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Comprare auto usate: cosa sapere

3 Gennaio 2018 | Autore:
Comprare auto usate: cosa sapere

Vediamo casa sapere prima di comprare un’auto di seconda mano e quali sono i rischi per il venditore che imbroglia sul reale stato dell’usato 

Chi compra un’auto usata molto spesso conclude un vero e proprio affare. Come per tutte le cose, però, esistono i pro e i contro. Comprare un’auto di seconda mano, infatti, può essere molto vantaggioso da un punto di vista economico, ma al contempo esporre l’acquirente a notevoli rischi circa il reale stato del veicolo. Quando si decide di comprare un’auto usata, quindi, sono necessarie importanti accortezze soprattutto nella fase delle trattative. Non è raro, infatti, che un’auto venduta praticamente come nuova, in realtà non lo sia affatto ed abbia al contrario dei vizi nascosti, tali da renderla inutilizzabile o comunque da sminuirne di moltissimo il valore.  Vediamo, dunque, cosa deve sapere l’acquirente di un’auto usata, quali informazioni devono necessariamente essere fornite a chi compra una macchina usata e cosa succede, invece, se il venditore, per concludere un affare più vantaggioso, nasconde al compratore il reale stato dell’usato, tace il reale anno di immatricolazione del veicolo, non comunica al compratore che l’auto ha subito un precedente incidente o che la macchina presenta determinati difetti. 

Vizi occulti: la garanzia del venditore

Cominciamo innanzitutto con il dire che le auto usate non possono essere vendute  “come nuove” se effettivamente non lo sono. Purtroppo, invece, capita spesso, a chi compra un’auto usata, che la stessa  – all’apparenza in ottimo stato – manifesti i suoi reali difetti subito dopo l’acquisto. Sul punto è da dire che il venditore è sempre tenuto a garantire che la cosa venduta sia immune da vizi che la rendano inidonea all’utilizzo cui essa è destinata ovvero ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore [1]. Ed infatti, la garanzia del venditore per i vizi occulti della cosa è effetto naturale della vendita stessa e sussiste anche in mancanza di una espressa garanzia che la cosa sia esente da vizi; tale garanzia comporta a carico del venditore l’obbligo di risarcire il danno, a meno che egli non provi di avere ignorato senza colpa i vizi della cosa. Dunque, mai vendere un’auto usata “imbrogliando” sul reale anno di immatricolazione, nascondendo all’acquirente che ha avuto un incidente o presenti altri vizi occulti: si rischia di essere condannati alla restituzione del prezzo e ad un pesante risarcimento, anche se la riparazione era stata fatta a regola d’arte.

Auto usate: informazione sul reale anno di immatricolazione

In caso di vendita di un’auto usata con l’inganno sull’anno di immatricolazione scatta la restituzione della differenza di prezzo. Vediamo perché.

In materia contrattuale, durante la fase delle trattative, è necessario comportarsi secondo buona fede e correttezza e  rendere edotta la controparte di tutte le informazioni in proprio possesso, senza occultare o alterare fatti la cui conoscenza sia indispensabile per la corretta formazione della volontà contrattuale. Ciò posto, in caso di riscontrato inganno nella formazione del consenso, la parte che ha violato l’obbligo di buona fede è tenuta a risarcire il danno commisurato al maggior aggravio economico prodotto. Questo è quanto si desume da una recente sentenza del Tribunale di Pordenone [2]. In particolare, la controversia sorgeva  in seguito alla stipulazione di una compravendita di un’autovettura usata per il prezzo di 5.500 euro. Durante la fase delle trattative e al momento della conclusione del contratto, il venditore aveva dichiarato, come risultante dalla relativa fattura, quale data di immatricolazione dell’autoveicolo l’anno 2003, mentre l’anno della “prima” immatricolazione dello stesso risultava essere, dalla carta di circolazione, il 2001. Scoperto l’inganno, l’acquirente citava in giudizio il venditore chiedendo un risarcimento del danno pari alla differenza tra il prezzo corrisposto e il minor valore dell’autovettura all’epoca della vendita. Ebbene, il Tribunale, una volta riscontrata la veridicità dei fatti addotti dall’acquirente, non ha potuto fare altro che dar torto al venditore.  Sul punto,  il giudice ha avuto modo di evidenziare che durante la fase delle trattative il venditore di una macchina usata non può «occultare i fatti la cui conoscenza sia indispensabile alla controparte per una corretta formazione della propria volontà contrattuale». Colui che si accinge a stipulare un contratto, cioè, deve comportarsi secondo buona fede e la violazione di tale obbligo comporta la responsabilità del danno provocato dal comportamento scorretto «commisurato al “minor vantaggio” ovvero al “maggior aggravio economico” prodotto dallo stesso». Nel caso di specie, quindi, il venditore è stato condannato a risarcire il danno subito dall’acquirente in misura pari alla differenza tra il prezzo effettivamente corrisposto al momento dell’acquisto e il valore reale dell’autovettura all’epoca della vendita, così come risultante dalle quotazioni di mercato.

Il venditore che tace sull’incidente dell’auto usata paga i danni 

Con una recente sentenza [3], la Corte di Cassazione ha avuto modo di precisare che mettere in vendita un’auto definendola “praticamente nuova”, nonostante abbia subito un incidente stradale, viola i principi di buona fede del contratto di compravendita, anche quando la vettura sia stata riparata a regola d’arte e a spese del venditore. L’omessa informativa in merito all’incidente subito dal veicolo assoggetta il venditore al risarcimento del danno, in considerazione del fatto che se l’acquirente l’avesse saputo di certo non avrebbe concluso il contratto di acquisto alle condizioni pattuite. Sulla base di questo principio, la Suprema Corte ha condannato il venditore scorretto a risarcire il danno  nei confronti dell’ignaro acquirente di un’auto usata che, “spacciata” come nuova, aveva in realtà subito un incidente.

Acquisto di auto usata: consigli per non sbagliare

Quando si decide di comprare un’auto usata, per non sbagliare, sono necessarie importanti accortezze. Per prima cosa è essenziale farsi rilasciare la certificazione dello stato d’uso dell’auto. Si tratta di una certificazione attestante che l’usato è sicuro, a cui va aggiunta la dichiarazione del numero effettivo di chilometri percorsi, lo stato di auto non incidentata e le condizioni generali degli apparati. Nel caso in cui il veicolo abbia invece subìto incidenti, il rivenditore dovrà garantire che l’assetto delle ruote e lo stato della carrozzeria siano regolari e che il motore sia quello originale. Se il concessionario si rifiuta di fornire tutte queste informazioni significa che non conosce l’auto, non ha eseguito i dovuti controlli oppure, nella peggiore delle ipotesi, sta tentando di gabbare l’acquirente.

Attenzione: i chilometri percorsi sono spesso l’ago della bilancia della trattativa: potrebbe capitare di incontrare rivenditori o privati piuttosto smaliziati, che mettono mano al contachilometri. 

Manomissione del contachilometri: che rischia il venditore?

La manomissione del contachilometri dell’automobile usata, rappresenta un raggiro che determina un vizio della volontà contrattuale dell’acquirente che può portare anche all’annullamento del contratto, oltre al risarcimento del danno patito [4]. Peraltro una tale condotta da parte del venditore può esporlo anche a conseguenze di carattere penale, atteso che vendere una autovettura omettendo di riferire in merito al reale chilometraggio integra il reato di truffa [5].


note

[1] Art. 1490 Cod. Civ.

[2] Trib. Pordenone, sent. n. 572 del 25.07.2017.

[3] Cass., sent. n. 16886 del 07.07.2017.

[4] Cfr. Cass. n. 1480/2012.

[5] Cass. n. 32645/2014; Cass. n. 38085/2013.

Autore Immagine: Pixabay.com


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