorelle 75%
  • Sei fratelli o sorelle 90%
  • Sette fratelli o sorelle 100%

Detto questo, com’è noto lo svolgimento di attività lavorativa o il possesso di altri redditi può provocare riduzioni della pensione spettante al coniuge del pensionato o del lavoratore defunto. Infatti, in presenza di redditi personali superiori a tre volte il trattamento minimo Inps la quota di prestazione erogata nei confronti del coniuge si riduce di una percentuale tanto più elevata quanto maggiore è il reddito. Le soglie di riduzione sono fissate dall’articolo 1, co. 41 della Legge Dini (Legge n. 335/1995) e prevedono un abbattimento del 25%, del 40% e del 50% della prestazione qualora il reddito del superstite splafoni rispettivamente tre, quattro o cinque volte il trattamento minimo INPS previsto per l’anno in corso moltiplicato per tredici mensilità.

Nel 2018 quindi a seguito di una rivalutazione provvisoria degli assegni pari all’1,1% come indicato nella Circolare Inps n. 187/2017 la soglia limite per non subire alcuna riduzione dell’importo della pensione è pari a 19.589 euro; nel caso in cui il coniuge del defunto consegua un reddito annuo superiore a tale soglia subirà una riduzione della prestazione spettante pari al 25%. Il taglio sale al 40% nel caso il reddito sia ricompreso tra la predetta soglia e i 26.385 euro ed arriva al 50% laddove il reddito del coniuge sia superiore a 32.982 euro annui (cioè oltre 5 volte il trattamento minimo INPS).

I redditi da valutare sono i redditi assoggettabili all’IRPEF, ossia:

  • – redditi da lavoro dipendente anche se prestato all’estero;
  • – cassa integrazione, indennità di mobilità e di disoccupazione;
  • – redditi da lavoro autonomo, professionale, parasubordinato o di impresa, compresi quelli di partecipazione a società ed imprese;
  • – pensioni dirette erogate da Stati esteri;
  • – redditi di terreni e fabbricati;
  • – altri redditi assoggettabili ad Irpef;
  • – rendite vitalizie o a tempo indeterminato costituite a titolo oneroso (anche con compagnie di assicurazione), con esclusione delle rendite Inail per infortunio, anche se liquidate in capitale;
  • – riscossione di affitti con il sistema della cedolare secca. Il canone fa reddito, a questi fini, al 100%, senza le deduzioni forfettarie che si applicano per l’Irpef.

Sono invece esclusi:

  • trattamenti di fine rapporto comunque denominati e relative anticipazioni;
  • reddito della casa di abitazione;
  • competenze arretrate sottoposte a tassazione separata.

In conclusione, se i redditi non superano il limite minimo di 19.589 euro, la pensione di reversibilità non subirà alcuna decurtazione, come descritto nella soprastante tabella.

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Daniele Bonaddio



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1 Commento

  1. Salve, l’articolo è interessante.
    Ma la pensione propria del beneficiario è utilizzata per il calcolo ? Cioè se mia madre è già beneficiaria di una propria pensione che supera una delle soglie, viene adottata la riduzione per quella del marito defunto?

    Altra domanda.. la riduzione è progressiva? Perchè si arriverebbe all’assurdo che chi ha un reddito di 19500 euro l’anno andrebbe a prendere molto di più di chi ha uin reddito di 19600 annui, in quanto al secondo verrebbe decurtato del 20% l’integrativa

    Grazie

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